Nemmeno Shakespeare sopravvive al furore della cancel culture

Enrica Perucchietti

17 Agosto 2023 - 10:00

In Florida alcune scuole hanno deciso di censurare nientemeno che l’opera iconica di William Shakespeare, «Romeo e Giulietta», colpevole di risultare sessualmente troppo esplicita per gli studenti.

Nemmeno Shakespeare sopravvive al furore della cancel culture

Il fanatismo della cancel culture ha raggiunto nuovi picchi di assurdità, sfiorando persino le opere immortali di Dante e ora di William Shakespeare.

Nella contea di Hillsborough, in Florida, alcune scuole hanno deciso di censurare opere fondamentali, come «Romeo e Giulietta», in nome di una preoccupante ondata di distorto e bigotto moralismo.

Questo episodio, solo l’ultimo in ordine di tempo, getta una luce inquietante sulla deriva culturale che la società sta affrontando, dove persino i classici vengono colpevolizzati e ridotti al silenzio.

L’opera di Shakespeare è stata al centro del panorama letterario e teatrale per secoli, affrontando temi universali come l’amore, la passione, la rivalità e la tragedia umana. Tuttavia, le nuove norme educative in Florida stanno oscurando questa luce artistica, giustificando la censura con il pretesto che alcune scene o passaggi siano troppo espliciti in termini sessuali per gli studenti.

Questo tentativo di eliminare il contenuto considerato «diseducativo» dai testi fa emergere l’assurdità di una società che cerca di proteggere i giovani dal mondo reale, omettendo i temi complessi e spesso scomodi presenti nelle opere d’arte.

Le autorità scolastiche della Florida affermano che la decisione di censurare opere come Romeo e Giulietta, Macbeth e Amleto è in linea con le nuove norme sull’istruzione promulgate dal governatore Ron DeSantis, le quali vietano dibattiti di natura sessuale nelle aule scolastiche, a meno che non siano parte di lezioni specifiche sulla salute.

Questa restrizione spietata degli argomenti trattati in classe (che nasce per difendere i giovani dalle teorie gender) dimostra una tendenza preoccupante verso una visione omogenea dell’educazione, dove il dibattito e la comprensione dei temi complessi vengono soffocati in nome della «protezione» dei giovani, dopo averli paradossalmente gettati in pasto alla ideologia gender e al pensiero woke.

La censura di Shakespeare rappresenta un attacco non solo alle opere stesse, ma anche al cuore stesso dell’educazione.

Shakespeare non è solo uno studio di linguaggio o di stile, ma una finestra aperta sulla condizione umana, in tutta la sua complessità e sfaccettature. Ridurre le sue opere a semplici estratti priva gli studenti dell’opportunità di affrontare criticamente i temi, di esplorare il contesto storico e sociale e di crescere attraverso una comprensione più profonda della condizione umana.

Il tentativo di censurare opere come Romeo e Giulietta non è solo un attacco alla letteratura, ma un attacco alla libertà di espressione e al libero accesso all’arte e alla cultura. L’idea che le opere di Shakespeare debbano essere sottoposte a un processo di sterilizzazione per adattarsi a una visione limitata e moralistica del mondo è un’offesa al patrimonio artistico e all’intelligenza degli studenti.

In un mondo in cui l’erotizzazione dell’immaginario e la provocazione visiva sono all’ordine del giorno, è paradossale che si cerchi di cancellare opere che in realtà appaiono persino pudiche rispetto alla realtà contemporanea.

Questo fanatismo censore è un trionfo regressivo travestito da progresso, una forma subdola di autocensura che mina la diversità culturale e il diritto di esplorare e interrogare le complessità dell’esperienza umana.

La cultura della cancellazione rappresenta una minaccia per la sopravvivenza stessa delle idee e delle opere artistiche. La cancel culture si presenta come un progresso arcobaleno, ma in realtà cela la distruzione della nostra eredità culturale e del libero pensiero.

L’invito è di far sentire la propria voce, finché non ci verrà strappata, per proteggere il patrimonio culturale e letterario dal fanatismo censore e per garantire che opere come quelle di Shakespeare continuino a illuminare le menti e le anime delle generazioni future.

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