Nasce la prima laurea magistrale dedicata ai manager delle PMI. Cosa si studia e dove

Redazione Imprese

19 Maggio 2026 - 16:19

Da Palermo parte una novità assoluta per il sistema formativo italiano: il primo corso di laurea magistrale pensato per chi vuole guidare le piccole e medie imprese nell’era digitale.

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L’Italia ha quasi 5 milioni di PMI, che generano circa il 67% del valore aggiunto nazionale. Eppure, fino ad oggi, non esisteva un percorso universitario magistrale pensato specificamente per formare chi le gestisce.

Un paradosso che trova spazio nella distanza strutturale tra la forza produttiva del tessuto imprenditoriale italiano e le competenze manageriali necessarie per competere in un mercato che cambia rapidamente. Ma da settembre 2026, questo vuoto inizierà a colmarsi con una nuova proposta formativa dedicata al settore.

Nasce a Palermo il primo corso di laurea in Economia e management delle imprese artigiane e delle PMI

Il 15 maggio è stato presentato ufficialmente il primo corso di laurea magistrale in Economia e management delle imprese artigiane e delle PMI, che debutterà nell’anno accademico 2026-2027 all’Università degli Studi di Palermo. L’iniziativa nasce dalla sinergia tra il Ministero dell’Università e della Ricerca, l’Università degli Studi di Palermo e Confartigianato.

Il corso rientra nella classe di laurea magistrale in Scienze economico-aziendali (LM-77). Non è, quindi, un percorso di nicchia o una specializzazione tecnica: è una laurea magistrale a tutti gli effetti, strutturata attorno alle specificità delle piccole imprese e dell’artigianato di qualità.

La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha sottolineato che dalla capacità di accompagnare l’artigianato italiano nei processi di innovazione, nella crescita manageriale e nell’apertura ai mercati internazionali dipende anche la tutela di un patrimonio che custodisce la storia del Paese e rappresenta una leva fondamentale per il futuro.

Perché adesso: i numeri del settore

La scelta del momento non è casuale. Secondo il 5° Radar Artigiano elaborato dal Censis per Confartigianato, nel 2025 il 64% delle aziende artigiane utilizza stabilmente il digitale e quasi una su due, il 48%, lo impiega già nelle fasi di progettazione. Negli ultimi anni l’80,5% degli artigiani ha effettuato investimenti strategici, ma il 67% degli imprenditori segnala difficoltà nel reperire manodopera qualificata e competenze gestionali adeguate.

È un dato che fotografa con precisione un altro paradosso italiano: imprenditori che investono, che digitalizzano, che vogliono crescere, ma che non trovano figure professionali capaci di affiancarli con una visione manageriale calibrata sulle reali dimensioni e caratteristiche di una PMI.

Il problema non è la volontà di innovare. È la mancanza di una classe dirigente formata appositamente per farlo in contesti aziendali piccoli, spesso familiari, altamente specializzati.

Cosa studia il manager delle PMI

Il corso è stato battezzato con un evento simbolico chiamato “ArtigianIA”, un nome che non lascia dubbi sul posizionamento: il futuro del management delle piccole imprese passa per l’intelligenza artificiale, la transizione digitale e la sostenibilità, senza perdere il radicamento territoriale e la cultura del prodotto che caratterizza il Made in Italy.

Il percorso formativo si concentra su competenze che le lauree manageriali tradizionali tendono a trattare in modo marginale rispetto alle grandi corporate: gestione dell’innovazione in contesti a risorse limitate, accesso al credito e alla finanza agevolata, internazionalizzazione delle PMI, governo della successione imprenditoriale, sostenibilità applicata alle filiere produttive locali.

L’obiettivo è dotare le nuove generazioni di competenze manageriali d’avanguardia, capaci di guidare l’innovazione di artigiani e piccole imprese, settori chiave del Made in Italy.

Perché conta per chi fa impresa oggi

La novità non riguarda solo chi si iscriverà al corso. Riguarda direttamente chi gestisce o possiede una PMI, perché segnala uno spostamento culturale importante: per la prima volta, il sistema universitario italiano riconosce istituzionalmente che le piccole e medie imprese richiedono competenze di management specifiche e non versioni ridotte di quelle pensate per le multinazionali.

Le imprese artigiane e le PMI restano una delle architravi del Paese: presidiano filiere, territori, saperi produttivi, nicchie di qualità. Ma questa struttura diffusa, familiare e ad alta specializzazione deve misurarsi con una trasformazione che non riguarda più solo macchine e software.

La transizione digitale, l’AI Act europeo, i nuovi incentivi come i maxi-ammortamenti 2026, la pressione competitiva sui mercati esteri: sono sfide che richiedono figure professionali in grado di leggere il contesto normativo, progettare strategie di crescita e gestire il cambiamento in realtà aziendali dove spesso una sola persona copre il ruolo di imprenditore, manager e tecnico allo stesso tempo.

Formare chi può affiancare questi imprenditori o chi vuole diventare il manager di prima generazione di un’azienda artigiana di famiglia è una risposta concreta a uno dei nodi più irrisolti del capitalismo italiano.

La laurea magistrale in Economia e management delle imprese artigiane e delle PMI dell’Università degli Studi di Palermo avvierà le iscrizioni per l’anno accademico 2026-2027.