Il Consiglio dei ministri del 2 ottobre ha fissato il quadro macroeconomico su cui il governo costruirà la legge di Bilancio 2027. I conti non lasciano margini di deficit aggiuntivo per il prossimo anno, al di fuori delle clausole europee per energia e difesa. Che cosa significa per Irpef, pensioni e bonus casa?
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Il perimetro della manovra 2027 adesso è definito. Il 2 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), l’atto che dal 2025 ha preso il posto della vecchia Nadef. Insieme al documento è stata approvata la Relazione al Parlamento sullo scostamento di bilancio, prevista dall’articolo 6 della legge n. 243 del 2012. È il passaggio che precede la presentazione della legge di Bilancio poiché il Dpfp aggiorna le previsioni su crescita, deficit e debito e indica quanto spazio il governo avrà davvero a disposizione.
In sintesi, lo spazio è poco. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha presentato il documento come redatto in un contesto «particolarmente complesso», in cui fare previsioni è sempre più difficile. Il quadro che ne risulta conferma che la manovra 2027 non sarà espansiva, il che rende necessario rileggere le anticipazioni circolate a settembre.
Crescita, deficit e debito: i numeri del Dpfp
Secondo la nota diffusa dal Mef dopo il Cdm, il Dpfp alza la stima di crescita del Pil per il 2026 all’1%. La previsione supera lo 0,9% indicato in estate dall’Ufficio parlamentare di bilancio. Per gli anni successivi il tasso di crescita programmatico si ferma allo 0,8% nel 2027, allo 0,9% nel 2028 e di nuovo allo 0,8% nel 2029. Quella del 2026 resta quindi la crescita più alta dell’intero orizzonte di previsione.
Il rapporto deficit/Pil del 2026 si attesta al 2,9%, sotto la soglia del 3% fissata dalle regole europee. Dal 2027 però il quadro si sdoppia. Lo scenario programmatico che include l’utilizzo della clausola nazionale di salvaguardia (Nec) porta l’indebitamento netto al 3,4% nel 2027, al 3,2% nel 2028 e al 2,3% nel 2029. Senza le spese coperte dalla clausola, il deficit sarebbe invece al 2,8% nel 2027, al 2,6% nel 2028 e al 2,3% nel 2029. La differenza tra i due percorsi, 0,6 punti di Pil all’anno nel biennio 2027-2028, corrisponde esattamente allo spazio chiesto a Bruxelles per energia e difesa.
Per il debito pubblico il Mef indica un valore programmatico del 138,1% del Pil a fine 2026. Il debito sale poi al 138,5% nel 2027, che il Dpfp individua come anno di picco, scende al 137,9% nel 2028 e al 136,6% nel 2029. Il documento attribuisce l’aumento in larga parte all’impatto di cassa dei crediti d’imposta legati ai bonus edilizi, previsto al suo massimo quest’anno. Il rientro successivo è affidato al graduale miglioramento del saldo primario, che nel 2029 dovrebbe arrivare al 2,5% del Pil.
Le clausole per energia e difesa
Il 10 settembre 2026 il governo ha chiesto alla Commissione europea di attivare la clausola nazionale di salvaguardia per le maggiori spese in energia e sicurezza. La richiesta dà seguito agli atti di indirizzo approvati dal Parlamento il 5 agosto. Le risorse arrivano fino a circa 29 miliardi nel biennio 2027-2028, quindi per ciascuna delle due clausole valgono circa lo 0,3% del Pil all’anno, quindi circa 14 miliardi all’anno complessivi e circa 14,4 miliardi nel biennio per ciascuna voce.
Rispetto alle intenzioni di qualche settimana fa, la novità politica più rilevante riguarda la difesa, con Giorgetti che ha spiegato apertamente come il governo abbia deciso di «ridimensionare lo sforzo» su questo capitolo. Il confronto con il Dpfp dello scorso anno lo conferma: quel documento indicava un aumento della spesa militare dello 0,15% del Pil nel 2026, dello 0,3% nel 2027 e dello 0,5% nel 2028. Ora l’aumento resta fermo allo 0,3% anche nel 2028.
Sul fronte energetico, la relazione al Parlamento indica come possibili destinazioni il trasporto pubblico per gli studenti, gli aiuti alle imprese per rinnovabili e decarbonizzazione e l’energy release. Si discute anche di ecobonus e colonnine di ricarica. La ripartizione concreta arriverà però con la legge di Bilancio, e prima serve il via libera europeo. L’attivazione della clausola sarà all’esame dell’Ecofin del 9 novembre, dopo la proposta della Commissione, e la raccomandazione va adottata dal Consiglio a maggioranza qualificata.
Le clausole hanno anche un effetto sulla procedura per deficit eccessivo. Giorgetti ha spiegato che i deficit 2027 e 2028 sono sopra il 3% solo nominalmente e che, depurati dello 0,6% legato alle clausole, scendono sotto la soglia. Il Dpfp ritiene che possano esserci le condizioni per chiudere la procedura sulla base dei dati di consuntivo del 2026, se le previsioni di primavera 2027 della Commissione confermeranno l’andamento.
Perché la Legge di Bilancio 2027 sarà «neutra»
Il vincolo che pesa di più è il percorso della spesa netta, il parametro centrale del nuovo Patto di stabilità. Secondo il Dpfp, una volta corretto lo scenario tendenziale per l’impatto della clausola di salvaguardia, nel 2027 non sarebbe necessaria una correzione dei conti. Allo stesso tempo, però, non c’è spazio per ulteriore deficit. I margini si aprono solo dopo, con circa 3,5 miliardi nel 2028 e 6,5 miliardi nel 2029, abbastanza per una manovra «moderatamente espansiva» in quegli anni.
In pratica, ogni misura della legge di Bilancio 2027 che non rientri nelle voci coperte dalle clausole dovrà essere finanziata con tagli di spesa o maggiori entrate. A complicare il quadro c’è la spesa per interessi, che il prossimo anno supera i 100 miliardi. Per il 2026 il Dpfp stima una pressione fiscale al 43% del Pil. C’è poi l’inflazione, per l’Italia la stima di settembre è al 4,1%, dal 3,2% di agosto.
L’inflazione è al centro della lettera che Giorgia Meloni ha inviato alla Commissione europea il 1° ottobre. Il governo chiede di tenere conto dell’impatto dell’inflazione sul sentiero di spesa nominale, fissato quando le previsioni sui prezzi erano molto diverse. Giorgetti ha precisato che non si tratta di una richiesta di nuova flessibilità e la Commissione ha risposto che esaminerà la lettera nel dettaglio. In precedenza Bruxelles aveva ricordato di aver già concesso agli Stati membri maggiore flessibilità.
Il taglio Irpef del 33% fino a 60mila euro resta in campo, ma va coperto
La misura fiscale su cui la maggioranza ha investito di più è l’estensione dell’aliquota Irpef del 33% ai redditi fino a 60mila euro. La legge di Bilancio 2026 ha già portato la seconda aliquota dal 35% al 33% fino a 50mila euro. Il prossimo passo farebbe scendere dal 43% al 33% la tassazione della fascia tra 50mila e 60mila euro.
Le stime di costo pubblicate finora non coincidono. Ad agosto si parlava di circa 1,2 miliardi, mentre le ricostruzioni più recenti, successive al Dpfp, indicano circa 2,5 miliardi. Una cosa è certa: con il 2027 senza margini di deficit, la misura dovrà trovare copertura integrale. Tra le ipotesi circolate c’è un riordino delle detrazioni per i redditi più alti, sul modello della sterilizzazione già applicata nella manovra 2026 sopra i 200mila euro.
Restano sul tavolo anche la flat tax al 5% sugli incrementi salariali degli under 35, dal costo stimato in circa 350 milioni, e la replica della tassazione agevolata su aumenti contrattuali, festività e produttività, che vale circa 2,6 miliardi. Sono meno probabili, alla luce dei numeri del Dpfp, l’estensione della flat tax per le partite Iva fino a 100mila euro e la detassazione delle tredicesime.
Pensioni, l’aumento dell’età dal 2027 è già legge
Sul fronte previdenziale il punto di partenza è quello che succede senza interventi. Dal 1° gennaio 2027 scatta l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita e la pensione di vecchiaia sale a 67 anni e un mese. Per bloccare questo aumento servirebbe circa 1,1 miliardo, secondo le stime circolate in estate.
Il Dpfp rende meno realistica l’ipotesi di uscita anticipata a 64 anni sostenuta dalla Lega, che costerebbe circa 1,6 miliardi all’anno. Il capitolo più pesante resta però la rivalutazione degli assegni all’inflazione poiché, con i prezzi in accelerazione, l’adeguamento richiede risorse stimate in circa 10 miliardi.
È uno dei motivi per cui il governo insiste con Bruxelles sull’impatto dell’inflazione. A fine 2026 scade inoltre la rivalutazione straordinaria delle pensioni minime: se non viene rinnovata, dal 2027 resterà solo l’adeguamento ordinario.
Bonus casa e altre misure
Anche per il bonus ristrutturazioni la legislazione vigente fissa già un calo. Senza interventi, nel 2027 la detrazione per i lavori sull’abitazione principale scenderebbe dal 50% al 36%, anche se la conferma del 50% per le prime case è considerata possibile. Nella maggioranza c’è chi spinge per salire al 65%, ma l’ipotesi va misurata con lo stesso vincolo di copertura che pesa sull’Irpef.
Tra le richieste dei partiti ci sono anche la cedolare secca per i negozi, con alcune limitazioni, e la stabilizzazione dell’abolizione del bollo auto, che richiederebbe circa 5 miliardi su tre anni. Il Cdm del 2 ottobre ha approvato separatamente il Piano nazionale per la non autosufficienza degli anziani, con uno stanziamento di oltre 1,5 miliardi.
Sul lato delle entrate, le opzioni discusse sono la tassazione degli extraprofitti, su cui Lega e Forza Italia sono divise, e un possibile aumento delle accise sui tabacchi.
Le prossime tappe della manovra 2027
Il calendario delle prossime settimane è fitto:
- 9 ottobre: Ecofin in Lussemburgo, dove si discute anche la richiesta di flessibilità legata all’inflazione;
- 13 ottobre: voto delle Camere sulla relazione sullo scostamento, che richiede la maggioranza assoluta;
- entro il 15 ottobre: invio a Bruxelles del Documento programmatico di bilancio (Dpb), con lo scheletro della manovra e il peso delle misure principali;
- 15-16 ottobre: Consiglio europeo;
- intorno al 20 ottobre: approvazione in Cdm del disegno di legge di Bilancio e invio al Parlamento;
- 21 ottobre: notifica Eurostat dei dati sul deficit italiano;
- 9 novembre: Ecofin sull’attivazione della clausola di salvaguardia;
- 24 novembre: parere della Commissione sul Dpb;
- 31 dicembre: termine per l’approvazione definitiva, oltre il quale si va in esercizio provvisorio.
Sarà il Dpb di metà ottobre a dare le prime cifre ufficiali sulle singole misure. Fino ad allora, tutte le indiscrezioni rimangono tali.
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