Lorenza Pigozzi, la guerra oggi si combatte nello spazio delle narrazioni

Redazione

12 Marzo 2026 - 17:35

L’analisi di Lorenza Pigozzi sulla vulnerabilità delle democrazie alla guerra cognitiva. La necessità di una «difesa culturale» e di architetti della resilienza per contrastare la disinformazione.

Lorenza Pigozzi, la guerra oggi si combatte nello spazio delle narrazioni

Lorenza Pigozzi è Executive Vice President e direttore della Comunicazione strategica del gruppo Fincantieri. Da anni si occupa di comunicazione istituzionale, dell’informazione e sicurezza narrativa, temi che stanno assumendo un ruolo sempre più centrale negli equilibri internazionali. In uno scenario globale segnato da conflitti ibridi e competizione strategica tra potenze, la manager di Fincantieri analizza il peso crescente della cosiddetta guerra cognitiva, una dimensione del confronto geopolitico che si gioca sempre più nello spazio delle percezioni e delle narrazioni.

Nel mondo contemporaneo i conflitti non si combattono infatti soltanto sul terreno militare. Accanto alle operazioni tradizionali si è affermata una dimensione meno visibile ma sempre più decisiva: quella della guerra cognitiva. Secondo Fincantieri, questo nuovo scenario rappresenta un cambiamento profondo nel modo in cui si sviluppano le dinamiche di potere tra Stati e società.

La guerra cognitiva è ormai considerata un vero e proprio dominio operativo, al pari di terra, mare, aria, spazio e cyberspazio. La sua peculiarità consiste nel fatto che non punta alla distruzione fisica o alla conquista territoriale, ma a influenzare percezioni, interpretazioni e decisioni.

Il campo di battaglia principale non è più soltanto quello fisico: è la mente.

Lorenza Pigozzi e la supremazia narrativa nei conflitti moderni

Per comprendere la natura dei conflitti contemporanei, Lorenza Pigozzi invita a partire da un elemento fondamentale: la narrazione. Nelle guerre moderne, controllare il racconto di un evento può essere strategicamente decisivo quanto controllare una città o una infrastruttura.

Le operazioni di influenza agiscono infatti sulle percezioni collettive, orientando il modo in cui l’opinione pubblica interpreta una crisi internazionale. Questo significa che la battaglia per la cosiddetta supremazia narrativa precede spesso quella militare.

Non si tratta semplicemente di propaganda nel senso tradizionale. Le campagne di influenza contemporanee utilizzano strumenti sofisticati, capaci di intervenire sulle dinamiche emotive e cognitive delle società. Il risultato è un progressivo spostamento del conflitto nello spazio informativo.

La guerra prima della guerra

Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati da Lorenza Pigozzi è il fatto che la guerra cognitiva spesso precede le operazioni militari.

La storia recente offre diversi esempi di questa dinamica. Prima ancora che le armi entrino in azione, si sviluppano campagne narrative capaci di preparare il terreno politico e psicologico. L’obiettivo è costruire una cornice interpretativa favorevole all’intervento o delegittimare l’avversario agli occhi dell’opinione pubblica.

Questa strategia richiama un principio antico della strategia militare, già formulato da Sun Tzu: la vittoria più efficace è quella ottenuta senza combattere. Se l’avversario viene indebolito sul piano cognitivo, l’operazione militare diventa spesso soltanto l’ultimo passaggio di un processo iniziato molto prima.

Lorenza Pigozzi: il ruolo di social network e intelligenza artificiale

La trasformazione dello spazio informativo è stata accelerata dalle tecnologie digitali. Lorenza Pigozzi sottolinea come social network e intelligenza artificiale abbiano moltiplicato in modo esponenziale la capacità di produrre e diffondere contenuti manipolati.

Fino a pochi anni fa, organizzare una campagna di disinformazione richiedeva strutture complesse e investimenti significativi. Le cosiddette “troll farm” impiegavano centinaia di operatori per produrre contenuti e amplificarli sui social.

Oggi la situazione è radicalmente cambiata. Grazie all’intelligenza artificiale generativa, una singola persona può produrre in poche ore migliaia di contenuti diversi, adattandoli a pubblici differenti e distribuendoli simultaneamente su numerose piattaforme digitali.

Questo fenomeno rende le operazioni di influenza molto più rapide, scalabili e difficili da individuare. La manipolazione dell’informazione diventa così un’arma estremamente efficiente nella competizione geopolitica.

Le narrazioni polarizzate nello spazio pubblico

Un altro elemento centrale nell’analisi di Lorenza Pigozzi riguarda la crescente polarizzazione delle narrazioni pubbliche. In molti casi, le divisioni che emergono nello spazio informativo non sono spontanee, ma il risultato di strategie di amplificazione selettiva.

Reti coordinate di account possono diffondere determinate immagini o contenuti, oscurandone altri e costruendo una narrazione emotivamente potente. Questo meccanismo produce una forte identificazione con una delle parti in conflitto e contribuisce ad alimentare divisioni profonde nell’opinione pubblica.

La polarizzazione diventa così uno strumento strategico. Più una società è divisa e confusa sul piano informativo, più diventa vulnerabile alle operazioni di influenza.

La guerra informativa nei regimi autoritari

La guerra cognitiva non si sviluppa soltanto nello spazio internazionale. In molti regimi autoritari rappresenta anche uno strumento fondamentale di controllo interno.

Secondo Pigozzi, sistemi politici come quelli di Iran, Russia o Cina utilizzano il controllo dell’informazione per consolidare la propria stabilità. Saturare lo spazio informativo significa determinare ciò che la popolazione può vedere, leggere o ascoltare.

Quando il flusso informativo è completamente controllato, diventa molto più difficile sviluppare visioni alternative della realtà.

Tuttavia, lo spazio digitale può anche trasformarsi in un terreno di resistenza. Le proteste iraniane degli ultimi anni hanno mostrato come strumenti apparentemente leggeri, come meme, satire o video virali, possano diventare forme di guerriglia cognitiva.

L’ironia ha infatti un effetto destabilizzante sui sistemi autoritari: ridicolizzare il potere incrina l’immagine di invincibilità su cui molti regimi fondano la propria legittimità.

Perché le democrazie sono più vulnerabili

Un punto particolarmente delicato riguarda la vulnerabilità delle democrazie liberali. Lorenza Pigozzi osserva come i sistemi democratici siano strutturalmente più esposti alle operazioni di influenza.

Il motivo è paradossale: la loro apertura.

Libertà di espressione, pluralismo mediatico e dibattito pubblico aperto sono valori fondamentali delle democrazie, ma possono essere sfruttati da attori ostili per diffondere narrazioni manipolate.

Per questo motivo la difesa delle società democratiche non può limitarsi agli strumenti tecnologici. La manager di Fincantieri parla di una vera e propria difesa culturale.

Comprendere e contrastare la guerra cognitiva richiede competenze che vanno ben oltre la cybersecurity: semiotica, psicologia sociale, storia delle idee e filosofia politica diventano strumenti essenziali per interpretare e decodificare le narrazioni.

La sicurezza informativa dell’Italia

Nel contesto italiano esistono già alcune competenze rilevanti nel campo della sicurezza informativa. Lorenza Pigozzi richiama, tra gli altri, il ruolo dell’intelligence e quello delle istituzioni accademiche impegnate nello studio della comunicazione strategica.

Un elemento spesso sottovalutato riguarda però le imprese strategiche nazionali. Settori come difesa, energia e infrastrutture critiche non rappresentano soltanto pilastri economici, ma veri e propri nodi della sicurezza nazionale.

Se la narrazione pubblica che li riguarda viene manipolata dall’esterno, le conseguenze possono andare ben oltre la dimensione reputazionale, incidendo sugli equilibri strategici del Paese.

La resilienza cognitiva come nuova frontiera

Per Lorenza Pigozzi la sfida principale dei prossimi anni sarà costruire una solida resilienza cognitiva. Non basta più reagire alla disinformazione una volta che si è diffusa.

Occorre sviluppare figure professionali capaci di intercettare tempestivamente le narrazioni ostili, analizzarne le matrici tecnologiche e culturali e costruire risposte fondate sui fatti.

In questo senso emergono nuovi profili professionali che potremmo definire architetti della resilienza cognitiva: specialisti in grado di comprendere come le narrazioni si formano, si diffondono e influenzano le società.

Perché nella geopolitica contemporanea la guerra non si combatte più soltanto con eserciti e armamenti. Sempre più spesso si combatte nello spazio delle narrazioni, nelle storie in cui le società scelgono di credere.

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.