Manovra 2027, le banche dicono no a nuovi contributi. Cosa succede ora?

Ufficio Studi Money.it

7 Ottobre 2026 - 14:41

Patuelli (ABI) respinge un nuovo contributo delle banche nella manovra 2027: «C’è già un accordo triennale da 10 miliardi»

Manovra 2027, le banche dicono no a nuovi contributi. Cosa succede ora?

Le banche non intendono versare un nuovo contributo nella prossima legge di bilancio. A dirlo è il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che oggi, a margine della 58ª Giornata del Credito, ha respinto la richiesta avanzata da alcune forze politiche, anche di maggioranza, ricordando che un’intesa con lo Stato esiste già. Si tratta dell’accordo triennale concluso con la manovra 2026, che vale circa 10 miliardi tra rinvio della deducibilità fiscale e liberazione di riserve di capitale. Su questo punto Patuelli è stato netto: «gli accordi si mantengono».

La proposta della Lega

Il no dell’Abi risponde soprattutto alla Lega. A inizio settembre il partito di Matteo Salvini ha indicato tra le priorità della manovra 2027 un contributo dei primi dieci grandi istituti di credito, che secondo il vicepremier «deve essere definitivo e strutturale». La proposta prevede un prelievo del 5% a fronte di utili complessivi superiori ai 50 miliardi, con l’obiettivo di ricavare tra 2 e 3 miliardi da destinare a famiglie e imprese colpite dal caro-energia e al rafforzamento della sicurezza.

Una maggioranza divisa

Sul tema il centrodestra non ha una linea comune, con Forza Italia che respinge ogni prelievo sugli extraprofitti e preferisce un’intesa negoziata con il settore, come accaduto negli ultimi due anni. Anche in Fratelli d’Italia si insiste sulla distinzione tra «contributo» e «tassa sugli extraprofitti». Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non ha fatto propria la proposta leghista e ha spostato il discorso sulla concorrenza: più competizione nel sistema bancario, ha osservato, riduce di per sé le rendite di posizione a beneficio della collettività.

Cosa c’è in gioco

La partita pesa più del solito, considerando che quella del 2027 è l’ultima legge di bilancio della legislatura e che la maggioranza dovrà finanziare con coperture integrali le misure su cui punta in vista delle elezioni, senza margini di deficit aggiuntivo. In questo quadro, qualche miliardo dal settore bancario rappresenta una delle poche fonti di gettito politicamente spendibili.

Il rinvio della deducibilità fiscale, poi, non è un’entrata definitiva, ma un’anticipazione di gettito. Lo Stato incassa prima ciò che le banche avrebbero portato in deduzione più avanti, e il conto si riequilibra negli anni successivi. Chiedere un nuovo contributo mentre l’accordo triennale è in corso significherebbe, nella lettura delle banche, cambiare le regole a metà partita, con effetti sulla prevedibilità del quadro fiscale e sulla percezione del rischio Italia da parte degli investitori nel settore.

Il confronto entrerà nel vivo nei prossimi giorni, con il Documento programmatico di bilancio da trasmettere a Bruxelles entro metà ottobre e il successivo deposito del disegno di legge in Parlamento. Sarà quello il momento in cui si capirà se il contributo delle banche resterà una bandiera politica o diventerà una voce di copertura.