Milano, truffa da €22 milioni con lingotti d’oro. Ma lo Stato si prende i soldi recuperati

Simone Micocci

10 Febbraio 2026 - 11:25

Truffa Global Group Consulting: 2.000 investitori rischiano di non recuperare i risparmi. I 6 milioni sequestrati confiscati allo Stato, non alle vittime.

Milano, truffa da €22 milioni con lingotti d’oro. Ma lo Stato si prende i soldi recuperati

Dopo la truffa, la beffa: 2 mila investitori rischiano di non recuperare mai i soldi persi nell’investimento alla Global Group Consulting che non ha mai prodotto gli effetti promessi.

Vittime del classico schema Ponzi, questi hanno confidato nella giustizia per ottenere un risarcimento che tuttavia rischia di non arrivare mai. Per quanto una parte dei soldi sia stata recuperata, infatti, il Tribunale di Milano ha optato per la confisca, con le somme che quindi resteranno allo Stato.

Una decisione che potrebbe far discutere ma che, dal punto di vista giuridico, segue una logica precisa: quando il denaro viene considerato provento di reato, la confisca è una misura obbligatoria e prevale sulle pretese risarcitorie delle parti civili. Così, nonostante i patteggiamenti e il recupero di alcuni milioni di euro, per le vittime si apre ora una strada più lunga e incerta, fatta di possibili ricorsi e cause civili, con il rischio di non rivedere mai i propri risparmi.

La truffa

Dietro le promesse di rendimenti facili e costanti si nascondeva in realtà uno dei meccanismi fraudolenti più noti e diffusi: lo schema Ponzi. È così che la Global Group Consulting, società formalmente attiva nel settore degli investimenti in oro, è riuscita a raccogliere circa 90 milioni di euro da quasi 2.400 risparmiatori in tutta Italia tra il 2019 e l’inizio del 2025.

Il sistema si presentava come un’opportunità sicura e redditizia. Ai clienti veniva proposto l’acquisto di lingotti d’oro da investimento, custoditi da società collegate, con la promessa di un rendimento fisso del 4% al mese. In pratica, un guadagno del 48% annuo: percentuali irrealistiche per qualunque investimento legale, ma sufficientemente allettanti da convincere migliaia di persone ad affidare i propri risparmi alla società.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, però, solo una piccola parte del denaro raccolto veniva realmente utilizzata per acquistare oro fisico. Circa il 15% delle somme veniva destinato all’investimento promesso, mentre il resto serviva a sostenere il meccanismo truffaldino: gli interessi corrisposti ai primi clienti non derivavano da attività finanziarie reali, ma dai soldi versati dai nuovi investitori.

Il sistema si alimentava attraverso il passaparola e una rete di promotori attivi in diverse regioni italiane, oltre a eventi promozionali e campagne sui social. In alcuni casi, quando i clienti chiedevano la restituzione del capitale, venivano disincentivati con nuove proposte, come l’adesione a un’associazione culturale che prometteva vantaggi e sconti in negozi convenzionati, nel tentativo di trattenere i soldi all’interno del circuito.

Il castello ha iniziato a crollare quando sempre più investitori hanno chiesto di rientrare in possesso dei propri risparmi, rendendo impossibile sostenere i pagamenti. Le denunce hanno fatto scattare le indagini della Guardia di finanza tra Milano e Trento, culminate nel gennaio 2025 con arresti e sequestri per decine di milioni di euro. Da lì si è aperto il procedimento giudiziario che ha portato ai primi patteggiamenti e alla decisione sulla confisca delle somme recuperate.

La beffa

Il primo filone dell’inchiesta si è chiuso con cinque patteggiamenti: 3 anni e 10 mesi, 3 anni e mezzo per Nicola Meneghetti, 3 anni e 3 mesi per Valerio Tirelli, 3 anni e 2 mesi per Moreno Alestra e 2 anni e 11 mesi per Giovanna Piera Deledda. Una soluzione processuale che ha consentito agli imputati di ottenere lo sconto di pena previsto dalla legge, ma che ha lasciato irrisolto il problema principale per le vittime: il recupero dei soldi perduti.

Nel dettaglio, durante le indagini la Guardia di finanza era riuscita a rintracciare e sequestrare circa 6 milioni di euro, una cifra comunque molto distante dai circa 90 milioni complessivamente raccolti con la truffa. Su queste somme gli investitori costituiti parte civile avevano riposto le loro speranze, confidando nella possibilità di recuperare almeno una parte dei risparmi.

Il Tribunale di Milano, però, ha disposto la confisca del denaro recuperato. Si tratta di una misura prevista dal codice penale che scatta quando le somme vengono considerate provento del reato o comunque ad esso collegate. In questi casi la confisca ha una funzione pubblica: serve a sottrarre definitivamente ai responsabili i guadagni illeciti e a impedirne qualsiasi riutilizzo.

La conseguenza, però, è che i soldi confiscati non vengono destinati automaticamente alle vittime, ma entrano nelle casse dello Stato. È proprio questo il punto che ha lasciato l’amaro in bocca ai circa 2 mila investitori coinvolti: le somme recuperate, invece di essere utilizzate per i risarcimenti, verranno acquisite dall’erario.

Le parti civili speravano in una soluzione diversa, come la trasformazione del sequestro in sequestro conservativo, che avrebbe consentito di utilizzare quei fondi per soddisfare almeno in parte i crediti delle vittime: la decisione del giudice, invece, ha seguito la strada della confisca per le ragioni suddette. Per i risparmiatori truffati, quindi, adesso dipenderà tutto da come andranno le cause civili e gli eventuali ricorsi contro i patteggiamenti, con l’esito che è tutt’altro che scontato.

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