Mercati emergenti ad un punto di svolta?

I mercati emergenti potrebbero avvicinarsi ad un punto di svolta secondo Franklin Templeton Investments

Mercati emergenti ad un punto di svolta?

I mercati emergenti si stanno avvicinando ad un punto di svolta.

Ne sono convinti gli analisti di Franklin Templeton Investments che hanno comunque fatto notare come alcune economie, quali le Filippine, non abbiano ancora sofferto, ma lo faranno.

L’incertezza oggi aleggiante sui mercati emergenti ha portato gli esperti a non esporsi più di tanto sul dollaro e mantenere posizioni più neutrali. Su alcune valute però gli analisti hanno scelto di scommettere contro e a favore.

“Stiamo cercando di non prendere decisioni importanti sul dollaro perché pensiamo che potrebbe scoppiare da un momento all’altro.”

Gli esperti stanno dunque aspettando un punto di svolta sugli emergenti che potrebbe giungere da un momento all’altro.

Mercati emergenti: le scommesse di Templeton

Stando a quanto confermato da Chris Siniakov, managing director di fixed income di Templeton, gli analisti stanno attualmente shortando il peso filippino, mentre sono convinti che il dollaro australiano perderà terreno contro quello neozelandese

I mercati emergenti hanno fino ad ora vissuto un 2018 particolarmente stressante. I timori di guerra commerciale, il progressivo apprezzamento del dollaro che ha guadagnato più del 5% da aprile, la riforma fiscale statunitense, l’impennata dei rendimenti del Treasury. Tutto ha in qualche modo contribuito ad affossare le economie di Turchia, Argentina, Sudafrica e Co.

Una situazione, quella descritta, che potrebbe continuare secondo Siniakov. Il dollaro avanzerà ancora nel momento in cui, all’inasprirsi dei rapporti commerciali USA-Cina, farà seguito l’avversione al rischio degli investitori che torneranno sugli asset rifugio. Anche le politiche monetarie delle banche centrali mondiali influenzeranno il futuro dei mercati emergenti.

Secondo un modello recentemente costruito da JP Morgan, tra l’altro, le citate economie si indeboliranno a tal punto da bruciare almeno il 48% sull’azionario. Le valute dei mercati emergenti, invece, perderanno il 12% mentre Wall Street brucerà il 20%, i prezzi degli energetici il 35% e i metalli di base il 29%.
Il tutto dipenderà:

“dal ritmo con cui le banche centrali attueranno la normalizzazione, dalle dinamiche del ciclo economico e da eventi esterni, quali la possibile escalation della guerra commerciale intrapresa dall’amministrazione USA.”

I mercati emergenti, insomma, potrebbero continuare a risentire delle attuali condizioni economiche e finanziarie mondiali.

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Argomenti:

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