Vuoi bloccare il secondo acconto 730 di novembre? Scopri come azzerarlo o ridurlo legalmente con il metodo previsionale e i moduli per il Quadro F.
Come fare a non pagare il secondo acconto di novembre del 730 in modo legale e senza correre rischi? Perché si paga, oltre che a giugno, anche a novembre? Con il modello 730/2026 viene determinata l’Irpef da versare a saldo per il 2025 e come acconto per il 2026.
Mentre il primo acconto dell’Irpef si paga a giugno, con il saldo per il 2025, il secondo acconto per l’anno in corso si deve versare a fine anno. Non tutti sanno, però, che è possibile non versare il secondo acconto, indicando la scelta direttamente in dichiarazione dei redditi.
Il calcolo dell’importo di primo e secondo acconto dell’Irpef viene effettuato in automatico dal software che elabora la dichiarazione dei redditi usando il metodo storico, ovvero presumendo che nel 2026 il contribuente guadagni almeno quanto nel 2025.
La stagione dichiarativa è entrata nel suo vivo da circa un mese, con l’Agenzia delle Entrate che ha messo a disposizione i modelli precompilati dallo scorso 30 aprile. Con il 730 la trasmissione deve essere effettuata entro il 30 settembre, ma va chiarito che il versamento dell’Irpef deve essere effettuato entro il 30 giugno.
Mentre il primo acconto di giugno viene solitamente pagato in base al calcolo storico (poiché a metà anno è più difficile prevedere i redditi futuri), è soprattutto sulla seconda rata di novembre che i contribuenti scelgono di applicare il metodo previsionale per ridurre o azzerare il versamento, se l’anno ha subìto una contrazione economica. Cerchiamo di capire come funziona l’acconto e chi può avere diritto alla riduzione o alla cancellazione dello stesso.
730/2026, Redditi Pf e secondo acconto Irpef
Quando si presenta la dichiarazione dei redditi il pagamento dell’Irpef è riferito all’anno di imposta precedente a saldo, ma si versa anche l’acconto per l’imposta relativa all’anno in corso. L’acconto è dovuto solo se l’imposta dovuta per l’anno precedente è superiore a 51,65 euro (sottratte le detrazioni spettanti).
L’acconto che si deve versare è pari al 100% dell’imposta dovuta per l’anno precedente e si versa in una o due rate, in base all’importo:
- se l’acconto ha importo inferiore a 257,52 euro andrà versato interamente entro fine anno (30 novembre);
- se l’acconto ha un importo superiore il versamento andrà suddiviso in due rate, una pari al 40% entro il 30 giugno, una pari al 60% entro il 30 novembre.
Supponiamo che l’imposta dovuta per il 2025 sia pari a 3.000 euro, l’acconto per il 2026 da versare già quest’anno è pari a 3.000 euro da versare nella misure di 1.200 euro a giugno e 1.800 euro a novembre.
Il contribuente che pensa di avere entrate minori rispetto all’anno passato, che determinino un’imposta inferiore, può chiedere una riduzione o un azzeramento dell’acconto.
Chi versa il secondo acconto?
L’acconto di novembre è dovuto dai soggetti che rientrano nel regime forfettario e quelli che devono applicare gli Isa. In questi casi, il contribuente, è chiamato a presentare la dichiarazione dei redditi con modello Redditi Pf.
C’è da sottolineare, però, che in alcuni casi l’acconto è dovuto anche dai contribuenti che utilizzano il modello 730 e nello specifico prevede le stesse modalità di versamento delle imposte qualora il contribuente non abbia sostituto di imposta.
Per i contribuenti con sostituto di imposta che utilizzano il modello 730, invece, eventuali importi a debito o a credito sono pagati o trattenuti direttamente dal sostituto di imposta in busta paga.
Quando è possibile non versare l’acconto di novembre?
Se il contribuente sa che l’imposta dovuta per l’anno in corso sarà minore rispetto a quella versata per l’anno precedente, può chiedere una riduzione o l’azzeramento dell’acconto di novembre.
Potrebbe essere il caso del contribuente che ha cessato uno o più contratti di locazione, ad esempio, o, ancora, nel caso di cittadino che abbia sostenuto oneri deducibili o spese detraibili molto alte che andranno, nella dichiarazione dei redditi del prossimo anno, ad abbattere l’imposta dell’anno successivo.
In questi casi è possibile ridurre l’acconto comunicando al sostituto di imposta, entro il 10 ottobre, l’azzeramento dell’importo o l’importo minore da trattenere come seconda o unica rata di novembre. Va considerato, però, che si tratta di una possibilità che è offerta al contribuente sotto la propria responsabilità e che va valutata, di anno in anno, con molta attenzione. Versare un importo inferiore di quello dovuto, infatti, espone al rischio di vedersi elevare sanzioni.
Come non versare acconti con il 730
Se la strada di comunicare al sostituto di imposta non si ritiene opportuna, il contribuente può agire anche in autonomia e scegliere direttamente dal modello 730 di non versare gli acconti per l’anno in corso.
Come si indica che non si verseranno acconti? Il Quadro di riferimento è quello F e nello specifico la sezione V.
Per non versare nessun acconto è necessario barrare, nella sezione V, la casella 1 del rigo F6.
Se, invece, si vuole versare un acconto inferiore a quello che risulta dal 730 è necessario barrare la casella 2 del rigo F6 indicando la somma che si desidera sia trattenuta dal sostituto di imposta a titolo di acconto per il 2026.
La stessa regola vale per l’acconto dell’addizionale comunale che si può scegliere di non versare barrando la casella 3 del rigo F6 (se si sceglie di versare un importo inferiore si deve indicare la somma da versare in colonna 4).
Per l’acconto della cedolare secca, infine, si deve barrare la casella 5 del rigo F6 per non versare nulla, o inserire nella colonna 6 la somma che si intende versare.
Metodo storico contro metodo previsionale
Per bloccare il secondo acconto di novembre, quindi, è necessario muoversi in anticipo. Ma la raccomandazione per il contribuente che vuole ridurre o azzerare l’acconto è quella di fare i conti sui redditi reali. Solo se l’imposta dovuta per l’anno in corso sarà inferiore a quella versata per l’anno precedente, infatti, conviene scegliere di non pagare l’acconto.
In questo caso, invece di utilizzare il metodo storico (che si basa sull’imposta dell’anno precedente), si applica il metodo previsionale che può essere vantaggioso ma si basa su una sorta di scommessa. Perché se poi a conti fatti, nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo dovesse emergere un conteggio diverso, l’Agenzia delle Entrate applicherà una sanzione del 30% sulla differenza non versata.
Facciamo un esempio pratico per mettere a confronto metodo storico e metodo previsionale. Un lavoratore che lo scorso anno ha pagato 3.000 euro di imposta nel 2025, con il metodo storico dovrà versare 3.000 euro di imposta in acconto per il 2026. Supponiamo che il contribuente sappia di smettere di lavorare a luglio per prendersi sei mesi di pausa dal lavoro, contando di non guadagnare più nulla per il periodo da luglio a dicembre 2026. Facendo i calcoli con il consulente fiscale emerge che per il 2026, quindi, dovrà versare non 3.000 euro di imposte come per il 2025, ma soltanto 1.000 euro.
Fermo restando che il primo acconto di giugno da 1.200 euro deve versarlo, per il secondo acconto di novembre può azzerare l’importo e non versare nulla (tutte le imposte dovute per il 2026, infatti, sono ampiamente versate con l’acconto di giugno). Se in questo esempio si fosse usato il metodo storico il contribuente avrebbe versato lo stesso 3.000 euro di acconto, che avrebbe poi recuperato con la dichiarazione dei redditi dell’anno prossimo sotto forma di rimborso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA