Near working: cos’è l’idea del Comune di Milano e perché ne sentiremo parlare

Isabella Policarpio

09/04/2021

09/04/2021 - 11:52

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Il “near working” potrebbe superare lo smart working, non soltanto a Milano. L’obiettivo è eliminare le problematicità tecniche e ridurre la distanza tra ufficio e dipendenti. Ecco di cosa si tratta.

Near working: cos'è l'idea del Comune di Milano e perché ne sentiremo parlare

Il near working potrebbe essere l’evoluzione dello smart working. Si tratta di un nuovo modo di lavorare a metà strada tra lavoro agile e in ufficio: nel near working i dipendenti devono svolgere le mansioni in sedi dislocate o coworking situati in varie zone della città, così da ridurre la distanza tra l’abitazione privata e l’ufficio.

I vantaggi? Senza dubbio quello di poter utilizzare una strumentazione tecnologica professionale e di recuperare il contatto con i colleghi (almeno in parte), garantendo il giusto compromesso tra gli impegni lavorativi e quelli della vita privata.

Ecco come funziona il near working e perché potrebbe rivoluzionare il modo di lavorare nei prossimi anni.

Near working: l’idea promossa dal Comune di Milano

L’idea del near working (a metà strada tra il lavoro agile e quello in ufficio) è nata all’inizio dell’anno dall’intuizione dell’assessore alle Politiche del Lavoro, Risorse Umane e Attività Produttive del Comune di Milano Cristina Tajani.

L’obiettivo di questa nuova modalità è avvicinare il luogo di lavoro all’abitazione dei dipendenti, quindi ridurre gli spostamenti e il rischio di contrarre il virus sui mezzi pubblici con il doppio effetto positivo di diminuire lo stress e garantire più tempo libero.

L’intenzione sarebbe quella di implementare il near working sia per coloro che lavorano nella giunta e nella Pubblica Amministrazione che per gli impiegati del settore privato.

Come (e dove) si lavora in near working

Per concretizzare il near working è necessario individuare sul territorio delle strutture e degli spazi adeguati ad ospitare le diramazioni degli uffici. Questi non devono essere necessariamente ubicati in città, anzi lo scopo del near working è proprio quello di creare una dimensione di lavoro a metà strada tra le abitazioni dei dipendenti e il centro cittadino: in questo modo verrebbero valorizzate anche le periferie.

Starebbe poi agli specifici accordi aziendali stabilire gli obblighi orari: se rispettare il normale orario d’ufficio 9:00-18:00 oppure fasce più flessibili a seconda delle esigenze dei dipendenti e degli obiettivi di risultato da perseguire settimanalmente o mensilmente.

A tal fine possono essere utilizzati coworking già esistenti o adibire sedi aziendali periferiche dismesse o poco sfruttate.

Differenza e vantaggi rispetto allo smart working

La differenza fondamentale rispetto allo smart working riguarda la sede del lavoro: non più a casa propria (in camera da letto o in cucina) ma in uno spazio condiviso - coworking - dove si possono sfruttare strumenti tecnologici professionali, e non la connessione domestica, e postazioni più spaziose e comode.

Inoltre si avrebbe il vantaggio di lavorare in un luogo silenzioso dove, al contempo, è possibile ritrovare quella realtà umana di cui è fatta un ufficio, incontrare colleghi e condividere la pausa caffè o il pranzo.

Nel near working spetterebbe all’azienda datrice procurare i device, la scrivania e la sedia ergonomica ai propri dipendenti, cosa che non è prevista nello smart working, salvo i casi in cui il datore decida diversamente. Ma questa è una facoltà e non un obbligo.

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