Moda post coronavirus: Gucci dice addio alle sfilate stagionali, cosa cambia?

25 maggio 2020 - 12:08 |
10 giugno 2020 - 14:42 |

La moda post coronavirus richiede al settore un cambio di paradigma. Gucci dice addio alle sfilate stagionali e non è l’unico a sostenere la necessità di ritmi più lenti e slegati da calendari preimpostati.

Moda post coronavirus: Gucci dice addio alle sfilate stagionali, cosa cambia?

La moda post coronavirus cambia e con lei anche le logiche del settore. Gucci ha annunciato da poco l’intenzione di dire addio alle sfilate stagionali, farà solo due presentazioni all’anno.

La decisione è stata comunicata dal direttore creativo della maison, Alessandro Michele, lo stilista che guida il brand fiorentino dal 2015. Quest’ultimo ha dichiarato di essere pronto ad abbandonare quello che ha definito “il rito stanco della stagionalità e degli show” a favore di un nuovo corso delle presentazioni che sia più flessibile, con ritmi più umani e che possa adattarsi meglio alle sue necessità espressive.

Moda post coronavirus: Gucci dice addio alle sfilate stagionali

Gucci ha dunque in mente una nuova vita per il settore moda post coronavirus, niente più show del marchio legati alla stagionalità e a sigle preimpostate come cruise, pre-fall, spring-summer o fall-winter, ma che lasci spazio a ispirazioni più fantasiose e libere. Già da tempo sulle passerelle di Gucci non ci sono più un uomo e una donna, ma una logica fluida, che da spazio a tutti.

Le riflessioni dello stilista, pubblicate su Instagram, sotto la dicitura di “appunti del silenzio”, nascono sull’onda dei cambiamenti portati dal lockdown, che gli hanno dato modo di comprendere quanto il suo mondo sia ormai andato “fuori misura” facendo trovare tutti impreparati alle conseguenze della pandemia.

“Dobbiamo poter riflettere su ciò che non vorremmo tornasse uguale. Perché il rischio più grande, per il nostro domani, è quello di abdicare a ogni reale e necessaria discontinuità. La nostra storia è, purtroppo, costellata da crisi che non ci hanno insegnato nulla. Fare 5 show all’anno,2 per l’uomo, 2 per la donna e 1 cruise, non è più accettabile”

ha spiegato Alessandro Michele.

La consapevolezza della “tirannia della velocità”, come quest’ultimo l’ha definita, ha messo davanti alle regole del fashion system l’esigenza di abbandonare schemi temporali imposti, che rischiano di mortificare la creatività. L’obiettivo del designer è dunque di costruire un nuovo percorso scevro da scadenze consolidate e dal bisogno di essere performanti a tutti i costi. Michele auspica che il suo intervento sia l’occasione per aprire il dibattito sul tema, anche perché rallentare potrebbe essere “ossigeno anche per i piccoli, perché il sistema permette di correre solo ai grandi”

Le sue collezioni saranno così presentate solo due volte all’anno, con cadenza “irregolare, impertinente e libera”, per seguire le sue necessità espressive e non un calendario stabilito a priori.

Il settore moda post coronavirus: cosa cambia?

Alessandro Michele non è l’unico fashion designer a pensare che il settore della moda abbia bisogno di reinventarsi.

Il primo a parlare della necessità di cambiare i ritmi del fashion system e abbracciare tempi più distesi è stato Giorgio Armani. Il noto stilista sostiene che il suo settore abbia bisogno di fare scelte coraggiose e di fare squadra per ridare spazio all’eccellenza del Made in Italy, con una rinnovata attenzione alla qualità del prodotto e non più alla ricerca spasmodica di produttività.

La settimana scorsa, un gruppo di stilisti, executive delle maison di moda e retailer internazionali, guidati dal designer belga Dries Van Noten, hanno scritto una petizione online destinata a brand e istituzioni, per chiedere che il calendario annuale della moda possa essere ripensato anche in funzione delle esigenze consumatori. La lettera aperta invita a chiudere il capitolo delle presentazioni che mostrano i capi della stagione successiva, perché nessuno acquista un maglione invernale a maggio. L’auspicio è di orientarsi verso una logica di “See-Now Buy Now” sicuramente più attuale e vicina alle esigenze di chi acquista.

Le istituzioni di settore come le camere della moda americana e inglese, non la pensano diversamente, anch’esse infatti hanno invitato gli attori del comparto a limitare il numero di fashion show che ogni anno vengono organizzati.

Del resto, la decadenza settore moda non è un tema emerso post coronavirus, ma era già stato spesso oggetto di discussione prima dell’emergenza. Il lusso non può seguire le modalità del fast-fashion ha ricordato Armani, come avviene oggi, perché richiede tempo tanto per essere realizzato, quanto per essere compreso e apprezzato.

Al via le Fashion Week digitali

Non tutte le maison di moda la pensano come Gucci e Armani, Chanel ad esempio ha dichiarato di non voler rinunciare alle sei sfilate annue.

Valentino ha fatto sapere invece che sfilerà a settembre con il Pret a Porter 2021, ma salterà l’uomo a Parigi in digitale, mentre a luglio sarà presentata l’haute couture. Intanto, Pitti Immagine ha rimandato l’evento dedicato all’uomo e al bambino a gennaio 2021.

Per quanto riguarda le prossime fashion Week di Milano, Parigi e Londra è stato annunciato che si terranno in digitale (quest’ultima al via il 12 giugno) mettendo in scena insieme le collezioni uomo e donna. Ulteriori novità per la settimana della moda tedesca, invece, che lascerà Berlino e si trasferirà a Francoforte a partire dall’estate 2021.

In Italia, la prossima Fashion Week organizzata dalla Camera Nazionale della Moda, si terrà dal 14 al 17 luglio a Milano, la prima a svolgersi interamente in digitale e sarà il palcoscenico sia per le collezioni uomo primavera/estate 2021 sia per le precollezioni uomo e donna primavera/estate 2021.

Argomenti:

Settore lusso Moda Gucci

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