Nuovi bandi per impianti fotovoltaici. Il Demanio mette a disposizione 8 aree in 6 regioni

Emanuela Ceccarelli

19 Luglio 2026 - 12:04

L’Agenzia del Demanio ha pubblicato 6 nuovi bandi per concedere 8 aree pubbliche inutilizzate in 6 regioni italiane.

Nuovi bandi per impianti fotovoltaici. Il Demanio mette a disposizione 8 aree in 6 regioni

Trasformare vecchie caserme in disuso e terreni abbandonati in vere e proprie miniere di energia pulita. Questa è la scommessa dell’Agenzia del Demanio, che ha appena pubblicato 6 nuovi bandi di gara per concedere a privati 8 aree pubbliche inutilizzate sparse in tutta Italia.

L’obiettivo è quello di installare nuovi impianti fotovoltaici senza consumare suolo agricolo, sfruttando spazi che oggi rappresentano solo un costo per la collettività. Per le imprese del settore energetico si tratta di un’opportunità da non sottovalutare, soprattutto considerando che la vera sfida per le rinnovabili in Italia è proprio la scarsità di aree idonee che non entrino in contrasto con la tutela del paesaggio e con le attività produttive esistenti. Sfruttando questo patrimonio «dormiente», lo Stato offre una risposta concreta a un noto collo di bottiglia burocratico e operativo.

Mappa delle aree: ecco dove nasceranno i nuovi impianti solari

I sei bandi coprono complessivamente circa 50 ettari di superficie, distribuiti in sei regioni italiane. Si tratta di aree già dichiarate ufficialmente idonee per ospitare pannelli solari. I lotti in gara sono sparsi per tutta la penisola:

Lombardia: in gioco ci sono una porzione della ex caserma Serini a Montichiari (Brescia) e un terreno a Montodine (Cremona). Piemonte: fari puntati sulla ex caserma Pietro Mazza a Casale Monferrato (Alessandria). Veneto: un’area strategica nel Comune di Belluno. Abruzzo: due diversi terreni situati nel territorio di Chieti. Campania: il Fondo Peschiera a Caivano (Napoli). Sicilia: un’area industriale dismessa a Porto Empedocle (Agrigento).

Come accade per altri beni del demanio destinati a diventare strutture ricettive, la formula scelta dall’agenzia è quella della concessione o locazione di valorizzazione a lungo termine. La proprietà resta pubblica, ma la gestione passa ai privati per un tempo sufficiente a rientrare ampiamente dagli investimenti. I contratti avranno infatti una durata compresa tra un minimo di 20 e un massimo di 50 anni. Un orizzonte temporale così esteso è fondamentale per consentire agli operatori di ammortizzare i costi legati alle tecnologie solari, all’allacciamento alla rete elettrica e alle manutenzioni straordinarie nel corso dei decenni.

Chi può partecipare e perché le Comunità Energetiche (CER) hanno una marcia in più

I bandi si rivolgono principalmente alle ESCO (Energy Service Company) e ai grandi operatori delle rinnovabili, dunque a realtà capaci di farsi carico della progettazione, dell’installazione e della manutenzione dei pannelli. Tuttavia, l’Agenzia del Demanio non cerca solo di individuare il migliore offerente, ma chi sa integrare meglio il progetto con il territorio. Per questo motivo, i criteri di valutazione prevedono punteggi bonus per i progetti che:

  • propongono la nascita di una Comunità Energetica Rinnovabile (CER);
  • prevedono sistemi di autoconsumo collettivo che tagliano direttamente le bollette dei cittadini della zona;
  • coinvolgono attivamente i Comuni del territorio nella governance dell’energia prodotta.

Dunque potrà contare su una corsia preferenziale chi fa squadra con il territorio, riuscendo a trasformare l’energia prodotta in un vantaggio economico tangibile per chi abita vicino agli impianti.

Tutela del paesaggio e design: addio ai vecchi «ecomostri» solari

Quando si parla di fotovoltaico a terra nasce immediatamente il timore dell’impatto visivo dato da una distesa di pannelli a coprire l’intero spazio. Tuttavia, su questo punto il bando è molto chiaro: i progetti presentati dagli operatori dovranno includere piani dettagliati di mitigazione ambientale e paesaggistica. Questo si traduce nell’obbligo di prevedere barriere verdi e piantumazione di specie autoctone per assicurare un design che si integri con l’ambiente circostante.

La volontà è quella di dimostrare che la transizione ecologica può essere pulita in tutti i sensi, valorizzando anche l’estetica dei territori che ospitano gli impianti. Tra i criteri di selezione, inoltre, anche l’uso di materiali riciclabili avrà un peso decisivo nella valutazione finale. In questo senso, la transizione diventa un’occasione di riscatto economico e sociale per le aree meno valorizzate dell’Italia.