Il ritorno dell’inflazione globalmente se da un lato non è stato accolto, almeno inizialmente, in modo favorevole dai mercati, dall’altro ha creato delle finestre di opportunità che non si vedevano da diversi anni. Il 2022 è stato un anno in cui gli investitori hanno prezzato l’aumento dei prezzi al consumo e la conseguente uscita (forse) definitiva dalla politica monetaria ultra-espansiva delle maggiori banche centrali. Fino a pochi anni fa, infatti, era difficile estrarre rendimento dalle obbligazioni dato che molte curve presentavano su scadenze anche lunghe rendimenti negativi (un esempio: la curva obbligazionaria tedesca).
Per cercare di stimolare l’inflazione sopita dopo lo scoppio della Grande Crisi Finanziaria del 2008 e per sostenere i mercati finanziari a margine della crisi, le banche centrali hanno dovuto implementare misure non convenzionali di supporto monetario che hanno distorto poi la struttura dei mercati stessi.
L’ingente liquidità immessa a tassi vicini allo zero, e addirittura negativi in alcuni casi, si è riversata inevitabilmente sui mercati finanziari andando ad aumentare il valore degli asset rischiosi (come le azioni) e azzerando i rendimenti nominali delle obbligazioni.
Poco prima dell’inizio della pandemia era praticamente impossibile riuscire ad estrarre un rendimento sulle obbligazioni se non assumendosi un rischio di Duration o emittente (quelli di bassa qualità offrivano rendimenti positivi che pero’ non compensavano per il rischio intrinseco).
Ecco quindi che, quando le banche centrali si sono trovate forzatamente ad alzare i tassi di interesse e a ridurre i loro bilanci per fronteggiare l’inflazione, inizialmente interpretata come “transitoria”, è occorso un repricing sul mercato dei bond che non si vedeva da diverso tempo.
Oggi addirittura si riescono a trovare rendimenti reali positivi (cioè quelli al netto dell’inflazione), cosa che fino a poco tempo fa era impensabile di poter anche solo cercare.
Attualmente le migliori opportunità sul mercato obbligazionario si trovano sulla parte corta della curva che è sensibile alle variazioni dei tassi di interesse (per chi compra con un’ottica di “buy and hold”). Un Buono Ordinario del Tesoro con scadenza a 1 anno, ad esempio, offre un rendimento nominale del 3.88%. Una bella differenza rispetto al 2020 ove lo stesso titolo con pari scadenza offriva uno yield negativo.
Questo discorso vale praticamente per tutti i Paesi occidentali ove le curve obbligazionarie sono tendenzialmente invertite per via dell’ipotesi dei mercati sull’arrivo di una recessione (discorso uguale anche per gli Stati Uniti). Le maggiori opportunità si trovano sul segmento Investment Grade, meno invece sull’obbligazionario ad Alto Rendimento ove gli spread non sembrano prezzare la potenziale recessione in arrivo.
Se si segue l’ipotesi del mercato che si è vicini alla fine del rialzo dei tassi e si vuole assumere un atteggiamento più speculativo, le parti più lunghe delle curve obbligazionarie hanno un appeal particolarmente attraente. Per fare un esempio, si ipotizzi di acquistare oggi un Bund tedesco a 10 anni di scadenza che rende circa il 2.58% (pari a un prezzo di 100.074) ipotizzando al contempo che la BCE taglierà i tassi di interesse da qui a un paio d’anni mantenendo nel frattempo quelli attuali.
L’Eurotower dunque decide di tagliare i tassi mentre l’outlook economico si deteriora, la curva inizia quindi uno shift al ribasso per cui il Bund a 10 anni arriva a rendere l’1.58% corrispondente a un prezzo di 109.4. Questo significa una rivalutazione del 10% del bond acquistato.
Questa strategia speculativa è oggi più realizzabile rispetto al passato ove le politiche monetarie erano talmente espansive e i rendimenti talmente contratti che il rischio di downside non dava modo, se non per brevi finestre temporali, di assumere posizioni di questo tipo.
Per concludere, il rialzo dei tassi rappresenta una grande opportunità per il mercato obbligazionario che finalmente è tornato a elargire rendimenti e ad offrire finestre speculative.