«Ogni volta che rifiuti una chiamata, confermi che il tuo numero è attivo». L’avvertimento dell’esperta in AI

Alessandro Nuzzo

12 Gennaio 2026 - 21:34

Secondo una professoressa esperta di intelligenza artificiale, interagire con le chiamate spam non è mai una buona idea: ecco perché.

«Ogni volta che rifiuti una chiamata, confermi che il tuo numero è attivo». L’avvertimento dell’esperta in AI

Le chiamate spam sono qualcosa di davvero fastidioso e irritante. Ogni giorno milioni di persone vengono tempestati da decine di telefonate provenienti da numeri sconosciuti, spesso stranieri, dietro ai quali molto frequentemente si nasconde un messaggio preregistrato. Dall’altra parte della cornetta vengono proposti i più disparati servizi: dal risparmio in bolletta ai depuratori d’acqua, fino a presunti investimenti in grandi aziende. Nella maggior parte dei casi si tratta di tentativi di truffa messi in atto da gruppi molto esperti e organizzati, che fanno di questa attività un vero e proprio lavoro.

Oggi, per fortuna, esistono diversi strumenti per difendersi, come servizi disponibili tramite app o funzioni integrate direttamente nei sistemi operativi degli smartphone, in grado di filtrare automaticamente le chiamate spam e impedirne l’arrivo all’utente finale. Tuttavia, ci sono alcune abitudini comuni che finiscono per peggiorare la situazione. A parlarne è stata Nona, una professoressa di intelligenza artificiale, che sul suo profilo ufficiale su X ha pubblicato un post mettendo in guardia gli utenti da un comportamento apparentemente innocuo, ma che può innescare un circolo vizioso.

Ecco cosa non bisogna fare quando si riceve una chiamata spam

L’abitudine in questione è quella di rifiutare immediatamente una chiamata quando ci si accorge che si tratta di spam. Secondo Nona, compiendo questa azione si conferma involontariamente allo spammer che il numero è attivo e presidiato. In questo modo, chi chiama sa che vale la pena riprovare. Da quel momento, infatti, le chiamate dallo stesso numero o da altri numeri simili tendono a moltiplicarsi. Per chi gestisce queste operazioni, sapere che dall’altra parte c’è qualcuno pronto a interagire è un’informazione molto preziosa.

Nel mondo dei call center, infatti, ogni tentativo di contatto lascia una traccia. I sistemi professionali utilizzati da queste strutture sono in grado di registrare ogni tipo di risposta: se il telefono squilla a vuoto, se la linea è occupata, se la chiamata viene rifiutata subito, se qualcuno risponde o se avviene un’interazione, come la pressione di un tasto numerico o l’interruzione dopo pochi secondi. Ogni reazione fornisce dati utili, che possono essere sfruttati successivamente per affinare le strategie di contatto. Per questo motivo, meno si interagisce con una chiamata sospetta, meno informazioni si forniscono e minori sono le probabilità di essere richiamati in modo insistente nei giorni successivi.

Ma come difendersi, quindi, nel concreto? Il consiglio di Nona è semplice: non interagire. Quando si riceve una chiamata sospetta, è meglio lasciare che squilli senza rispondere e senza rifiutarla manualmente. Un’altra buona pratica è attivare i filtri di sicurezza già presenti su molti smartphone o installare app, gratuite o a pagamento, progettate per bloccare le chiamate indesiderate. In questo modo si riduce drasticamente il rischio di finire nei database dei call center più aggressivi e di diventare bersaglio di telefonate continue. Adottare queste semplici precauzioni permette non solo di proteggere la propria tranquillità quotidiana, ma anche di limitare la diffusione di pratiche scorrette che sfruttano la disattenzione degli utenti meno informati.

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