OVS non acquisisce più Kasanova. Salta il salvataggio, cosa succede ora?

Giorgia Paccione

05/02/2026

Il gruppo dell’abbigliamento rinuncia all’acquisizione della catena per la casa. L’operazione sfuma e genera preoccupazione sul futuro di Kasanova, ma OVS chiude il 2025 con conti solidi.

OVS non acquisisce più Kasanova. Salta il salvataggio, cosa succede ora?

Il salvataggio di Kasanova da parte di OVS non si farà. Il consiglio di amministrazione del gruppo veneto ha deciso di lasciar decadere l’offerta vincolante per l’acquisizione del 100% della catena specializzata in prodotti per la casa, arrivata a scadenza il 4 febbraio senza che si verificassero le condizioni necessarie per il closing.

Una decisione che mette fine, almeno per ora, a un’operazione molto attesa e che apre interrogativi sul futuro di Kasanova, mentre OVS archivia il dossier in un momento di forte crescita economica e finanziaria.

La rinuncia non è legata a criticità interne al gruppo guidato da Stefano Beraldo, ma al mancato completamento del percorso richiesto a Kasanova. L’offerta, presentata lo scorso novembre, era infatti subordinata a una serie di passaggi chiave, tra cui il raggiungimento di accordi con i creditori finanziari, il buon esito della procedura di composizione negoziata della crisi, l’azzeramento del capitale per perdite e il successivo aumento di capitale riservato a OVS. Presupposti che, nonostante una proroga concessa a gennaio, non si sono concretizzati nei tempi previsti.

Perché l’operazione Kasanova è saltata

Il nodo principale si è rivelato il confronto con il sistema bancario. Come comunicato dal gruppo, la procedura istruttoria e deliberativa degli istituti di credito ha richiesto tempistiche più lunghe del previsto, impedendo di soddisfare una delle condizioni sospensive fondamentali. Alla scadenza dell’offerta, OVS ha quindi deciso di non rinnovarla, facendo decadere formalmente l’operazione.

La scelta arriva in un contesto delicato per Kasanova, che negli ultimi mesi ha avviato un piano di ristrutturazione con la chiusura di diversi punti vendita e un ridimensionamento della rete. Le organizzazioni sindacali hanno espresso forte preoccupazione per l’impatto occupazionale e hanno chiesto l’apertura urgente di un tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il futuro della catena, che conta circa 700 punti vendita tra negozi diretti, franchising e corner, resta dunque incerto.

I conti OVS restano solidi: crescita e cassa in aumento

Lo stop all’acquisizione arriva però mentre OVS chiude l’esercizio 2025 con risultati definiti “eccellenti” dal management. Il fatturato ha raggiunto 1,74 miliardi di euro, in crescita del 7%. A parità di perimetro, l’incremento è stato di circa il 3%, un dato significativo in un mercato dei consumi ancora debole.

Ancora più marcata la crescita della redditività. L’Ebitda è stimato tra 216 e 218 milioni di euro, con un aumento di circa l’11%, sostenuto dal miglioramento del margine commerciale e da una gestione attenta dei costi, nonostante le pressioni inflattive. La generazione di cassa supera gli 80 milioni di euro, oltre il 20% in più rispetto al 2024, confermando la solidità finanziaria del gruppo.

Le nuove strategie di OVS per il 2026

Determinante il contributo di Goldenpoint, che nei sette mesi di consolidamento ha registrato una crescita delle vendite di circa il 10% rispetto al periodo comparabile. Il marchio rappresenta ormai circa il 10% dei ricavi complessivi e si conferma una leva strategica, insieme allo sviluppo del beauty e all’abbigliamento donna, segmento che nel 2025 ha performato meglio delle linee uomo e kids.

Sul fronte internazionale, OVS guarda avanti. A ottobre è stato aperto il primo negozio diretto in India, all’interno di un centro commerciale di Nuova Delhi. A quasi quattro mesi dall’apertura, i risultati sono stati giudicati molto positivi, comparabili con quelli dei migliori mall italiani. Un segnale incoraggiante per l’espansione del brand fuori dall’Europa.

Per il 2026, il gruppo punta su innovazione, qualità del prodotto e rafforzamento dei marchi, beneficiando anche di un contesto valutario favorevole grazie alla debolezza del dollaro, che riduce i costi di approvvigionamento. Le acquisizioni restano un’opzione sul tavolo, ma solo se coerenti e sostenibili. Kasanova, per ora, resta fuori dai piani.

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