Sempre più aziende stanno trasferendo le loro attività principali – e talvolta anche gli investimenti - dalla Cina al Sud-est asiatico. Il motivo è presto detto: diversificare la produzione e allontanarla da Pechino a causa delle crescenti tensioni tra gli Usa e il gigante asiatico.
Questo fenomeno economico è stato soprannominato dagli analisti “China Plus One” e indica una strategia che mira a ridurre i rischi associati alla totale dipendenza dal mercato o dalla catena di fornitura cinese. In che modo si attua? Diversificando, appunto, le operazioni di produzione in più Paesi ed espandendosi oltre la Muraglia. Pur, attenzione bene, mantenendo una presenza all’ombra della Città Proibita.
Tutto questo ha stimolato maggiori investimenti di aziende e imprese nel blocco Asean. Giusto per fare un esempio, gli investimenti diretti esteri (IDE) nelle economie di Indonesia, Malesia, Filippine, Tailandia, Singapore e Vietnam sono saliti a 236 miliardi di dollari nel 2023 rispetto a una media annua di 190 miliardi di dollari tra il 2020 e il 2022.
Gli afflussi, ha spiegato CNBC, provenivano principalmente da Stati Uniti, Giappone, Unione Europea, Cina continentale e Hong Kong. “La regione ASEAN-6 ha beneficiato di una diversificazione della catena di approvvigionamento globale e regionale, nonché dell’adozione delle strategie Cina Plus One”, hanno affermato gli economisti dell’OCBC.
La calamita del Sud-est asiatico
Altri esempi più concreti? Il Vietnam è diventato un luogo di produzione chiave per Apple, visto che il colosso tecnologico statunitense cerca di diversificare l’assemblaggio dei suoi prodotti lontano dalla Cina. “La vicinanza del Vietnam alla Cina ha reso da tempo lo Stato vietnamita una destinazione preferita per le catene di approvvigionamento dei processi offshore che potrebbero ridurre drasticamente i costi di produzione”, ha evidenziato Yinglan Tan, socio fondatore e amministratore di Insignia Ventures Partners.
Negli ultimi anni, la Malesia ha visto aziende di semiconduttori tra cui Intel, GlobalFoundries e Infineon avviare o espandere le proprie attività nel proprio territorio, principalmente a causa delle tensioni tra Stati Uniti e Cina. Kuala Lumpur ha così visto rinascere il suo settore dei semiconduttori.
Dal canto suo, l’Indonesia possiede vaste risorse di rame, nichel, cobalto e bauxite, tutti materiali fondamentali per la produzione di batterie per veicoli elettrici (EV). Il governo indonesiano ha iniziato ad attrarre le aziende di EV con incentivi allettanti. Questo mese il ministero dell’Industria ha chiuso un accordo con quattro società cinesi: Neta, Wuling, Chery e Sokon. In arrivo, forse, anche BYD.
Lontani dalla tempesta
Business Times ha scritto che gli amministratori delegati di Apple, Microsoft e Nvidia sono alcuni tra i leader del settore tecnologico che hanno attraversato la regione negli ultimi mesi, impegnando miliardi di dollari in investimenti e tenendo colloqui con i capi di stato, dall’Indonesia alla Malesia.
Non solo: Amazon ha recentemente preso possesso di una gigantesca sala conferenze nel centro di Singapore per presentare un piano di investimenti da 9 miliardi di dollari.
Dopo decenni trascorsi in secondo piano rispetto a Cina e Giappone, la regione di circa 675 milioni di abitanti sta adesso attirando più investimenti tecnologici che mai. Solo per i data center, le più grandi aziende del mondo sono destinate a spendere fino a 60 miliardi di dollari nei prossimi anni mentre le giovani popolazioni del Sud-est asiatico abbracciano lo streaming video, lo shopping online e l’intelligenza artificiale.
La crescente forza lavoro locale la sta inoltre rendendo l’intera area una valida alternativa alla Cina come centro di talenti per supportare le operazioni globali delle aziende. La regione è poi diventata una base attraente per quasi ogni settore strategico: dalla produzione e data center alla ricerca e alla progettazione.
Secondo le stime del governo di Singapore, entro il 2030 circa il 65% del Sud-est asiatico apparterrà alla classe media, con un potere d’acquisto in aumento. Ciò consentirà al mercato regionale dei servizi basati su Internet di raddoppiare, portandolo a 600 miliardi di dollari, secondo le stime di Google, Temasek Holdings e Bain & Co.