Meglio comprare azioni o obbligazioni europee oggi?

R. F.

28 Febbraio 2025 - 07:50

La risposta immediata alla domanda è: tutte e due le asset class sono da preferire. E vediamo perché.

Meglio comprare azioni o obbligazioni europee oggi?

Obbligazioni area euro o azioni area euro: quali preferire?

Se tutto va bene, entro il 2025 la guerra Russia-Ucraina finirà. A questo punto i grandi investitori stanno percependo che un nuovo sforzo di emissione di debito congiunto europeo sta diventando sempre più probabile, proprio mentre l’area euro si appresta ad aumentare la spesa per la difesa.

La reazione modesta sui mercati obbligazionari in euro alla suddetta prospettiva è emblematica: non c’è stato un rialzo duraturo ma solo momentaneo dei tassi governativi. E parliamo di mercati obbligazionari che di solito sono preoccupati per una maggiore spesa pubblica di un emittente sovrano. E questo ci rincuora sul trend discendente dei rendimenti area euro per tutto il 2025.

Nel frattempo, mentre le discussioni sulla difesa comune europea accelerano in queste ultime settimane, la sostanziale stabilità dei tassi governativi a lungo termine ci suggerisce che gli investitori dei mercati obbligazionari considerano l’aumento del debito pubblico dei Paesi europei come gestibile finora, anche perché i programmi di aumento delle spese in armamenti sono di durata pluriennale e non di immediato realizzo.

Nascerà forse un fondo comune europeo per le spese per la difesa? Penso proprio di sì. I mercati oramai si aspettano una qualche forma di finanziamento congiunto europeo, similmente a quanto già successo cinque anni fa, dopo che l’Unione Europea ha lanciato un fondo di recupero per la pandemia da 800 miliardi di euro.

Gli eventi stanno accelerando, grazie alla svolta in politica estera impressa dall’amministrazione Trump. Alla fine dello scorso anno, gli investitori ritenevano che il prestito congiunto dall’UE fosse meno probabile. Ma la necessità di una realizzazione di un progetto di difesa congiunta, per rispondere alla Russia di Putin che si sta armando incessantemente dal 2014, è riaffiorata.

L’UE ritiene che siano necessari 500 miliardi di euro di investimenti nei prossimi 10 anni. Ma aumentare la spesa per la difesa al 3% del PIL a livello globale nell’UE richiederebbe, in totale, quasi 200 miliardi di euro di spesa all’anno in più per i paesi aderenti alla unione europea.

Tuttavia è molto presto per affermare che la maggior spesa porterà i tassi governativi più in alto, cioè che i trend sui tassi UE si stiano per invertire (da trend ribassista a trend rialzista) e questo lo vediamo nei fatti. Il rendimento decennale della Germania è aumentato di meno di 10 punti base dopo che Trump ha avviato i colloqui con la Russia, ma da allora ha invertito quel movimento. L’imminenza dei ribassi BCE fa indubbiamente da contraltare alla pressione rialzista sui decennali europei.

Focus sulle obbligazioni europee

E ricordatevi che gli spread fra bond governativi area euro, cioè i rendimenti aggiuntivi che Italia e Spagna pagano sopra la curva del Bund - ho citato i due Paesi che avranno il maggior impegno di spesa, perché oggi spendono molto meno del 2% del loro PIL per la difesa -, sono appena cambiati. Il rischio Italia poi è decisamente meno percepito dai mercati oggi che non nell’ottobre 2022, alla nascita del governo Meloni.

SPREAD DI RENDIMENTO A DIECI ANNI ITALIA-SPAGNA DALL'AVVENTO DEL GOVERNO MELONI (ott.2022=250bps) AD OGGI (110bps) SPREAD DI RENDIMENTO A DIECI ANNI ITALIA-SPAGNA DALL’AVVENTO DEL GOVERNO MELONI (ott.2022=250bps) AD OGGI (110bps) Fonte: BLOOMBERG

Alcuni analisti ritengono che anche la Germania, che dovrà affrontare un deficit di spesa pubblica per le spese militari, potrebbe beneficiare del debito congiunto che finora ha contrastato apertamente.
La Germania sta cercando infatti potenzialmente centinaia di miliardi di euro per la maggior spesa in difesa per il biennnio 2025-2026.

Il grafico Bloomberg sottostante mostra che Italia e Spagna, che sono già molto indietro rispetto a un obiettivo di spesa che la NATO probabilmente aumenterà notevolmente, non hanno visto significativi cambiamenti nelle loro curve dei tassi sui mercati obbligazionari, nonostante l’attenzione crescente sull’ammontare teorico della spesa europea per la difesa.

Bloomberg: andamento correlato dei rendimenti a 10 anni di italia e spagna da inizio anno ad oggi

Andamento correlato dei rendimenti a 10 anni di Italia e Spagna da inizio anno ad oggi Andamento correlato dei rendimenti a 10 anni di Italia e Spagna da inizio anno ad oggi Fonte: BLOOMBERG

Il contenuto generato dall’IA potrebbe non essere corretto.

È solo una questione di tempo ma il fondo comune europeo per la difesa prima o poi nascerà.

Che si tratti di un nuovo veicolo di finanziamento che includa la Gran Bretagna - l’esito più gradito dagli investitori, rendendo il fondo un prestatore permanente su base allargata - o un fondo che emetta solo ulteriori obbligazioni UE, ci aspettiamo che una soluzione congiunta al problema delle spese militari è prevista, sebbene non immediata. E che ci sia una volontà politica risoluta di avviare questo progetto di difesa comune lo vediamo da un fatto molto importante: il blocco dei Paesi europei sta considerando di esentare la spesa per la difesa dalle regole del deficit di bilancio di Maastricht.

Tanto per iniziare, si potrebbero trasferire circa 90 miliardi di euro di prestiti inutilizzati dei fondi della pandemia, per finanziare la nascita del fondo comune della difesa. Pertanto si tratta di una nascita non a breve termine: un ulteriore debito congiunto UE per la difesa potrebbe non arrivare prima del 2027.

La domanda è: quanto prestito supplementare gli investitori saranno disposti a tollerare, quando già oggi stanno acquistando quantità record di debito della zona euro e sono preoccupati per i deficit elevati nelle grandi economie europee?

È estremamente difficile dirlo oggi, ma la fine della guerra in Ucraina e la politica monetaria BCE di ribasso dei tassi potrebbero innescare una crescita endogena in area euro tale che - aumentando il gettito fiscale dei governi - alla fine un impatto catastrofico sui deficit pubblici non lo avremo. E quindi i rendimenti del decennale francese o italiano o spagnolo non dovrebbero schizzare in alto. A parità di aspettative inflazionistiche, ovviamente.

Insomma, mi pare di poter dire che i tassi governativi in area euro non saliranno nel 2025/2026 per l’aumento delle spese per la difesa. Potranno aumentare solo se inverte il trend dell’inflazione, ma è cosa che ad oggi mi pare assolutamente impossibile che accada, almeno per il 2025.

La conclusione di questo discorso è: con l’inflazione in discesa, possiamo ancora continuare a comprare il decennale e il trentennale europeo, BTP e OAT francesi soprattutto, perché i mercati non hanno paura dell’aumento dei debiti pubblici per il finanziamento delle spese in difesa, visto che la nascita di un fondo comune europeo per la difesa rende le cose più semplici di quello che sono. 

C’è anche un’altra considerazione da fare: gli investitori obbligazionari vogliono anche vedere se l’aumento della spesa per la difesa stimolerà la crescita della zona euro, rendendo i livelli di debito più sostenibili.

Focus sulle azioni europee

E passiamo ad un’altra asset class fra le mie preferite: le azioni europee. Come noto, una solida stagione di utili del quarto trimestre sta spingendo ancora una volta le azioni europee a un livello record.

Al 26 febbraio, con il 75% della capitalizzazione di mercato europea che ha già pubblicato i bilanci 2024, abbiamo una quota del 18% delle aziende dell’Eurostoxx600 che ha superato le previsioni sugli utili e una quota del 52% delle aziende che hanno superato le previsioni sulle vendite, secondo Morgan Stanley. Non male direi. Il settore finanziario soprattutto è quello che si è distinto positivamente, grazie ai generosi dividendi riservati agli azionisti. Gli analisti stanno alzando le stime degli utili 2025 in risposta a questi dati, soprattutto in base a quelli relativi all’ultimo trimestre 2024, mentre negli Stati Uniti le aspettative sugli utili 2025 sono state riviste leggermente al ribasso rispetto alle previsioni dell’autunno 2024. Questo è uno dei motivi per cui lo Stoxx 600 ha sovraperformato l’S&P 500 quest’anno.

Gli investitori internazionali stanno quindi apprezzando vieppiù le azioni europee e potrebbero aumentare l’esposizione ai settori difensivi e anche altri settori: per esempio, oggi anche le aziende del settore delle bevande e della sanità stanno registrando ottimi risultati trimestrali.

Guardate Anheuser-Busch InBev: il rialzo del 26 febbraio è tra i migliori dello Stoxx 600 grazie a utili superiori alle attese e a segnali di ripresa delle vendite negli Stati Uniti, mentre i prezzi più alti del caffè hanno favorito le vendite organiche di JDE Peet’s. Anche la tedesca Fresenius, attiva nella sanità, ha superato le aspettative sui risultati del 2024 e in special modo quelli dell’ultimo trimestre 2024. Tuttavia, anche i settori più ciclici, come quello minerario e delle costruzioni, stanno guidando gli ultimi guadagni: sono forse le aspettative per gli impegni europei nell’attuare il programma di ricostruzione dell’Ucraina? Forse sì.

Alcuni dicono che ci sono segnali che il rally delle azioni europee possa essere surriscaldato, ma gli afflussi di capitali continuano ad arrivare, provenienti sia dall’America che dal Sol Levante. In Germania d’altronde la prospettiva di una maggiore spesa pubblica destinata a sostenere la domanda interna hanno fornito un nuovo catalizzatore per il rialzo del DAX, mentre il continuo sell-off del settore tecnologico negli Stati Uniti potrebbe rendere le azioni europee ancora relativamente attraenti, a seguito di una rotazione di portafoglio dei gestori internazionali.

Anche le azioni europee, oltre alle obbligazioni europee, potrebbero essere quindi un terreno fertile dove investire la vostra liquidità nel 2025.

Non ritengo infatti che la guerra sui dazi sarà una vera e propria guerra, poiché Trump sta giocando la sua “partita a scacchi” con il resto del mondo, se ottiene quello che vuole in termini geopolitici, è pronto a rinunciare all’aumento delle tariffe all’import, e nemmeno ritengo che un aumento dei dazi all’import possa provocare un risveglio dell’inflazione, come d’altronde già evidenziato nel mio articolo del 13 febbraio su queste pagine (vedi qui: Vi spiego le (reali) conseguenze della guerra dei dazi sui mercati finanziari).

Quindi, coerentemente con il vostro profilo di rischio e nell’ambito di un processo di diversificazione dei vostri asset, mi vengono in mente questi 2 ETF molto liquidi e con basse commissioni di gestione, che potrebbero fare al caso vostro:

1) iShares Core MSCI Europe UCITS ETF EUR (etf ad accumulazione) ISIN IE00B4K48X80 Ticker SMEA
Il iShares Core MSCI Europe UCITS ETF EUR (Acc) replica l’indice MSCI Europe. L’indice MSCI Europe replica i principali titoli azionari di 15 paesi europei industrializzati. Le commissioni di gestione sono molto basse: infatti l’indice di spesa complessiva (TER) dell’ETF è pari allo 0,12% annuo. Come dimensioni delle masse è l’ETF più grande che replica l’indice MSCI Europe. L’ETF replica la performance dell’indice sottostante con replica a campionamento (acquistando solo i componenti più importanti dello stesso, che è fatto di ben 420 componenti). I dividendi dell’ETF sono accumulati e reinvestiti nell’ETF. Ma, come dicevo, è un ETF di dimensioni molto grandi con un patrimonio gestito pari a 9.593 mln di Euro. L’ETF è stato lanciato il 25 settembre 2009 ed ha domicilio fiscale in Irlanda.

2) Amundi Stoxx Europe 600 UCITS ETF (etf ad accumulazione) ISIN LU0908500753 Ticker MEUD
L’Amundi Stoxx Europe 600 UCITS ETF Acc replica l’indice STOXX® Europe 600. L’indice STOXX® Europe 600 replica le 600 più grandi società europee. Questo etf è ancora più economico in quanto a spese di gestione, rispetto al primo etf di cui sopra. L’indice di spesa complessiva (TER) dell’ETF è pari allo 0,07% annuo. Anzi, è l’ETF più economico e più grande fra quelli che replicano l’indice STOXX® Europe 600. L’ETF replica la performance dell’indice sottostante con replica fisica totale (acquistando tutti i componenti dello stesso). I dividendi dell’ETF sono accumulati e reinvestiti nell’ETF. L’ETF Amundi Stoxx Europe 600 UCITS ETF Acc è un ETF di dimensioni molto grandi con un patrimonio gestito pari a 9.306 mln di Euro. L’ETF è stato lanciato il 3 aprile 2013 ed ha domicilio fiscale in Lussemburgo.

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