Tre titoli ai massimi storici: cosa dicono target e giudizi degli analisti su Banca Mediolanum, Poste Italiane e Prysmian, e se ai prezzi attuali resta ancora margine.
C’è un momento preciso, nei mercati, in cui la parola “massimo storico” cambia sapore. Fino al giorno prima è una medaglia: forza relativa, fiducia, flusso di acquisti. Dal giorno dopo diventa un interrogativo: quanto di quel rialzo è ancora “sostenibile” e quanto, invece, è già stato messo a bilancio dal mercato.
Quando più titoli arrivano contemporaneamente su nuovi record, la tentazione è doppia. Da un lato cresce l’euforia: “segnale che l’economia gira, che il rischio è premiato”. Dall’altro emerge la paura opposta: “ora non resta più niente”. In mezzo ci sono i numeri, e soprattutto un elemento che spesso viene frainteso: non è il prezzo assoluto a dire se un titolo è “al capolinea”, ma la distanza tra le aspettative implicite nel prezzo e quelle espresse, con prudenza o convinzione, dagli analisti.
È in questo spazio che si inserisce la domanda: tre azioni hanno toccato il massimo storico - Banca Mediolanum, Poste Italiane e Prysmian - ma per gli analisti sono davvero arrivate al capolinea? La risposta, come spesso accade, non è un sì o un no. È una fotografia fatta di consenso, dispersione delle stime, target medi e target estremi, che racconta tre storie molto diverse pur partendo dallo stesso punto: un record di prezzo. [...]
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