Sempre più persone sono solite pagare con carta e non tutti sanno che questa pratica adottata dagli esercenti è illegale.
Se un tempo la maggior parte delle persone era solita pagare in contanti quando si recava al ristorante, al bar o in farmacia, oggi le abitudini dei cittadini stanno cambiando rapidamente. Il numero dei pagamenti digitali aumenta di anno in anno. Nel primo semestre del 2025, in Italia si è registrata una crescita strutturale di circa il 6%, con oltre 236 miliardi di euro di transato. Un dato che conferma come le transazioni elettroniche siano ormai entrate stabilmente nelle abitudini quotidiane.
La maggior parte di questi pagamenti avviene in modalità contactless, cioè senza inserire fisicamente la carta nel lettore POS ma semplicemente appoggiandola al dispositivo per completare l’operazione in modo più rapido. Allo stesso tempo si registra un calo dei pagamenti in contanti e dei prelievi agli sportelli automatici, segno evidente di un cambiamento culturale ormai consolidato.
Quando ci si reca in un esercizio commerciale e si decide di pagare con carta di debito, credito o smartphone, è bene sapere che esistono comportamenti che alcuni esercenti adottano ma che in realtà sono illegali. Vediamo quali.
Pagamenti digitali, questi due comportamenti sono illegali
Può capitare, ad esempio, di trovare un cartello che indica la mancata accettazione dei pagamenti elettronici sotto una certa soglia minima. Molto spesso alcuni negozianti si rifiutano di accettare pagamenti con carta per importi di pochi euro. Ebbene, questo comportamento non è consentito dalla legge. Il Decreto Legge n. 36 del 30 aprile 2022 obbliga tutti i commercianti, artigiani e professionisti a dotarsi di POS funzionante e ad accettare pagamenti elettronici per qualsiasi importo, senza limiti minimi.
Il rifiuto è ammesso solo in caso di oggettiva impossibilità tecnica, ad esempio quando il POS non funziona per un guasto o per assenza di connessione o di energia elettrica. Tuttavia, l’esercente non può utilizzare il malfunzionamento come scusa sistematica. In caso di rifiuto ingiustificato, il cliente può segnalare l’accaduto alla Guardia di Finanza o all’Agenzia delle Entrate. La sanzione prevista è di 30 euro, aumentata del 4% dell’importo della transazione rifiutata.
Un’altra pratica vietata riguarda l’applicazione di commissioni aggiuntive sui pagamenti con carta. Alcuni esercenti, infatti, tentano di addebitare un costo extra al cliente in caso di pagamento elettronico. Anche questa condotta è illegale: nessun commerciante può applicare sovrapprezzi per l’uso della carta. Il cliente che subisce un addebito non dovuto ha il diritto di segnalare l’irregolarità alle autorità competenti, che potranno effettuare verifiche e applicare eventuali sanzioni.
È vero che i pagamenti con carta comportano un costo per i commercianti, i professionisti e gli artigiani, ma si tratta generalmente di una commissione contenuta. In molti casi, la percentuale applicata si aggira intorno allo 0,2% dell’importo della transazione. Parliamo quindi di somme modeste, che difficilmente possono giustificare un rifiuto o l’applicazione di costi aggiuntivi al cliente.
La diffusione dei pagamenti digitali rappresenta ormai una realtà consolidata e garantisce maggiore tracciabilità, sicurezza e comodità. Conoscere i propri diritti è fondamentale per evitare abusi e contribuire a un sistema più trasparente.
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