Arriva una proposta pionieristica sulla possibilità di portare in detrazione le spese sostenute per le vacanze. Vediamo l’ipotesi e come sarebbe strutturata.
Portare in detrazione la spesa sostenuta per le vacanze potrebbe essere un modo per incentivare tutti a compiere viaggi per migliorare la qualità della vita. Da sempre la vacanza è stata un affare del cittadino che deve sostenerne i costi e scegliere se partire o meno nei periodi di ferie. Si tratta del cosiddetto “tempo libero”, una pausa dal lavoro che, solitamente, il lavoratore gestisce in base alle disponibilità economiche.
Ma se facendo una vacanza si avesse la possibilità di portare in detrazione la spesa sostenuta ci sarebbe una sorta di compartecipazione dello Stato nella spesa. Come oggi avviene per le spese sanitarie, quelle di istruzione, quelle funebri. Anche l’esperienza del viaggio rientra nel benessere dell’individuo in alcuni casi e potrebbe essere importante per la qualità della vita e la prevenzione dello stress.
Questo è il punto di partenza da cui si è sviluppata una proposta concreta alla BIT 2026 che si è tenuta alla Fiera di Milano.
Detrazione vacanze, la proposta
Rendere fiscalmente detraibili le vacanze orientate al benessere è l’ipotesi avanzata da Domenico Pellegrino, presidente di Aidit Federturismo Confindustria il quale ha spiegato che solo dopo il Covid si è compreso chiaramente che intere fasce di popolazione, quelle meno abbienti, potevano restare escluse dal turismo di qualità.
Le vacanze di qualità restano un privilegio per pochi, desinate a un’élite, dimenticando, però, che i viaggi di un certo tipo hanno un valore importante per il benessere della persona. Una vacanza fatta bene ritempra, allontana lo stress e permette a chi le compie di tornare al lavoro dopo lo stacco con più energia, rinnovato.
Adit, tramite simulazioni e analisi di sostenibilità, ha effettuato diversi studi in proposito raggiungendo la conclusione che l’effetto psicofisico della vacanza ha un valore anche in termini socio-economici. In ambito giuridico il valore è stato già riconosciuto, visto che i tribunali, da tempo, condannano gli operatori a risarcire i danni biologici per le vacanze che vanno male.
I tribunali, per primi, hanno compreso che le vacanze hanno un impatto sul benessere, ma non sono previste agevolazioni per questo tipo di spese, nonostante l’importanza che rivestono.
La proposta di detrazione
Lo Stato oggi riconosce detrazioni fiscali per numerose tipologie di spese sanitarie tra cui si fanno rientrare anche quelle termali, la fisioterapia e le spese veterinarie. Ma le vacanze sono escluse, nonostante producano benefici importanti per la persona.
La proposta avanzata alla BIT è articolata e prevede una detrazione su un tetto di spesa massimo da introdurre in fase sperimentale per 18 mesi. I pagamenti devono essere tracciabili e la detrazione è riconosciuta solo per spese sostenute presso operatori certificati. Si tratta di una ipotesi costruita su dati reali e per la quale sono state fatte anche simulazioni di spesa per le casse dello Stato.
Pellegrino spiega che è stata simulata una platea di circa 3 milioni di contribuenti con un’operazione che avrebbe un costo complessivo di 456 milioni di euro prevedendo un beneficio fiscale medio di 99 euro a persona. L’operazione, però, avrebbe anche un risvolto della medaglia con maggior gettito d’Iva, Ires e Irap che permetterebbe di rientrare immediatamente dall’investimento.
A questo bisogna aggiungere la minore spesa sanitaria e il minor consumo di farmaci grazie al maggior benessere che evita ricadute a causa dello stress.
Come funzionerebbe la detrazione?
Come abbiamo detto alla detrazione si avrebbe accesso solo effettuando il pagamento delle spese con mezzi tracciabili e solo tramite strutture turistiche autorizzate. In questo modo, sottolinea Pellegrino, si potrebbe combattere, al tempo stesso, anche l’evasione e l’abusivismo comprendendo nell’agevolazione solo i circuiti vacanza di qualità rafforzando il turismo in Italia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA