Musk ha un nuovo piano. Vuole comprare attrezzature solari dalla Cina per $2,9 miliardi

Gabriele Marrone

20 Marzo 2026 - 10:14

Elon Musk torna a far parlare di sé con una scommessa miliardaria sull’energia solare.

Musk ha un nuovo piano. Vuole comprare attrezzature solari dalla Cina per $2,9 miliardi

Elon Musk torna a far parlare di sé con un progetto che potrebbe ridefinire gli equilibri dell’energia globale. Secondo fonti vicine al dossier, Tesla è in trattative avanzate con diverse aziende cinesi per l’acquisto di macchinari destinati alla produzione di pannelli solari, per un valore complessivo di circa 2,9 miliardi di dollari, pari a oltre 2,6 miliardi di euro.

Un investimento industriale quello di Musk, certo, ma anche un tassello chiave nella macro-strategia del fondatore di Tesla, che mira a costruire una gigantesca capacità produttiva di energia solare negli Stati Uniti e a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.

Il nuovo piano di Musk dipende dalla Cina

Il piano è ambizioso, come spesso accade quando c’è Musk di mezzo. Tesla punta infatti a sviluppare fino a 100 gigawatt di capacità produttiva solare sul suolo americano entro il 2028, un livello che, nelle intenzioni del manager, potrebbe contribuire in modo sostanziale a coprire il fabbisogno energetico nazionale. Dietro questa accelerazione c’è anche un fattore strutturale legato alla crescita esplosiva della domanda di elettricità, alimentata soprattutto dai data center e dal boom dell’intelligenza artificiale. In questo scenario, il solare diventa una leva strategica, oltre che economica.

Il paradosso: per l’indipendenza degli USA servono i cinesi

Il cuore della notizia sta però in una profonda contraddizione. Nonostante gli Stati Uniti stiano cercando di costruire una filiera domestica dell’energia solare, Tesla continua a guardare alla Cina per le tecnologie chiave.
Tra i potenziali fornitori di Musk spiccano aziende come Suzhou Maxwell Technologies, Shenzhen S.C New Energy Technology e Laplace Renewable Energy Technology, tutte leader nella produzione di macchinari avanzati per celle fotovoltaiche. Una parte delle apparecchiature però, tra cui le linee di produzione per la stampa delle celle, richiederà l’approvazione all’export da parte delle autorità cinesi, un altro elemento che introduce un ulteriore livello di complessità sul piano geopolitico.

Per i produttori cinesi, l’accordo rappresenterebbe una boccata d’ossigeno in un momento di eccesso di capacità produttiva e domanda interna debole. Per gli Stati Uniti, invece, il progetto mette in luce una realtà difficile da aggirare. Nonostante le politiche industriali aggressive e i dazi sulle importazioni imposti da Trump, la transizione energetica continua a dipendere, almeno in parte, dalla tecnologia sviluppata in Cina.

Il Texas ha un ruolo cruciale

Le prime consegne, secondo le indiscrezioni, dovrebbero arrivare entro l’autunno e sarebbero destinate principalmente al Texas, dove Tesla intende concentrare una parte rilevante della produzione. L’energia generata servirà alle attività dell’azienda e al supporto delle operazioni di SpaceX, elemento che conferma una sempre più forte integrazione tra le diverse iniziative imprenditoriali di Musk.

Se il piano dovesse concretizzarsi, potrebbe accelerare in modo significativo la transizione energetica americana. Ma allo stesso tempo, riapre il dibattito su quanto sia davvero possibile, oggi, parlare di indipendenza industriale in un mondo profondamente interconnesso.

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