Si chiamano TEA ossia “tecniche di evoluzione assistita”. Si leggono, nuovi OGM.
L’escamotage narrativo è solo una coperta corta per nascondere una vera e propria rivoluzione che avvicina il nostro Paese alla coltivazione di organismi geneticamente modificati.
L’emendamento al Decreto Siccità
Un emendamento di due pagine al Decreto Siccità, approvato con voto unanime dalle Commissioni Agricoltura e Ambiente del Senato, ha aperto ufficialmente alla sperimentazione in campo aperto dei nuovi OGM. Un inedito per il nostro Paese, che da più di vent’anni ha sempre aderito strettamente al principio di precauzione, vietando sul proprio territorio coltivazione e sperimentazione di organismi geneticamente modificati.
Cosa sono le TEA
Ma guai a chiamarli con il loro nome. Per evitare che il pubblico annusasse cosa nasconde l’emendamento, ecco escogitare un espediente retorico. Anche questa volta, Orwell ci ha messo lo zampino, affondando le mani nella neolingua per offuscare la realtà: TEA invece di nuovi OGM.
Parlando di TEA ci si riferisce a quelle tecniche di biologia sviluppate negli ultimi dieci anni che consentono di correggere il DNA delle piante e di selezionare caratteri specifici utili per l’agricoltura che difficilmente sarebbero ottenibili con altri metodi. Le TEA consistono pertanto nell’editing del genoma delle specie bersaglio, per modificare geni di interesse e introdurre tratti interessanti, attraverso le “forbici molecolari” della Crispr.
La differenza rispetto agli OGM transgenici, spiegano i sostenitori di questa tecnologia, è che le piante ottenute con le TEA non contengono DNA di altri organismi: il patrimonio genetico utilizzato è unicamente quello delle piante stesse.
Pro e contro
Di diversa posizione, come vedremo, coloro che osteggiano questo genere di tecnologia e che criticano l’attuale scelta del governo. Il termine TEA, secondo costoro, serve a nascondere che per la prima volta nel nostro Paese, la politica, e le associazioni degli agricoltori nella loro interezza hanno deciso che piante con il genoma modificato, destinate al consumo nostro o a quello dei nostri animali, possono essere almeno studiate in campo.
Negli ultimi anni, c’è stato un allineamento fra organizzazioni agricole influenti come Coldiretti, fino al 2020 fermamente contraria alle NGT, nuove tecniche di manipolazione del genoma (New Genomic Techniques), il Ministero dell’Agricoltura (oggi della Sovranità alimentare) e i rappresentanti dell’industria sementiera. Un allineamento che trova corrispondenza in UE, dove è in corso una discussione sulla possibilità di deregolamentare le Tecniche di Evoluzione Assistita nei prossimi mesi.
Tuttavia, per il momento, una sentenza della Corte di Giustizia dell’UE del 2018 include i prodotti delle TEA tra gli OGM. Pertanto questi devono sottostare a valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura nel rispetto del principio di precauzione.
La direzione, contraria al passato, è che presto queste garanzie potrebbero saltare, e l’Italia è tra i Paesi capofila di questa nuova tendenza.
Ambientalisti e contadini contro i nuovi OGM
Come anticipato, le TEA vengono sostenute in quanto, per i promotori, rappresentano un’opportunità di accelerare l’adattamento delle colture al cambiamento climatico.
il Decreto Siccità è stato così utilizzato come prestesto per introdurre la sperimentazione in pieno campo. Un metodo, quello dell’emendamento, giudicato però poco ortodosso dalle associazioni contadine, ambientaliste e a difesa dei consumatori riunite nella Coalizione Italia Libera da OGM che parlano addirittura di un “colpo di mano”.
In una dura nota queste associazioni attaccano la scelta del governo, bollandola come “inaccettabile”: «Chiediamo lo stralcio dell’emendamento approvato dalle Commissioni dal testo finale, per un vero rispetto del principio di precauzione, dei diritti degli agricoltori e della sicurezza alimentare dei consumatori». Le associazioni sono preoccupate per la biocontaminazione che i nuovi OGM potrebbero causare negli altri campi, specialmente per il settore del biologico. Un altro punto che viene criticato è che gli organismi brevettati come i prodotti NGT potrebbero accentrare ulteriormente il potere di mercato nelle mani di poche imprese multinazionali.
Per le Associazioni della Coalizione Italia libera da OGM, il voto di questo emendamento è un vero autogol e «mette in evidenza un ‘pensiero unico’ autolesionista dei nostri decisori politici su cosa dovrebbe essere la transizione ecologica dei sistemi agroalimentari, dimenticando le potenzialità ed opportunità offerte dall’agroecologia, che ha il ‘difetto’ di non garantire la concentrazione dei profitti nelle mani di pochi soggetti e di offrire agli agricoltori soluzioni economiche efficaci – spiegano le associazioni – Con questo voto l’Italia fa un passo verso l’abbandono della sua ventennale linea rigorosamente contraria agli OGM, aprendo ad una sperimentazione in campo che rappresenta la premessa per portare sulle tavole degli italiani cibo geneticamente modificato».