Nuovi guai per Putin: è stato di emergenza nell’Artico

Putin ha dichiarato lo stato di emergenza nell’Artico in seguito a una fuoriuscita di gasolio: è disastro ambientale. Una nuova tegola per il presidente russo, già alle prese con emergenza coronavirus e crisi economica

Vladimir Putin è corso ai ripari anche nella regione dell’Artico: il presidente ha dichiarato lo stato di emergenza a causa di un incidente, che è già un vero disastro ambientale.

Un serbatoio con 20.000 tonnellate di carburante avrebbe avuto problemi di pressione, causando la fuoriuscita del diesel, con evidenti conseguenze per i fiumi e l’ambiente circostante.

L’incidente è accaduto presso una centrale termoelettrica venerdì 29 maggio, vicino a Norilsk, una remota città nel nord della Russia a circa 180 miglia sopra il circolo polare artico.

Putin è stato costretto a dichiarare lo stato di emergenza nella zona, non senza provare una certa indignazione per il presunto tentativo di nascondere quanto successo da parte della società proprietaria degli impianti.

Disastro ambientale nell’Artico: cosa è successo

La rottura di un enorme serbatoio di carburante ha riversato 20.000 tonnellate di gasolio nei fiumi, trasformandoli in sangue rosso. Questo è quanto accaduto venerdì 29 maggio nella regione artica della Russia, in una centrale termoelettrica.

La cisterna, in una zona industriale di proprietà del gruppo minerario russo Norilsk Nikel, conteneva circa 20.000 tonnellate di combustibile diesel e lubrificanti: tutto il contenuto si è ormai espanso nell’ambiente circostante.

Nello specifico, 15.000 tonnellate si sono riversate nel fiume Ambarnaja e le restanti 6.000 si sono infiltrate nel terreno.

La causa della rottura del serbatoio del carburante è ancora oggetto di indagine. Norilsk Nikel - di cui NTEK, proprietaria dell’impianto, è sussidiaria - ha suggerito che il serbatoio potrebbe essere crollato perché il permafrost sottostante potrebbe essersi scongelato dopo un inverno eccezionalmente caldo.

La Russia ha registrato temperature record quest’anno e in alcune regioni non ci sono state nevicate. Lo scioglimento del permafrost è diventato un problema significativo nella regione.

Molti edifici a Norilsk sono costruiti senza fondamenta, direttamente sul terreno ghiacciato normalmente duro come la roccia. Ma negli ultimi anni, gli strati superiori del permafrost si sono scongelati, facendo affondare le costruzioni o facendole diventare strutturalmente non solide.

Tuttavia, non è la prima volta che i fiumi vicini alle strutture di Norilsk Nikel sono stati gravemente inquinati. Nel 2016, la società ha riconosciuto che le inondazioni in uno dei suoi impianti di metallo nei pressi della stessa area avevano causato una perdita, “colorando” il fiume di rosso vivo.

Anche con questo ultimo incidente, tutto il sistema dei corsi d’acqua della Siberia è a grave rischio per inquinamento.

Putin (irritato) dichiara stato di emergenza nell’Artico

Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato lo sversamento un’emergenza e ha criticato le autorità regionali per non aver diffuso la notizia nei tempi appropriati.

La regione di Krasnoyarsk, che comprende Norilsk, ha annunciato uno stato di emergenza locale domenica, due giorni dopo la perdita.

I proprietari dell’impianto, quindi, avrebbero nascosto l’accaduto.

Alexander Uss, governatore della regione di Krasnoyarsk, ha confermato a Putin in una videochiamata mercoledì 3 giugno di aver scoperto la gravità della situazione solo quando la gente locale ha pubblicato dei video sui social media.

Ciò ha provocato una risposta irritata del presidente russo, che non ha digerito il ritardo nell’informazione da parte di chi di competenza.

Intanto, la Procura generale della Russia ha dichiarato che è stata aperta un’indagine penale su possibili accuse di danni ambientali. Il direttore della sezione turbina della centrale è stato arrestato come sospettato.

Il versamento, comunque, rappresenta un vero disastro per l’Artico, che andrebbe risanato il prima possibile.

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