Dopo tre anni di forti rialzi dei mercati internazionali, una delle domande che investitori e osservatori si pongono più spesso è questa: quali sono le probabilità che il quarto anno, il 2026, possa essere ancora positivo?
A questa domanda non si può rispondere con certezze assolute. È però possibile affiancare alle probabilità alcune medie storiche che, se lette correttamente, forniscono un quadro estremamente interessante e utile per orientarsi.
È fondamentale chiarirlo fin dall’inizio: il futuro non è controllabile e non è prevedibile in modo deterministico. I mercati finanziari sono sistemi complessi, influenzati da variabili economiche, politiche, psicologiche e geopolitiche. Tuttavia, è possibile farsi un’idea di ciò che potrebbe accadere osservando attentamente ciò che è già successo in passato.
Come sosteneva Giambattista Vico, l’uomo tende a comportarsi più o meno sempre allo stesso modo e, poiché l’uomo è il protagonista degli eventi storici, la storia tende a ripetersi. Applicato ai mercati finanziari, questo principio non significa che gli eventi si ripetano in modo identico, ma che certe dinamiche, certi tempi e certi comportamenti ricorrano con sorprendente regolarità. È su questo presupposto che possiamo provare a formulare ipotesi per il 2026 con qualche probabilità a favore.
Un metodo matematico e storico
Oggi utilizzeremo un metodo matematico e storico che in passato ha permesso di formulare previsioni rivelatesi preziose per chi le ha studiate e applicate con disciplina. Nei mercati americani, analizzati su un arco temporale che va dal 1898 a oggi, emergono infatti date e finestre temporali che tendono a ripetersi. Attorno a queste date, nel corso dei decenni, si sono spesso concentrati minimi e massimi di mercato, sia assoluti sia relativi.
Un primo esempio è rappresentato dalle ciclicità annuali. Ogni anno, con una frequenza sorprendente, osserviamo che:
- novembre e dicembre tendono a essere mesi positivi;
- ottobre è spesso associato a fasi di correzione;
- settembre è storicamente uno dei mesi più deboli.
Se poi si analizzano le principali correzioni degli ultimi 100 anni, emerge un ulteriore dato significativo: molti minimi rilevanti si sono formati in ottobre oppure nella prima decade di marzo.
Frattale previsionale 2026 e date di setup per il Dow Jones
Il grafico mostra il frattale previsionale per il 2026 ottenuto analizzando circa 150 anni di Borsa. Sovrapposte sono indicate le date più probabili dove si potrà formare un massimo o un minimo.
La logica dei minimi e dei massimi
Questo porta a una riflessione pratica. Se, ad esempio, è in corso una correzione e ci troviamo nel mese di settembre, diventa plausibile ipotizzare che il minimo possa formarsi nella parte centrale di ottobre. Allo stesso modo, se intorno al 6 gennaio si è formato un massimo e tra gennaio e febbraio prende avvio una fase correttiva, il minimo potremmo attenderlo, con buona probabilità, nella prima decade di marzo.
Non si tratta di certezze, ma di probabilità storiche che, se integrate con altri strumenti di analisi, possono offrire un vantaggio significativo.
Cosa attendiamo per il 2026?
Arriviamo ora al punto centrale: cosa possiamo attenderci per il 2026? Per rispondere, è stata costruita una mappa di prezzo e tempo basata sulle medie storiche. In particolare, sono stati combinati:
- gli anni che rappresentano il sesto anno del decennio;
- il secondo anno del ciclo presidenziale americano;
e, successivamente, sono state calcolate le date in cui, storicamente, si sono concentrati i minimi e i massimi più importanti, sia assoluti sia relativi.
Il risultato è una vera e propria mappa temporale che non indica il prezzo, ma le aree temporali a maggiore probabilità di svolta.
L’andamento atteso secondo la mappa
Come si nota dal grafico (e dalla mappa storica), la probabilità è che il 2026 possa chiudere in negativo rispetto al prezzo di apertura. Questo non significa un anno privo di movimenti interessanti, anzi.
Tra alti e bassi, il massimo annuale potrebbe formarsi nell’ultima decade di aprile, per poi lasciare spazio a una fase ribassista che potrebbe estendersi fino a ottobre.
Questo schema è coerente con quanto osservato più volte nella storia: una prima parte dell’anno dinamica e positiva, seguita da una fase correttiva più profonda nella seconda metà.
Le date chiave del 2026
Secondo questo studio, le date più importanti dell’anno — quelle attorno alle quali si sono storicamente concentrati snodi cruciali — sono le seguenti:
- 11 febbraio
- 19 marzo
- 20 aprile
- 18 maggio
- 21 agosto
- 20 ottobre
- 24 novembre
- 24 dicembre
Queste date non vanno interpretate come punti esatti di inversione, ma come finestre temporali sensibili: aree in cui è più probabile l’emergere di minimi o massimi significativi.
Un vantaggio competitivo per chi osserva
Chi utilizzerà questa mappa applicandola ai mercati americani avrà, metaforicamente, una lampadina accesa. Non una sfera di cristallo, ma una vista meno oscurata, con qualche probabilità in più dalla propria parte.
Tutti gli altri mercati, va ricordato, sono correlati a quelli americani per circa il 76%, il che rende questa mappa potenzialmente utile anche su indici e asset internazionali.
In passato, queste mappe hanno mostrato un’attendibilità sorprendente. Non sempre, non in modo perfetto, ma abbastanza spesso da meritare attenzione e rispetto. Ora resta da vedere se anche questa volta la storia sceglierà di fare rima con sé stessa.
Il 2026 sarà il giudice finale.