L’andamento del petrolio sta calamitando nuovamente l’attenzione dei grandi investitori mondiali, ma soprattutto dei policy makers impegnati a far quadrare la crescita economica nel medio-lungo periodo. L’aumento del prezzo del greggio è una mina vagante nel contesto macroeconomico mondiale, considerando che lo stazionamento oltre i 100$ al barile per un lungo periodo di tempo rischia di erodere la già poco esaltante crescita globale. I prezzi del petrolio hanno accelerato al rialzo nell’ultimo mese con il peggioramento della crisi politica nell’area del Maghreb e lo scoppio della guerra in Libia. Inoltre, la debolezza del dollaro americano ha facilitato l’ascesa delle quotazioni. Il petrolio Wti quotato a New York ha raggiunto un picco in area 107$ il 7 marzo scorso, poi ha subito una forte discesa fino in area 96$ e di nuovo ha ripreso la spinta rialzista fino a tornare poco sotto i top di periodo. Nel breve un breakout deciso di 107$ dovrebbe far schizzare i prezzi fino a 110$ prima e 115$ poi. Soltanto una ripida discesa sotto il supporto di 104,5$ provocherebbe un momentaneo deterioramento del quadro tecnico nel breve termine con probabile ritorno in area 100$ al barile. Occhio anche al Brent del Mare del Nord che ora quota in area 115$. L’eventuale rottura di 118$ dovrebbe spingere i prezzi in area 125$ prima e 130$, sempre più vicini ai top storici toccati nel luglio 2008 in area 147$ al barile.
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