Il panico regna sovrano sui mercati: l’indicatore della paura e dell’avidità segnala un clima di forte timore e non si intravede ancora un recupero. Il VIX, l’indice di volatilità dell’S&P 500, è in costante crescita dai minimi dell’anno.
Nel frattempo, Donald Trump inizia a parlare di recessione, e solo le parole rassicuranti di Jerome Powell hanno dato un leggero sollievo alle borse. Tuttavia, anche la statistica dovrebbe tranquillizzare gli investitori: non tutte le correzioni si trasformano in crisi. Infatti, dal 2000 ad oggi, su 10 correzioni registrate, solo 3 si sono trasformate in veri bear market.
Cosa significa esattamente?
Cosa si intende per bear market?
Un bear market si verifica quando i mercati subiscono una contrazione pluriannuale superiore al 20%. Al contrario, una correzione è un calo significativo dei mercati, anche profondo, ma che viene rapidamente recuperato.
Curiosamente, guardando all’S&P 500, un indice geografico tendenzialmente più volatile rispetto ad altri benchmark globali, solo 3 delle 10 correzioni avvenute dal 2000 ad oggi si sono trasformate in veri e propri bear market.
Questo significa che, nel 70% dei casi, quando il mercato crollava e gli investitori correvano ai ripari, la scelta di vendere o coprirsi con strumenti derivati sarebbe stata un errore, poiché il mercato avrebbe recuperato nell’arco di un anno. A confermarlo è uno studio condotto da Charles Schwab sui dati di Morningstar.
Allo stesso modo, un bear market dal 2000 ad oggi non ha mai comportato la rottura definitiva dei minimi precedenti. Anche nei casi più estremi, come nel 2008 e nel 2020, il mercato si è avvicinato pericolosamente ai minimi, ma senza infrangerli in modo significativo. Tuttavia, ciò non ha impedito ai pessimisti di invocare il prossimo «Armageddon finanziario», che poi non si è mai concretizzato.
Quali sono i livelli chiave da monitorare?
Se consideriamo il 20% come una soglia critica di contrazione e i minimi delle precedenti correzioni come punti di riferimento statistici importanti, possiamo ottenere un quadro più chiaro.
Ad oggi, dai massimi, l’S&P 500 ha subito una correzione di quasi il 10%, il che significa che siamo ancora lontani da un vero bear market. Per definirlo tale, la contrazione dovrebbe essere almeno il doppio di quella attuale.
Anche se il mercato scendesse del 20% nel corso dell’anno, parlare di «Armageddon finanziario» sarebbe comunque eccessivo. Infatti, il prezzo dista ancora più del 38% dai minimi dell’ultimo ciclo di ribassi (il 2022).
S&P 500, 1W
Grafico a candele settimanali dell'indice S&P 500. Fonte: baha.com
Cosa aspettarsi?
Se la storia ci insegna qualcosa, è che la maggior parte delle correzioni non si trasforma in crisi strutturali. Il rischio resta, perché come in ogni statistica, ci sono casi estremi. Comunque, i numeri parlano chiaro: nella maggior parte dei casi, chi ha mantenuto la calma, non si è ritrovato con un portafoglio di lungo con una perdita per troppo tempo inferiore al 20%.