Minusvalenze in scadenza: milioni di euro a rischio entro il 31 dicembre

Guido Giaume

26 Novembre 2025 - 07:00

Questo è stato un ottimo anno per chi ha investito, ma come sempre, molti perdono un credito fiscale che invece potrebbe essere usato per ridurre le imposte sui guadagni ottenuti. Ecco cosa fare.

Minusvalenze in scadenza: milioni di euro a rischio entro il 31 dicembre

Questo è stato un ottimo anno per chi ha investito, ma come sempre, molti perdono un credito fiscale che invece potrebbe essere usato per ridurre le imposte sui guadagni ottenuti.
Ecco cosa sapere prima della fine dell’anno.

A fine dicembre, in silenzio, senza colpi di scena o crolli di Borsa, milioni di euro svaniscono dalle tasche dei risparmiatori italiani. Non è colpa dei mercati, né dell’inflazione. Il nemico – stavolta – si chiama scadenza fiscale delle minusvalenze.
Un termine tecnico che può sembrare lontano dalla vita quotidiana dell’investitore, ma che ha conseguenze molto concrete: se non vengono utilizzate in tempo, le perdite pregresse su strumenti finanziari non possono più essere compensate con futuri guadagni. Un’occasione persa, che si traduce in più tasse da pagare e quindi in rendimenti netti più bassi.

Nel sistema fiscale italiano più diffuso, quello del risparmio amministrato, quando un investitore vende uno strumento finanziario in perdita (azioni, ETF, obbligazioni, certificati), matura una minusvalenza, ovvero una perdita fiscalmente rilevante.
Di queste minus si dice genericamente che si possono usare per compensare future plusvalenze (i guadagni), abbattendo così la base imponibile e quindi pagando meno tasse. Ma c’è un vincolo temporale: la minusvalenza dura solo 4 anni. Scaduto questo termine senza essere usate il credito si azzera.

Ecco perché dicembre è un mese cruciale. Se il quarto anno dalla minus sta per concludersi e l’investitore non l’ha ancora compensata con guadagni di pari categoria, la possibilità di usare quel credito fiscale si perde per sempre.

Purtroppo, non esistono dati ufficiali pubblici che stimino il valore totale delle minusvalenze scadute in Italia nell’ultimo anno. Tuttavia, analisi di settore concordano sul fatto che il fenomeno abbia una portata significativa.

Il valore effettivo delle minusvalenze scadute varia ogni anno e dipende da diversi fattori: la volatilità dei mercati, il comportamento degli investitori, la distribuzione del patrimonio tra fondi e strumenti compensabili, e la capacità di gestione fiscale del consulente o del risparmiatore.
In particolare, si stima che ogni anno migliaia di investitori italiani perdano il diritto di utilizzare minusvalenze per importi complessivi che potrebbero superare anche i 200–300 milioni di euro.

Queste cifre sono indicative e non ufficiali, ma appaiono credibili se si considera che:
– Molti risparmiatori hanno portafogli concentrati in fondi comuni, e in regime di risparmio amministrato, che generano redditi non compensabili.
– Le minus con i fondi non trovano sbocchi “naturali” nelle plusvalenze dei fondi.
– La pianificazione fiscale è spesso carente, specie tra i risparmiatori “fai-da-te”, ma non solo.

Uno dei principali motivi per cui tante minusvalenze restano inutilizzate è la composizione del portafoglio. Molti investitori italiani, specie quelli seguiti in modo poco attento, possiedono portafogli quasi interamente composti da fondi comuni.
Il problema? I fondi in guadagno producono redditi da capitale, mentre le minusvalenze sono classificate come redditi diversi. Le due categorie non si parlano: le minus non possono essere usate per abbattere le tasse sulle plusvalenze derivanti dai fondi.

Così, l’investitore si trova a:
– pagare il 26% su nuove plusvalenze,
– mentre perde la possibilità di usare vecchie perdite.

È un paradosso che penalizza proprio chi ha già subito una perdita in passato.

I certificati: soluzione o azzardo?
Negli ultimi anni, alcuni investitori hanno cercato di usare strumenti come i certificati di investimento per “recuperare” minusvalenze in scadenza. I certificati, infatti, producono redditi diversi e sono quindi compensabili.
Tuttavia, non sono strumenti neutri. Hanno strutture complesse, costi impliciti e rischio emittente. Utilizzarli solo per motivi fiscali, senza una strategia coerente, può trasformarsi in un azzardo e quando va bene, a causa dei costi, una parte non banale del vantaggio fiscale viene “intercettato” da chi ha proposto il certificato.

Chi sceglie questa strada dovrebbe farlo con consapevolezza e, possibilmente, con il supporto di un professionista indipendente.

Pianificazione fiscale: un vantaggio competitivo
Il vero antidoto contro la perdita delle minus è la pianificazione fiscale attiva, integrata nella strategia d’investimento. Non si tratta solo di “risparmiare tasse”, ma di massimizzare il rendimento netto a parità di rischio.

Una gestione fiscale efficiente prevede:
Diversificazione degli strumenti, includendo asset compensabili.
Monitoraggio delle scadenze, almeno una volta all’anno.
– Interventi mirati entro dicembre, se si rilevano minus in scadenza.
– Valutazione dell’efficacia fiscale prima di ogni operazione.

In assenza di questi accorgimenti, anche un portafoglio performante può diventare meno efficiente.

Cosa fare adesso
Se sei un investitore privato, ecco alcune azioni concrete da mettere in campo entro il 31 dicembre:

  • Verifica se hai minusvalenze residue in scadenza: da che anno provengono?Valuta eventuali plusvalenze latenti da realizzare: ma attenzione, accertati di poterle compensare.
  • Non agire d’impulso: vendere a caso per motivi fiscali; le vendite vanno fatte con razionalità.
  • Consulta un consulente diverso da quello che ti ha condotto in questa situazione.

La fiscalità degli investimenti resta una materia tecnica ma fondamentale. Ignorarla significa, in molti casi, pagare più imposte del dovuto.
In sintesi: non basta investire bene, bisogna anche investire con intelligenza fiscale. E dicembre è il momento giusto per iniziare.