Meglio scegliere un BTP con cedola al 3,25% o conto deposito vincolato a 3 anni?

Stefano Vozza

9 Aprile 2026 - 11:45

Rendimenti complessivi a confronto sul reddito fisso a quasi parità di durata complessiva ma tutta una serie di divergenze di fondo

Meglio scegliere un BTP con cedola al 3,25% o conto deposito vincolato a 3 anni?

Se è vero, com’è vero, che le vie degli investimenti sono infinite, altrettanto può dirsi per le valutazioni tra due o più possibili prodotti concorrenti. Qui, in particolare, ci soffermeremo su due classici strumenti del reddito fisso e ne vaglieremo i rispettivi punti di forza e di debolezza. Ovviamente hanno tutta una serie di divergenze di base tipo la natura emittente, il regime fiscale e delle spese, la garanzia sul capitale, etc. Entriamo nel vivo e vediamo i potenziale pro e contro di un 10% complessivo con il BTP 3,00% e il conto deposito vincolato al 3,25%

Aprire un conto deposito per guadagnare il 10% totale

Consideriamo una prima alternativa del 10% complessivo attraverso lo strumento del conto deposito (CD) di matrice bancaria. Per “accelerare i tempi” immagineremo un rapporto a vincolo, che solitamente rende di più rispetto a quello libero a parità di attesa.

Su un portale specializzato in comparazioni di questi prodotti notiamo subito che i tassi annui lordi sono generalmente rimasti al mese scorso. Cioè il grosso dei rendimenti offerti dalle banche non ha ancora subito ritocchi all’insù che invece si sono visti sul comparto obbligazionario. Su un comparatore online, per esempio, le prime 7 proposte a 36 mesi prevedono interessi tra il 2,80% e il 3,25% annuo, ossia tra il 2,07% e il 2,41% al netto della ritenuta d’acconto.

In particolare, solo in un caso su sette è al momento possibile conseguire un quasi 10% lordo complessivo, 9,75% per la precisione. Poi in tutti i casi andrà appurato se la disponibilità del deposito è aperta a tutti i risparmiatori o solo ai clienti dell’istituto emittente. Ancora, se quest’ultimo ammette o no lo svincolo anticipato, quali sono i tempi di liquidazione degli interessi e, infine, l’insieme delle condizioni economiche.

Sfiorare il 10% totale con i titoli di Stato

Spostiamoci dalle banche ai prodotti a garanzia sovrana tipo i titoli di Stato. La fiammata degli yield di marzo ha acceso gli appetiti e i potenziali ritorni a scadenza su quest’asset. Per farci un’idea, tra il 26-27 marzo il BTP 10Y è andato oltre il 4% annuo lordo, mentre un mese prima rendeva intorno al 3,35-3,45%. Ecco spiegato nei numeri il significato di “giusto” timing di ingresso su un dato prodotto. Cioè uno stesso strumento finanziario in due tempi ravvicinati differenti rende un X scarto in più o in meno a seconda dei casi.

Nel nostro, intorno al 7-8% complessivo nello spazio di un mesetto circa.

Ovviamente nessuno può dire con certezza assoluta che gli attuali siano i massimi yield di periodo. Anzi, laddove le tensioni sul fronte Iran dovessero tornare forti e persistenti, e a cascata quelle sull’inflazione e quindi ritocchi dei tassi BCE, ecco servito il riesplodere dei rendimenti. Giovedì 2 lo spread BTP-Bund 10Y ha chiuso a 85 punti (dati: Borsa Italiana), dopo il recente picco over 100 punti. Ora, proiettandoci al futuro ma con uno sguardo al passato, tornerà ai 60 basis point di febbraio o ai quasi 130 di aprile ’25? O sarà diretto verso altri traget, e quali ed entro quali tempi?

Il BTP Tf 3,00% Ag29 Eur

Allo stato attuale delle quotazioni, il BTP Tf 3,00% Ag29 ha la forza di avvicinarsi al 10% lordo complessivo da qui al suo rimborso. Il titolo viaggia sulla pari, e ha chiuso l’ottava prima di Pasqua a 100,10 centesimi. Tuttavia, solo una manciata di giorni fa il minimo annuo è stato a 98,90 e non è da escludere che in futuro non lo ritesti e/o ne formi di nuovi.
Parimenti potrebbe imboccare la via dei rialzi (dei corsi, quindi di discesa degli yield) e portarsi a ridosso del massimo annuo a 102,25. Premesso ciò, l’obbligazione ha identificativo ISIN IT0005365165 scade il 1° agosto 2029, tra 3,33 anni. Da qui ad allora il rendimento lordo complessivo sfiora il 10%, non male se letto alla luce del rapporto tempo-rischio-rendimento. La duration modificata è del 3,07 come a dire che i prezzi saranno poco volatili sul MOT, mentre lo yield avrebbe la forza di generare un ritorno reale positivo. Tutto dipenderà dal futuro trend rialzista dei prezzi: se contenuto entro il 2,5-2,6% annuo medio, l’integrità del potere d’acquisto è assicurata.

10% complessivo con il BTP 3,00% e il conto deposito vincolato al 3,25%: pro e contro

A grandi linee, i ritorni lordi complessivi dei due strumenti d’investimento si avvicinano a quasi parità di rischio e durata. Certo, vi sono dettagli che possono fare la differenza tra l’uno e l’altro a seconda dei casi.

Sul tema “smobilizzo” della posizione, per esempio, il BTP è più vantaggioso del CD dove tutto è nelle mani della banca di turno. Il BTP Tf 3,00% Ag29 non rientra tra i bond MEF con i maggiori volumi daily scambiati, ma dal lunedì al venerdì è pur sempre liquidabile sul MOT. Le considerazioni si spostano a vantaggio del CD sul fronte spese di gestione (commissioni e conto titoli) e mancata necessità MIFID, un’incombenza per molti risparmiatori. Quanto alla garanzia sul capitale, i rapporti sono del tipo fino a 100mila € per il CD e teoricamente illimitata sui BTP. Infine c’è la considerazione in merito alla disponibilità di sottoscrizione del prodotto di turno, ampia in un caso (bond MEF) e ristretta nei CD. Qui, infatti, spesso i maggiori tassi sono appannaggio della sola cliente dell’istituto di credito emittente.

Concludendo, se il dossier titoli è già attivo e i capitali da investire non sono esigui allora c’è che il prodotto sovrano si lascia preferire. Il recente rialzo degli yield ne ha ridonato smalto e vigore, almeno fino a quando il mercato li terrà in piedi e/o le banche non metteranno mano ai tassi attivi offerti alla clientela.