Memorandum Libia: ministro Lamorgese lo difende. Cos’è l’intesa e come cambiarla

Memorandum Libia: il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese difende l’intesa e propone cambiamenti. I dettagli.

Memorandum Libia: ministro Lamorgese lo difende. Cos'è l'intesa e come cambiarla

Memorandum Libia: il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha riferito alla Camera sul rinnovo del patto che l’Italia ha firmato con Tripoli nel 2017.

Le ultime notizie riferiscono della volontà bilaterale di rivedere alcuni aspetti dell’intesa, con l’obiettivo di migliorare alcuni punti considerati critici soprattutto a livello umanitario. L’Italia ha già annunciato che la Libia si è resa disponibile ad aggiornare le condizioni dell’accordo.

Intanto, però, anche su questo tema la maggioranza rischia di dividersi tra chi ritiene il patto ancora una valida proposta politica e chi, invece, lo considera un fallimento.

In gioco c’è la futura politica nazionale sull’immigrazione. Quali prospettive si aprono con un memorandum Libia rinnovato?

Memorandum Libia: di cosa si tratta?

Il memorandum con la Libia è stato siglato nel 2017, quando il nostro Paese stava affrontando il momento più acuto della crisi dei migranti provenienti soprattutto dalle coste libiche.

Per favorire una collaborazione con la Guardia Costiera di Tripoli, affinché ricominciasse a pattugliare coste e la zona Sar di competenza, l’Italia propose ad Al Serraj un accordo. Sostanzialmente, il governo Gentiloni garantì, secondo dati Oxfam, 150 milioni di euro in tre anni per addestrare le forze della Libia addette al controllo dei barconi in mare.

A livello concreto, gli obiettivi dell’Italia sono stati raggiunti. L’attuazione del memorandum, infatti, ha portato ad un drastico calo degli sbarchi.

Per questo il ministro dell’Interno ha difeso il patto, ricordando che:

“Nel confronto con il 2017 si sono contratti i flussi dalla Libia e si è registrata una forte riduzione delle vittime in mare. Il Memorandum ha contribuito a questi risultati, ma esso è anche importante per evitare l’isolamento delle autorità libiche”.

Perché serve un miglioramento? Innanzitutto per la questione umanitaria. I centri di detenzione libica nella quale sono tenuti i migranti e dove sono stati riportati migliaia di richiedenti asilo intercettati dalla guardia costiera della Libia si sono rivelati veri e propri lager.

La grave violazione dei diritti umani ha suscitato perplessità e forti critiche nei confronti dell’accordo voluto dall’Italia. La Libia, non essendo considerata un porto sicuro, non può essere la terra dove ricollocare migranti fermati in mare.

Le proposte italiane per migliorare l’intesa libica

Il tema è scottante e molto delicato: quello delle migrazioni e dei diritti umani. Per questo l’Italia intende riprendere il memorandum e migliorarlo in punti chiave.

Come cambiarlo? Le proposte di una riformulazione, spiegate dal ministro, sono almeno cinque:

  • chiudere gradualmente i centri di detenzione, luoghi di torture e violenze
  • aprire nuove strutture di accoglienza di migranti in Libia controllate da Unchr e Oim
  • intensificare l’utilizzo dei corridoi umanitari per evacuare il numero più alto possibile di migranti nei centri di detenzione, attraverso accordi bilaterali
  • rafforzare i confini di terra al sud della Libia
  • intensificare i progetti di sostegno alla Libia per attrezzature mediche, ambulanze, materiali scolastici

Il cammino del rinnovo del patto tra i due Paesi non è privo di ostacoli. Già oggi, durante il discorso informativo del ministro dell’Interno, il deputato PD Orfini ha abbandonato l’aula. Le parole di difesa sul Memorandum e sulla Libia sono state considerate un affronto alle gravi tragedie umanitarie causate proprio dal patto.

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