Quali limiti bisogna conoscere nella movimentazione dei propri soldi per non avere problemi con la legge e con il Fisco? Ecco a cosa bisogna stare attenti.
Che differenza c’è tra i limiti bancari e quelli per l’utilizzo del contante? E a quanto ammontano i limiti per non incorrere nei controlli dell’antiriciclaggio? I limiti previsti dall’Italia sono gli stessi previsti dall’Europa? Si tratta di domande che quasi tutti i cittadini si pongono per non avere guai con la legge e con il Fisco.
Anche se non sempre si tratta di leggi scritte, in alcuni casi i movimenti bancari possono portare a controlli fiscali, così come prelievi e versamenti. L’Italia, però, non prevede dei limiti legali per quanto è possibile prelevare e quanto è possibile versare sul conto.
La legge impone solo un limite all’utilizzo dei contanti nelle transazioni con terze persone. Per comprendere come operano i diversi limiti, però, bisogna distinguere tra:
- limite ai pagamenti in contanti in Italia;
- limite ai pagamenti in contanti in Europa;
- limiti di prelievo e versamento sul conto corrente;
- limiti previsti dalla norma antiriciclaggio.
Confondere le diverse cose, infatti, genera solo ansie e preoccupazioni inutili o, nel peggiore dei casi può insospettire il Fisco.
Andiamo a vedere nel dettaglio le diverse soglie previste e come operano.
Limite ai pagamenti in contanti
In Italia non è possibile trasferire, tra soggetti diversi, contanti per importi superiori a 4.999,99 euro. Questo significa, ad esempio, che se si deve comprare una macchina il pagamento non potrà essere in contanti, così come se si deve pagare il muratore che ha ristrutturato la casa i contanti non possono essere utilizzati (se l’importo da versare è da 5.000 euro in su).
In tutti i casi in cui non si può procedere con i pagamenti in contanti, l’alternativa autorizzata è quella di utilizzare mezzi di pagamento tracciabili.
Molti italiani, però, fanno confusione e pensano che il limite di 5.000 euro valga anche per prelevare o versare soldi sul proprio conto corrente. Non è così, perché in questo caso non si tratta di un trasferimento presso terzi, ma solo di una diversa collocazione del denaro proprio.
Il limite dei 5.000 euro in contanti si applica a compravendite di beni e servizi, ai compensi e alle parcelle di professionisti, alle donazioni anche tra familiari e al versamento di caparre e acconto, quando l’importo complessivo supera il limite anzidetto.
Se si acquista un motorino, ad esempio, che costa 6.000 euro e si paga in un’unica soluzione non è possibile farlo in contanti, ma se si chiede il pagamento rateale e si paga 600 euro al mese per 10 mesi, ogni rata può essere versata in contanti perché non raggiunge i 5.000 euro.
Limite a prelievi e versamenti
In Italia nessuna legge pone un limite ai prelievi e i versamenti che si possono fare sul proprio conto corrente. Ma l’assenza di un limite non necessariamente significa che non si sia controllati.
Ogni cittadino è libero di prelevare gli importi che desidera dal proprio conto corrente, ma deve fare i conti con la norma antiriciclaggio che impone un tetto da non superare nel corso del mese.
Le uniche limitazioni che ci sono nei prelievi dal conto corrente sono rappresentate dalla disponibilità di denaro giacente e dai limiti contrattuali imposti dalla banca (solitamente applicati ai prelievi presso i bancomat).
Limite dell’antiriciclaggio
Se non ci sono limiti legali al prelievi e ai versamenti, però, bisogna tenere presente che quando i prelievi e i versamenti superano i 10.000 euro nell’arco del mese la banca ha l’obbligo di comunicare all’UIF l’operazione. Non deve essere una singola operazione a superare i 10.000 euro, ma anche la somma di tutte le operazioni effettuate nel corso del mese (ad esempio 10 operazioni da 1.000 euro).
Nel momento in cui la soglia viene superata la banca fa partire in automatico la comunicazione che contiene i dati anagrafici del titolare del conto, l’importo complessivo, il numero di prelievi e versamenti e i conti interessati (la soglia è per soggetto, non per conto corrente: se hai più di un conto nella stessa banca le operazioni sono sommate).
La comunicazione della banca all’UIF, in sé, non comporta un illecito, ma quando l’UIF la riceve può decidere di archiviarla perché la ritiene irrilevante, può decidere di approfondire coinvolgendo la Guardia di Finanza, e se emergono incongruenze può inviare il tutto all’Agenzia delle Entrate.
La normativa antiriciclaggio riguarda soltanto la provenienza del denaro, ma quando a essere chiamata in causa è anche l’amministrazione fiscale i dati pervenuti possono essere incrociati con quelli dichiarativi facendo entrare in gioco la presunzione legale che ha il Fisco. In caso di versamento di denaro sul conto corrente, il Fisco può presumere che si tratti di reddito non dichiarato. Per non dover pagare le imposte che l’Agenzia delle Entrate pretenderebbe su queste somme, è necessario dimostrare che il denaro è già stato tassato con prove documentali con data certa (vendita di un bene, vincite, donazioni, risarcimenti ecc…).
Limiti imposti dall’Europa
A tutti i limiti già illustrati si aggiungono anche quelli dell’Ue che con il Regolamento (UE) 2024/1624 del Parlamento Europeo e del Consiglio stabilisce che dal 10 luglio 2027 in tutti i Paesi membri è vietato effettuare pagamenti in contanti per importi superiori a 10.000 euro se si acquistano beni o servizi.
L’Italia, all’interno dei confini nazionali potrà mantenere la soglia dei 5.000 euro già prevista, ma gli italiani che acquistano beni e servizi all’estero dovranno rispettare la soglia imposta dall’Ue di 10.000 euro.
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