Manovra 2027, è giusto che siano le banche a pagare di più?

Redazione

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La Lega chiede un contributo strutturale alle banche per finanziare la manovra 2027, l’Abi dice no. Tu cosa ne pensi? Di’ la tua nel sondaggio di Money.it.

Manovra 2027, è giusto che siano le banche a pagare di più?

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Chi deve pagare la Legge di Bilancio 2027? Mentre il governo cerca le coperture per l’ultima manovra della legislatura, torna al centro del dibattito il contributo delle banche: la Lega lo vuole «definitivo e strutturale», l’Abi risponde che un accordo esiste già e va rispettato, la maggioranza si divide.

Tu cosa ne pensi? È giusto chiedere agli istituti di credito di versare di più per finanziare taglio delle tasse, pensioni e misure contro il caro-energia? Di’ la tua rispondendo al sondaggio di Money.it.

Manovra 2027, è giusto che siano le banche a pagare di più?

Il sondaggio di Money.it

Il presente sondaggio ha finalità esclusivamente informative e di coinvolgimento dei lettori. I risultati non hanno valore statistico o scientifico, in quanto il campione dei partecipanti non è controllato né selezionato secondo criteri metodologici rappresentativi della popolazione.

La proposta della Lega: il 5% sugli utili delle grandi banche

A inizio settembre il partito di Matteo Salvini ha indicato tra le priorità della manovra un contributo dei primi dieci istituti di credito italiani. La proposta prevede un prelievo del 5% a fronte di utili complessivi superiori ai 50 miliardi, con un gettito stimato tra 2 e 3 miliardi di euro da destinare a famiglie e imprese colpite dal caro-energia, alle pensioni e al rafforzamento della sicurezza.

L’argomento a favore è noto: negli ultimi anni le banche hanno beneficiato dei tassi alti, che hanno gonfiato il margine di interesse e portato gli utili del settore ai massimi storici, mentre famiglie e imprese facevano i conti con l’inflazione e con il costo dei mutui.

Il no delle banche: «Gli accordi si mantengono»

La risposta del settore è arrivata dal presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che a margine della 58ª Giornata del Credito ha respinto ogni nuova richiesta. Le banche ricordano di aver già firmato con la manovra 2026 un accordo triennale da circa 10 miliardi, tra rinvio della deducibilità fiscale e liberazione di riserve di capitale. Chiedere altro mentre quell’intesa è in corso significherebbe, nella lettura degli istituti, cambiare le regole a metà partita, con effetti sulla prevedibilità del quadro fiscale e sulla percezione del rischio Italia da parte degli investitori.

C’è poi un dettaglio tecnico che pesa: il rinvio della deducibilità non è un’entrata definitiva, ma un’anticipazione di gettito. Lo Stato incassa prima ciò che le banche avrebbero dedotto più avanti, e il conto si riequilibra negli anni successivi.

Una maggioranza divisa

Sul tema il centrodestra non ha una linea comune. Forza Italia respinge ogni prelievo sugli extraprofitti, preferisce un’intesa negoziata con il settore e propone in alternativa di agire sugli acconti d’imposta. In Fratelli d’Italia si insiste sulla distinzione tra «contributo» e «tassa sugli extraprofitti». Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non ha fatto propria la proposta leghista e ha spostato il discorso sulla concorrenza: più competizione nel sistema bancario, ha osservato, riduce di per sé le rendite di posizione.

Perché la partita pesa più del solito

Il Documento programmatico di finanza pubblica approvato il 2 ottobre lascia margini strettissimi: a parte energia e difesa, per tutte le altre misure non c’è deficit aggiuntivo e ogni intervento dovrà essere coperto con tagli di spesa o nuove entrate. Solo il pacchetto fiscale chiesto dalla maggioranza vale circa 7 miliardi, mentre la rivalutazione automatica delle pensioni costerà intorno ai 10 miliardi lordi. In questo quadro qualche miliardo dal settore bancario è una delle poche fonti di gettito politicamente spendibili.

Sullo sfondo c’è anche il mercato: nella seduta del 7 ottobre le azioni delle banche italiane sono state le peggiori d’Europa, schiacciate da petrolio, spread in salita e rendimenti dei titoli di Stato. Un nuovo prelievo potrebbe pesare ulteriormente sulle quotazioni e, secondo i critici, finire per scaricarsi su correntisti e clienti sotto forma di costi e condizioni meno favorevoli.

Le prossime tappe

Il confronto entrerà nel vivo nei prossimi giorni: entro il 15 ottobre il governo deve inviare a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio e intorno al 20 ottobre il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare il disegno di legge di Bilancio. Sarà quello il momento in cui si capirà se il contributo delle banche resterà una bandiera politica o diventerà una voce di copertura.

E tu da che parte stai? Vota nel sondaggio di Money.it: le votazioni restano aperte fino al 18 ottobre.

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# Banche

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