Mercati pronti a scendere? Inflazione in Italia in calo al 10%. Il Fomc conferma i trend attuali

David Pascucci

23 Febbraio 2023 - 11:36

Quella che poteva essere un’occasione di rimbalzo si è rivelata un nulla di fatto, Fomc irrilevante.

Mercati pronti a scendere? Inflazione in Italia in calo al 10%. Il Fomc conferma i trend attuali

Una staticità dei mercati che sembra confermare i trend attuali, mercati fermi sia prima che dopo il Fomc tranne un leggero aumento della volatilità nel breve. Ieri è stato il turno dei dati in Europa provenienti da Germania e Italia con dei dati sull’inflazione discordanti tra loro. In Germania abbiamo visto dei dati in linea con quanto preventivato, ossia un aumento all’8,7% dal dato precedente che vedeva un’inflazione all’ 8,1%, un aumento considerevole ma in linea con le aspettative.

In Italia il calo è stato di poco migliore rispetto alle aspettative con una diminuzione dell’inflazione dall’11,6% del dato precedente al 10% attuale, insomma un calo importante di un 1,6%. Scende l’inflazione in Italia, aumenta in Germania, dati discordanti tra loro che pongono dubbi circa un possibile calo dell’inflazione in Europa, dato in uscita nella mattinata di oggi e che potrebbe confermare ulteriormente i trend attuali.

Le minute del Fomc pubblicate nella serata di ieri hanno aumentato leggermente la volatilità, con i mercati americani che hanno ballato tra i massimi della sessione di ieri per poi ritestare i minimi e ritornare di nuovo sui massimi, in sostanza nulla di determinante per quanto riguarda le dinamiche settimanali che sembrano oramai confermare una certa debolezza dei mercati americani che sembrano pronti a un ribasso da qui alle prossime settimane.

Cosa si è detto nel Fomc

Leggendo il report di politica monetaria pubblicato ieri sera, possiamo vedere come negli Usa sia tutto relativamente tranquillo a partire dal mercato del lavoro che viene definito ancora tonico, con degli NFP solidi e il tasso di disoccupazione sui minimi storici. Si è sottolineato come sono aumentati i costi del credito soprattutto per coloro che hanno un credit score basso, ma di base abbiamo ancora solidità circa il rimborso delle rate da parte di chi ha un’affidabilità creditizia alta.

Per quanto riguarda la situazione economica invece si sottolinea il fatto che sono aumentati i dubbi circa la possibilità di vedere una recessione o una tenuta economica, ossia aumentano i dubbi circa il futuro dell’economia, sia in negativo che in positivo. In sostanza, la Fed non riesce a capire come potrà reagire l’economia a ulteriori aumenti dei tassi di interesse e questo è un segnale preoccupante del fatto che la banca centrale sembra non avere il controllo della situazione. Il paradosso di questa condizione è che per far scendere l’inflazione si necessita di un rallentamento economico generalizzato, pertanto la Fed aumenterà i tassi fino a che non verrà raggiunto il target di inflazione del 2% e per il momento siamo molto lontani dal vedere un’inflazione su quei livelli.

Leggendo così il report possiamo notare che la situazione è relativamente tranquilla dal punto di vista economico, con un lungo elenco di numeri che abbiamo visto e analizzato nel corso delle scorse settimane. Facendo però leva sulla questione “controllo della Banca Centrale”, vediamo in realtà una Fed che sta solamente alzando i tassi, impaziente di vedere gli effetti di questi tassi alti sull’economia reale, cosa che richiede tempo e che ha un effetto dilazionato nel tempo.

La Fed sta agendo come se fossimo in un videogioco manageriale, dove all’aumentare dei tassi scende l’inflazione e finché l’inflazione non scende si aumentano i tassi senza calcolare le influenze che ogni aumento dei tassi ha sull’economia nel tempo. In sostanza, se la Fed dovesse proseguire con questo ritmo di aumento dei tassi, potremmo correre il rischio di vedere un’economia in cui l’inflazione inizia a scendere drasticamente in conseguenza di una forte diminuzione della circolazione della moneta nel sistema e rischiare poi di vedere un periodo di deflazione dove le banche saranno poi costrette a diminuire i tassi molto velocemente.

La situazione tecnica del Nasdaq

Ieri si è presentata di fatto l’ultima occasione per vedere dei mercati azionari che potessero utilizzare un evento market mover per confermare questo trend di rimbalzo, cosa che non è avvenuta almeno per il momento. Vediamo ora una configurazione tecnica su base settimanale che sembra improntata verso il basso e che potrebbe portare i mercati a vedere di nuovo i minimi nel corso delle prossime settimane. In effetti avevamo messo in conto un primo trimestre dell’anno in positivo e siamo giunti ora a superare la metà di questo primo trimestre. Attenzione quindi a cosa potrà fare il Nasdaq nel corso delle prossime settimane visto che su base settimanale vediamo una configurazione tecnica che sembra improntata al ribasso.

Potrebbe essere probabile vedere un Nasdaq ritornare verso gli 11500 punti nel corso delle prossime settimane ed eventuali allunghi sui massimi potrebbero essere una buona occasione per vedere un mercato partire di nuovo al ribasso. In sostanza, da ora bisognerà fare molta attenzione.

Nasdaq grafico settimanale Nasdaq grafico settimanale In verde l'area venduta nelle scorse settimane e in nero il livello di possibile target di movimento

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