Germania e Francia stanno preparando una strategia congiunta per ridurre il surplus commerciale della Cina, arrivato a 687 miliardi di dollari nei primi sette mesi del 2026. Il piano per riequilibrare gli scambi con Pechino dovrebbe essere presentato a settembre, secondo quanto riportato da Reuters.
Lo squilibrio tra le esportazioni cinesi e le importazioni del Paese è ormai un problema economico serio per l’Unione Europea. I produttori cinesi vendono quantità sempre più alte di beni sui mercati europei, mentre la domanda interna in Cina resta debole. Così, l’export sta diventando un motore sempre più decisivo per l’economia di Pechino e il surplus continua ad allargarsi.
La tesi di Merz: uno yuan sottovalutato del 25%
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ritiene che la valuta cinese sia sottovalutata di circa il 25%. Uno yuan più forte renderebbe i prodotti cinesi più cari per gli acquirenti stranieri e, in parallelo, i prodotti europei relativamente più accessibili.
È qui, però, che secondo l’analisi di Reuters si annida il limite dell’approccio europeo. Una valuta più forte non genera da sola domanda interna in Cina, ma la sequenza corretta sarebbe l’opposta: prima la ripresa dei consumi domestici, poi l’aumento della domanda di beni importati e, solo di conseguenza, un aggiustamento del tasso di cambio.
Consumi fermi e immobiliare in crisi
I dati confermano la fragilità della domanda interna cinese. L’indice PMI manifatturiero è migliorato ad agosto, salendo da 49,2 a 49,8, ma è rimasto sotto la soglia dei 50 punti che separa contrazione ed espansione. L’indice non manifatturiero è rimasto fermo a 49, segnale che anche servizi e consumi restano in difficoltà.
Alla radice, sempre secondo Reuters, c’è la crisi del mercato immobiliare. La stretta sull’indebitamento delle imprese di costruzione ha indebolito profondamente un settore che per anni è stato tra i principali motori della crescita cinese, e l’effetto si sta scaricando sulla capacità di spesa delle famiglie. Da qui la difficoltà europea. Se la Cina non riesce a rilanciare i consumi interni, i suoi produttori continueranno a cercare clienti all’estero, con una pressione crescente sull’industria del Vecchio continente e degli altri grandi partner commerciali.
Anche Washington ha lo stesso problema
La spinta non arriva solo da Bruxelles. Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent sta invitando i partner a ripensare le proprie relazioni commerciali con la Cina e a innalzare le barriere agli scambi, come incentivo perché Pechino riduca la dipendenza dall’export e stimoli la domanda interna.
Lo squilibrio commerciale con la Cina sta insomma diventando un dossier di prima grandezza per le economie avanzate. La questione non è più soltanto quanto la Cina esporta, ma se la sua economia possa continuare a reggersi su manifattura ed esportazioni mentre i consumi interni restano fermi.
Per i Paesi europei il tema è particolarmente sensibile per via della pressione sui produttori locali, perché le importazioni cinesi più economiche possono avvantaggiare i consumatori, ma collocano le imprese europee in un contesto competitivo più difficile.
Cosa aspettarsi ora?
Il piano di Germania e Francia punterà proprio a costruire un rapporto più equilibrato con Pechino, ma resta da capire con quali strumenti. Premendo per una revisione del cambio dello yuan oppure insistendo su cambiamenti più profondi nella struttura dell’economia cinese? Secondo l’analisi di Reuters, è la seconda strada ad avere maggiori probabilità di produrre un risultato duraturo, perché una crescita dei consumi interni aumenterebbe la domanda di beni importati e ridurrebbe strutturalmente la dipendenza cinese dall’export.
Commenti
0Nessun commento: scrivi tu il primo.