Allarme Omicron: ci si può ammalare più volte di Covid. Ecco chi rischia di più la reinfezione

Emiliana Costa

21 Marzo 2022 - 10:50

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In Italia i contagi continuano a salire, spinti anche dalla nuova sottovariante Omicron 2. Gli esperti lanciano l’allarme: «Ci si può ammalare più volte». Ecco chi rischia di più la reinfezione.

Allarme Omicron: ci si può ammalare più volte di Covid. Ecco chi rischia di più la reinfezione

È possibile prendere due o più volte il Covid? A livello statistico le reinfezioni di Covid-19 sono monitorate dall’Istituto Superiore di Sanità: si considera reinfezione ogni persona tornata positiva a 90 giorni dalla prima diagnosi.

Secondo l’ultimo bollettino dell’Iss, dal 24 agosto 2021 al 16 marzo 2022 i casi di reinfezione sono stati 264.634. Pari al 3% del totale. Negli ultimi 7 giorni la percentuale dei contagi bis è stata pari al 3,2. Prima di Omicron i casi di reinfezione erano intorno all’1%.

Da dicembre, mese in cui la variante sudafricana ha fatto la comparsa in Italia, la percentuale è salita al 3%. Ma chi è più a rischio ri-contagio? Entriamo nel dettaglio.

Perché è possibile prendere due volte il Covid

Prendere due o più volte il Covid è raro ma possibile e sono diverse le variabili da tenere in considerazione. La prima è sicuramente l’elevata contagiosità di Omicron che ha fatto crescere la percentuale di reinfezioni. Ma ci sono anche altri elementi che possono influire. Come riporta il Corriere della Sera, gli altri fattori da considerare sono:

  • il vaccino fatto
  • il tipo di booster
  • la variante con cui ci si è infettati la prima volta
  • la reazione dell’organismo del soggetto positivo
  • la presenza di eventuali altre patologie

La prima variabile da tenere in considerazione è dunque la contagiosità. Contagiosità che con Omicron 2 è cresciuta in maniera importante: la sottovariante ha un valore R0 tra il 15 e il 18, superiore a quello del morbillo.

«Ciascuna variante - ha spiegato al Corriere della Sera Mario Clerici, immunologo dell’Università Statale di Milano -. Il punto è che ciascuna variante cerca di eludere gli anticorpi e molti si stanno contagiando con Omicron pur essendo vaccinati, perché tutti i vaccini in uso si basano sul virus di Wuhan che circolava due anni fa in Cina».

Gli anticorpi di una variante possono infatti non riconoscere lignaggi diversi. Chi ha contratto il Covid con Delta, oppure nella prima ondata, se non vaccinato si troverebbe «sguarnito». Ma anche nei vaccinati la protezione cala con il passare del tempo.

Non è tutto. Le reinfezioni di Omicron potrebbero indurre una risposta anticorpale minore di un decimo rispetto a Delta e minore di un terzo di quanto faccia un booster. Secondo i ricercatori, questo significa «una protezione ridotta contro la reinfezione o l’infezione da varianti future».

In sostanza, chi si infetta con Omicron sarebbe meno protetto dai contagi futuri. «Predire da questi dati che Omicron conferisca una protezione minore nei confronti di eventuali varianti e infezioni è difficile - ha precisato comunque Clerici -. È impossibile dire come saranno le prossime varianti e sono numeri che derivano da studi in vitro poco applicabili alla realtà».

Un’altra variabile che può incidere sulle reinfezioni è il fatto che il virus continua a mutare. Da qualche settimana in Italia si sta diffondendo Omicron 2 (presente al 44%), sottovariante in rapida crescita in tutto il mondo.

Chi è più a rischio reinfezione?

Secondo uno studio internazionale coordinato dall’Istituto Humanitas e dall’Ospedale San Raffaele di Milano, esiste un meccanismo di resistenza alla malattia che contribuisce a spiegare perché alcuni soggetti sono meno a rischio infezione. E di conseguenza c’è anche chi è più esposto. «La potenza della risposta immune - spiega Clerici - è su base genetica e ovviamente ciascuno di noi ha un background genetico che è differente. Questa suscettibilità, anche se non si può generalizzare del tutto, di solito vale per tutti i virus».

Ci sono pazienti che non rispondono bene ai vaccini e producono pochi anticorpi. I cosiddetti fragili per i quali si sta pensando alla quarta dose. «Ovviamente - conclude Clerici - un paziente immunosoppresso non risponderà molto bene e sarà più suscettibile, ma cento pazienti risponderanno in cento modi diversi al vaccino e ai virus».

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