Non solo Btp. Esistono altri titoli di Stato italiani da prendere in considerazione, primi su tutti i Btp Italia.
Ma partiamo dal principio. Parliamo di conti pubblici italiani.
Il deficit di bilancio dell’Italia è stato molto più alto di quanto previsto lo scorso anno, ma il suo gigantesco debito pubblico è comunque diminuito grazie alla forte inflazione e ad una crescita economica più solida del previsto, come hanno mostrato i dati di venerdì 1° marzo.
Il prodotto interno lordo della terza economia della zona euro nel 2023 è aumentato dello 0,9%, secondo quanto riferito dall’istituto nazionale di statistica ISTAT, leggermente al di sopra della previsione più recente dello 0,8% del governo di Giorgia Meloni, ma in forte rallentamento rispetto al 4,0% del 2022 (che è stato rivisto al rialzo da un 3,7% precedentemente stimato).
Il deficit di bilancio si è attestato al 7,2% del Pil, in calo rispetto all’8,6% rivisto al rialzo nel 2022, ma ben oltre l’obiettivo ufficiale per il secondo anno consecutivo. Il governo aveva fissato come obiettivo un rapporto del 5,3% nel 2023.
Nonostante lo sforamento fiscale, il debito pubblico di Roma - proporzionalmente al PIL il secondo più grande della zona euro - è diminuito rispetto all’anno precedente in proporzione al prodotto interno lordo, aiutato dalla forte inflazione che ha aumentato il livello del PIL nominale.
Il debito pubblico è sceso al 137,3% del Pil nel 2023 dal 140,5% del 2022 secondo l’ISTAT. Si tratta di quasi tre punti al di sotto dell’obiettivo 2023 del governo del 140,2%, mentre il livello del debito per il 2022 è stato rivisto al ribasso rispetto al 141,6% precedentemente riportato.
Secondo le previsioni del Governo italiano il deficit scenderà al 4,3% del PIL quest’anno.
Quel che mi sembra più interessante è che la crescita lo scorso anno è stata trainata dalla domanda interna, come mostrano i dati ISTAT, con investimenti, spesa dei consumatori e spesa pubblica che hanno tutti registrato solidi incrementi rispetto all’anno precedente. Notevole anche il contributo del settore turismo che ha generato introiti aggiuntivi al PIL italiano nel 2023.
Quest’anno il ministero del Tesoro punta a una crescita dell’1,2%, e lasciatemi dire che mi sembra una cifra irrealistica, se guardiamo alle ultime stime di FMI e di OCSE, cioè di organismi indipendenti che, in genere, si aspettano per il 2024 un aumento del PIL di circa lo 0,7%.
Allo stesso tempo l’inflazione ha rallentato considerevolmente e a febbraio è rimasta stabile allo 0,9%.
Ed è proprio quest’ultimo dato che mi ha incuriosito.
L’inflazione italiana sta vivendo un’anomala contrazione che, a mio parere, è destinata a risolversi in un nuovo aumento, anche se modestamente, nei prossimi mesi.
Tutti gli istituti di ricerca tra i quali il FMI e l’OCSE prevedono per l’Italia un’inflazione media nel biennio 2024-2025 del 2%, e così anche stime fornite da un panel di economisti Bloomberg indicano la stessa previsione. C’è poi la Commissione Europea, che stima un’inflazione italiana al 2% nel 2024 e al 2,3% nel 2025. Sono tutti documenti del febbraio 2024, quindi stime molto recenti.
Eppure il mercato obbligazionario dei titoli di stato italiani stima ancora un’inflazione media nel quadriennio 2024-2028 dell’1%, troppo bassa.
Come si arriva a questo numero?
Semplice, si tratta di calcolare l’inflazione implicita del Btp Italia 2% 3/2028 legato all’inflazione italiana con scadenza, appunto, nel 2028.
Si procede in tal modo.
Si può calcolare il rendimento “supersecco” di questo Btp ai prezzi attuali, basandosi sulla sola cedola portante del 2%, senza inflazione.
Oggi il titolo Btp Italia 2% 2028 prezza 99 cents sul MOT, che equivale ad un 2,25% lordo a scadenza. Naturalmente il rendimento secco del Btp Italia 2% 2028 senza inflazione sarà più basso del rendimento di un Btp plain vanilla di pari scadenza, ad esempio del Btp 0,25% 3/2028.
Infatti alle ore 12 del 4 marzo il Btp 0,25% 3/2028 prezza sul MOT 88,80cents con un rendimento del 3,25% lordo a scadenza.
Orbene, due titoli obbligazionari dello stesso emittente, con la stessa scadenza e stesso rating debbono avere lo stesso rendimento: il mercato dei bond governativi infatti è sempre efficiente e se ci fossero disallineamenti tra i rendimenti scatterebbero gli arbitraggi che riporterebbero i due titoli in equilibrio fra loro. Quindi, siccome i due titoli devono avere stesso rendimento, la differenza tra il 3,25% del Btp 3/ 2028 plain vanilla e il 2,25% del Btp Italia 3/2028 pari a 1% è l’inflazione implicita nel Btp Italia che il mercato ha stimato per il quadriennio 2024-2028 mediamente, cioè quel contributo di rendimento suppletivo che rende allineato il Btp Italia al Btp plain vanilla.
Ma 100 bps di inflazione media in 4 anni sembrano pochi, alla luce delle rivendicazioni salariali future e a probabili oscillazioni dei prezzi dell’energia e delle materie prime nei prossimi 48 mesi, per cui a me sembra che il mercato obbligazionario stia sottostimando l’inflazione futura che il Btp 2% Italia 3/2028 pagherà effettivamente.
Se ipotizziamo come veritieri i dati del prossimo triennio stimati da OCSE, FMI e Commissione Europea, allora possiamo ipotizzare che l’inflazione futura media dal 2024 al 2028 sarà del 2% che, sommato al coupon minimo garantito del 2%, fa toccare al Btp Italia suddetto un coupon medio del 4% annuo dal 2024 al 2028. Non male.
In sintesi, se riuscite ancora a pagare oggi il Btp Italia 3/2028 2% a 99 centesimi sul mercato MOT, esso rappresenta ancora un affare, a mio modesto parere.
Rispettando sempre, ovviamente, il principio di diversificazione del vostro portafoglio obbligazionario.
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