Nel 2025 la Borsa ha premiato chi è arrivato prima. Chi ha intercettato il trend giusto mentre gli altri lo osservavano da lontano. E uno dei temi più forti dell’anno è stato senza dubbio la difesa. Tra guerre alle porte dell’Europa e piani di riarmo da miliardi, il settore ha corso veloce, spesso più dei fondamentali, diventando una sorta di porto sicuro per molti portafogli.
Ora però il calendario gira pagina e il 2026 parte con una domanda scomoda. Dopo un rally così intenso, quanta strada può ancora fare la difesa prima che il mercato inizi a chiedere il conto, non in termini di geopolitica ma di numeri, margini e cassa. Perché gli investitori iniziano già a guardare altrove.
Gli analisti hanno già individuato un altro settore, rimasto in ombra per buona parte del 2025. Il lusso, reduce da un anno difficile tra rallentamento cinese e consumi più cauti, mostra segnali di stabilizzazione. I tassi hanno smesso di salire, l’economia americana continua a sorprendere per tenuta e alcuni grandi investitori tornano a parlare di ripresa, anche se senza facili entusiasmi.
La sensazione è che il mercato stia preparando una rotazione silenziosa. Non uno strappo improvviso, ma uno spostamento graduale dell’attenzione. E come sempre, quando i cicli iniziano a cambiare, la differenza la fa capire prima dove stanno andando i flussi.
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4 azioni da comprare nel 2026 secondo Barclays
Secondo Barclays, il 2026 potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase per il lusso europeo. Non un ritorno ai tassi di crescita esplosivi del passato, ma una ripresa ordinata, con ricavi attesi in aumento tra 5-6%. Il motore restano gli Stati Uniti, dove i consumatori ad alto reddito continuano a spendere, mentre la Cina sembra aver toccato un punto di stabilizzazione dopo il rallentamento iniziato nel 2024.
In questo scenario, non tutti i brand sono uguali. Il mercato premia i brand che sanno restare desiderabili, tenere sotto controllo i costi e parlare a un consumatore che oggi compra meno per status e sempre più per esperienza.
Richemont viene indicata come uno dei nomi meglio posizionati, grazie al peso della gioielleria, che negli ultimi anni ha dimostrato di reggere meglio agli shock ciclici. Il gioiello è percepito come un acquisto meno effimero, spesso legato anche all’idea di valore nel tempo. E questo fa la differenza quando il contesto resta incerto. Gli esperti della banca hanno assegnato un rating overweight con target price di 192 franchi svizzeri.
Moncler rappresenta invece una scommessa sulla continuità. Il brand ha costruito una traiettoria di crescita solida, con una forte esposizione al mercato americano e una capacità operativa che gli analisti giudicano positivamente. In un settore in cui il rischio moda è sempre dietro l’angolo, la coerenza strategica diventa un asset. Ecco perché Barclays ha indicato un target price a 61 euro, con potenziale upside del 15%.
Prada gioca una partita più complessa ma anche più affascinante. Il gruppo continua a beneficiare del momentum creativo, in particolare di Miu Miu, e guarda al 2026 con l’obiettivo di trasformare il successo di immagine in crescita strutturale. Sullo sfondo resta il tema delle acquisizioni e dell’integrazione (come quella di Versace). Un passaggio che può diventare un acceleratore, ma solo se gestito con rigore. Barclays vede un target price a 68 HKD, che rappresenta un potenziale di crescita superiore al 55%.
Chiude il quadro Brunello Cucinelli, che arriva al 2026 forte di numeri 2025 definiti “da record”. Ricavi in crescita a doppia cifra e performance positive in tutte le aree geografiche raccontano di un brand che intercetta una fascia di consumatori meno sensibile ai cicli e più attenta alla qualità. Non è una garanzia, ma è un segnale che il segmento alto del lusso non ha smesso di spendere.
3 azioni da vendere nel 2026 secondo Deutsche Bank
Il settore della difesa ha vissuto un 2025 da protagonista assoluto. Le performance sono state sostenute, spesso a doppia cifra, e il comparto è diventato una presenza fissa nei portafogli di molti investitori europei. Ma proprio qui nasce il dubbio che accompagna il 2026.
Secondo Deutsche Bank, dopo un rally così intenso, appare meno probabile un ulteriore rialzo del settore. Non perché la domanda venga meno, ma perché ora il mercato chiede qualcosa di diverso. Non più promesse e piani industriali, ma risultati tangibili, soprattutto in termini di generazione di cassa.
Leonardo è l’esempio più emblematico. Le opportunità strategiche non mancano, dalle joint venture ai nuovi programmi industriali, ma secondo gli analisti il titolo non merita un premio rispetto ai concorrenti. Il momentum resta positivo, ma l’attenzione si sposta sull’esecuzione. Tradotto, sul free cash flow. Per questo il giudizio viene riportato su posizioni più prudenti e passa da buy a hold (con target price invariato a 57 euro).
Una lettura simile riguarda Thales, penalizzata dalla mancanza di catalizzatori chiari nel breve periodo e da un contesto europeo che non offre grandi stimoli alla spesa. Il settore resta solido, ma il singolo titolo rischia di muoversi più in linea con il mercato che di sovraperformarlo. Deutsche Bank ha dunque tagliato il rating a hold indicando un fair value a 280 euro.
Anche Bae Systems entra nel gruppo delle azioni su cui gli analisti invitano alla cautela. Dopo la corsa del 2025, lo spazio per sorprese positive appare più limitato e le valutazioni iniziano a incorporare gran parte delle aspettative. Anche in questo caso gli analisti hanno tagliato il giudizio (da buy a hold) indicando un target price a 2.140 pence.
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