Nuova corsa all’oro al Nord, due colossi minerari annunciano una maxi scoperta nella Striscia di Maricunga

Emanuela Ceccarelli

12 Luglio 2026 - 08:58

Nuova febbre dell’oro nel nord del Cile. Due colossi minerari annunciano una maxi scoperta nella Striscia di Maricunga che cambia le regole del mercato.

Nuova corsa all’oro al Nord, due colossi minerari annunciano una maxi scoperta nella Striscia di Maricunga

C’è una nuova febbre dell’oro che sta contagiando i mercati, ma dimenticate i vecchi cercatori con il setaccio. Questa volta la partita è ad altissima tecnologia e si gioca sulla Striscia di Maricunga, un’area desertica e quasi lunare del nord del Cile, sospesa a migliaia di metri d’altezza.
Recentemente, due colossi minerari hanno annunciato una maxi scoperta che promette di cambiare le regole del gioco. Negli ultimi anni l’oro è diventato il bene rifugio per eccellenza contro le incertezze economiche; non stupisce, quindi, che questo ritrovamento stia attirando gli occhi e i capitali degli investitori di tutto il mondo.

Le dimensioni e la qualità del metallo prezioso individuato sono tali da aver spinto le aziende ad accelerare immediatamente i piani per l’estrazione vera e propria. Di conseguenza, è probabile che già nei prossimi mesi si avvertirà l’impatto sull’economia del Paese, con la creazione di nuove opportunità di lavoro e infrastrutture, innescando un effetto domino su tutto il settore finanziario legato ai metalli preziosi.

Corsa all’oro in Cile: chi c’è dietro il maxi ritrovamento ad Atacama

La scoperta di un’ingente quantità di oro ha subito attratto numerosi attori economici internazionali. In particolare, dietro al grande annuncio ci sono due società minerarie che negli ultimi tempi hanno scommesso forte sul deserto di Atacama: l’australiana Flagship Minerals e la canadese Tiernan Gold.

Entrambe le società hanno concentrato i loro sforzi nella Franja de Maricunga, superando addirittura le stime iniziali degli esperti di geologia. Nello specifico, Tiernan Gold sta gestendo un mega-progetto chiamato Volcán. La società ha confermato che oltre il 90% dell’oro individuato si trova in una categoria di altissima sicurezza geologica. Questo significa che i tecnici sanno esattamente dove scavare e quanto oro troveranno, riducendo così al minimo i rischi di errore. L’amministratore delegato della compagnia, Paul Lock, ha definito la scoperta una svolta storica che aprirà la strada alla piena produzione commerciale entro il 2027.

Sul fronte australiano, Flagship Minerals ha pigiato sull’acceleratore nel sito Isidora Norte, iniettando nuovi fondi per iniziare i lavori il prima possibile e confermando che l’intera area è una vera e propria miniera d’oro a cielo aperto.

Il ruolo dello Stato e il progetto Lobo Marte

Il governo cileno, guidato dal Presidente José Antonio Kast, ha manifestato un forte interesse nel facilitare gli investimenti nel settore minerario, vedendo in questa corsa all’oro una spinta decisiva per l’economia nazionale. Al momento, i riflettori della politica sono puntati soprattutto su un altro progetto confinante e gigantesco: il giacimento Lobo Marte, gestito dal colosso Kinross. Allo stato attuale delle cose, si parla di un piano di investimenti da circa 3 miliardi di dollari.

L’obiettivo è avviare un piano estrattivo che durerà ben 21 anni, divisi in diverse fasi. I primi tre anni e mezzo serviranno a costruire gli impianti hi-tech, seguiti da ben 16 anni di estrazione intensiva e, infine, due anni dedicati alla chiusura del sito e al ripristino della natura circostante. Secondo le stime, da questo solo giacimento si punta a ricavare circa 9,8 milioni di once d’oro.

Quello che sta accadendo nella Striscia di Maricunga non è un caso isolato, ma fa parte di un vero e proprio boom delle esplorazioni nel Paese. Il Cile ha registrato un costante aumento delle campagne di esplorazione autorizzate, che sono passate dalle 99 del 2024 alle 104 del 2025, con un trend che continua a salire anche quest’anno.

Sostenibilità e ambiente: le sfide tecniche ad alta quota

Fin qui sembra tutto fin troppo facile. Tuttavia, estrarre l’oro a quattromila metri d’altezza, in mezzo al deserto più arido del mondo, è tutt’altro che una passeggiata. Le sfide ingegneristiche sono enormi, ma la vera partita si gioca sul campo della sostenibilità. Le leggi del Cile sulla tutela dell’ambiente sono severe e i cittadini sono molto attenti all’impatto che i grandi scavi possono avere sul territorio, in particolare modo per quanto riguarda l’uso dell’acqua, una risorsa preziosissima in quelle zone.

Le aziende hanno quindi messo in campo le migliori tecnologie possibili. Tiernan Gold ha già installato una rete di stazioni meteo avanzate per controllare la qualità dell’aria e monitorare le polveri, collaborando strettamente con la Conaf (l’ente forestale cileno). Inoltre, sono stati avviati studi di impatto ambientale approfonditi per garantire che l’estrazione utilizzi sistemi di riciclo idrico a circuito chiuso e fonti di energia rinnovabile.

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