Obbligo di ristrutturazione per queste case, arriva la direttiva europea: ecco cosa bisognerà fare

Giorgia Bonamoneta

10 Gennaio 2023 - 23:14

L’Italia dovrà rinnovare i propri edifici pubblici e privati. Questo il contenuto del testo sulle prestazioni energetiche. Ecco cosa c’è da sapere.

Obbligo di ristrutturazione per queste case, arriva la direttiva europea: ecco cosa bisognerà fare

Dall’Europa arriva la stretta sulle emissioni delle case italiane. Il testo della direttiva europea per l’efficientamento energetico degli edifici dovrebbe ricevere il via libera il 24 gennaio e con questo si impone l’obbligo di ristrutturazione per alcuni edifici. Verso marzo il testo dovrebbe aver preso forma in maniera ufficiale, intanto la lettura della bozza di testo prevede che entro il 2030 tutti gli immobili residenziali e non devono raggiungere la classe energetica E.

È una corsa contro il tempo considerando che circa il 60% di edifici italiani ha classe energetica F o addirittura G. Ma il testo non si ferma qui e procede anno dopo anno a un efficientamento energetico che nel lungo periodo, intorno al 2040-2050 dovrebbe portare gli edifici a emissioni zero.

L’obiettivo europeo è quello di ridurre l’inquinamento legato agli immobili. Nel pacchetto Fit to 55% si cita l’evidenza per cui gli edifici sono responsabili di oltre 1/3 delle emissioni a effetto serra dell’Unione Europea. Per questo l’obbligo di ristrutturazione spinge l’Europa verso un edilizia green. Il meno di 10 anni l’Italia deve raggiungere l’obiettivo, ma nella penisola sono molte le case vecchie il cui costo di ristrutturazione ed efficientamento energetico è piuttosto alto. Senza le agevolazioni il costo su chi cade?

Direttiva europea sull’edilizia green: l’obbligo di ristrutturazione

La Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia (questo il nome ufficiale) ha scatenato fin da subito polemiche, già quando nel 2021 era stata proposta. Oggi torna con un testo ancora lontano dal via libera e che prevede qualche altro aggiustamento lungo il percorso. Forse a marzo arriverà il testo definitivo che a tappe spingerà l’ammodernamento dell’edilizia europea. Si sta parlando di un obbligo di ristrutturazione, senza sanzioni al momento, per migliorare l’efficientamento energetico.

Se oggi ci appare un testo dagli obiettivi impossibili, è bene sapere che questo è in realtà un testo lavorato e ampiamente annacquato dai governi come Italia e Polonia affinché si riducessero le aspettative. Nessuna multa o divieto alla messa in vendita o in affitto di abitazioni con classe energetica inferiore a quella richiesta dall’Unione Europea. La Commissione infatti ha fissato degli obiettivi di rinnovamento cadenzati nel tempo a senza limitazioni.

Cosa propone la Commissione europea sulla ristrutturazione edilizia?

La proposta è questa: almeno il 15% del patrimonio edilizio deve essere portato da una classe G a una classe F entro il 1° gennaio 2027 per gli edifici non residenziali ed entro il 1° gennaio 2030 per gli edifici residenziali. Non ci sono sanzioni e non ci sono limiti a bonus o superbonus come quello italiano per raggiungere tale scopo. La modalità deve essere trovata dal Paese che risponderà alle esigenze del proprio territorio.

È previsto però che ogni Stato possa fissare una propria direzione in linea con l’obiettivo di zero dimissioni entro il 2050. Le tempistiche possono essere modulate in base alle necessità e anche agli impegni che i governi vogliono prendere con l’obiettivo ecologico e sostenibile. Quella dell’Unione Europea è una spinta gentile per ricordare che una buona parte delle emissioni in Europa è prodotta proprio dall’edifici con una classe energetica bassa.

Il primo passo sarà la scelta del 15% degli edifici non residenziali da ristrutturare entro la data proposta, lo stesso procedimento che sarà poi applicato nella seconda soglia per l’ulteriore ammodernamento che renderà più efficienti entro il 2034 almeno il 25% dell’edifici.

Cosa cambia per gli edifici con l’obbligo di ristrutturazione: edifici pubblici, privati e gli altri

Su un punto sono tutti d’accordo: procedere verso le emissioni zero. Per gli edifici pubblici di nuova costruzione, a partire dal 2028, sarà obbligatoria una pianificazione a emissioni zero. Mentre per gli edifici privati l’obbligo scatterà nel 2030. Rimangono fuori dagli obblighi di ristrutturazione, almeno al momento, gli edifici di culto, gli edifici storici e altre tipologie di fabbricati.

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