Vuoi diventare tassista? Dai bandi straordinari di Milano e Roma ai costi di auto e tassametro, ecco la guida completa ai prezzi delle licenze nel 2026.
Le code fuori dalle stazioni e dagli aeroporti sono ormai all’ordine del giorno, e la domanda di taxi in Italia è ai massimi storici. Eppure, trovare un’auto libera soprattutto nelle grandi città sembra un’impresa impossibile. Questo disagio è dovuto a un sistema estremamente rigido, in cui il numero di vetture è bloccato da tempo e le licenze per lavorare valgono una vera fortuna.
Negli ultimi mesi il dibattito è stato più acceso che mai, tra riforme di governo e nuovi bandi comunali, il mondo dei taxi si appresta a una grande rivoluzione. Il mestiere del tassista ha ormai superato i tempi in cui era considerato una semplice professione di servizio, diventando a tutti gli effetti un investimento imprenditoriale a lungo termine.
Perché una licenza taxi costa così tanto sul mercato italiano
Il primo grande problema a pesare sull’esiguo numero di taxi è il valore economico delle licenze, determinato da numerosi fattori territoriali e di mercato. Trattandosi di un titolo amministrativo emesso in numero contingentato, il prezzo risente in primo luogo della scarsità. Nelle città italiane caratterizzate da enormi flussi di visitatori, le reti di trasporto pubblico non sempre riescono a dare una risposta adeguata al bisogno di mobilità, e in queste realtà il taxi diventa un pilastro insostituibile della mobilità quotidiana. A rendere ancora più centrale il servizio è l’introduzione in molte città italiane di aree pedonali, ZTL e le difficoltà strutturali nel parcheggio delle auto private.
In un quadro del genere, il prezzo di compravendita di una licenza tiene conto della stima degli incassi futuri, della stabilità della domanda commerciale e del valore di rivendita del titolo stesso al termine della carriera lavorativa. Proprio per questo motivo, non esiste un listino nazionale univoco. I costi delle licenze variano radicalmente da un Comune all’altro, riflettendo le specificità del tessuto economico locale. Città come Milano, dove la vocazione turistica e manageriale è ai livelli più alti d’Italia, presentano valutazioni che si collocano saldamente al vertice del panorama nazionale. Non stupisce, quindi, che la comunità dei tassisti viva la licenza come un vero e proprio patrimonio pensionistico.
Quanto valgono i bandi di Milano, Roma, Bologna e Firenze
Fino a poco tempo fa, l’unica via per accedere alla professione era l’acquisto di una licenza sul mercato privato da un tassista uscente, con transazioni regolate da dinamiche private. La carenza cronica di vetture registrata negli ultimi anni, ha spinto i Comuni ad aprire dei bandi straordinari a titolo oneroso. Abbiamo quindi la possibilità di analizzare la panoramica dei costi d’ingresso per le licenze del 2026.
A Roma, grazie anche al recente Giubileo, sono state ammesse ben 1.000 nuove licenze ordinarie, fissando il contributo a 75.500 euro, cifra che scende a 52.850 euro per i veicoli attrezzati al trasporto di persone con disabilità. Si tratta di cifre sicuramente molto alte, ma estremamente vantaggiose se si pensa che il mercato privato romano vede titoli in vendita a prezzi superiori ai 120.000 euro.
Il caro vita meneghino si rispecchia anche sulle licenze per i taxi, il Comune di Milano ha infatti pubblicato un bando per 450 nuove licenze con un contributo base di 96.500 euro per quelle ordinarie. Per favorire i turni notturni e il trasporto disabili, sono state previste agevolazioni che riducono il costo a 77.200 euro, 67.550 euro o fino a 57.900 euro a seconda della tipologia. Così come a Roma, anche a Milano i prezzi previsti dal bando sono estremamente più vantaggiosi rispetto al mercato privato, dove il costo stimato è di 160.000 euro. Non stupisce quindi che sia sorta una dura battaglia legale con i sindacati di categoria e il Comune, risolta dal Tar con una pronuncia a favore dell’amministrazione.
Anche a Bologna il Comune ha deliberato nuove licenze fissando il contributo massimo a ben 150.000 euro. La cifra più alta d’Italia spetta però a Firenze, grazie anche alla forte pressione turistica e alla conformazione del centro storico, qui i bandi comunali aperti in passato per vetture elettriche hanno fissato il prezzo d’acquisto a 175.000 euro, a fronte di un valore medio stimato sul mercato privato toscano che sfiora addirittura i 250.000 euro.
Le spese nascoste dietro l’avvio di un’attività da tassista
I costi per intraprendere l’attività di tassista non si esauriscono con l’acquisto della licenza. Per via dei vincoli normativi comunali e della convenienza economica legata alle lunghe percorrenze urbane, la seconda voce di costo più rilevante è rappresentata dall’acquisto di un mezzo. Considerando che i veicoli scelti sono quasi esclusivamente ibridi full, plug-in o totalmente elettrici, il costo di partenza si aggira tra i 30.000 e i 50.000 euro, cifra che lievita ulteriormente qualora la vettura debba essere allestita con rampe idrauliche e sistemi di ancoraggio per le carrozzine dei passeggeri con disabilità.
A questa spesa va aggiunto il pacchetto tecnologico e burocratico obbligatorio per l’esercizio della professione:
- Il tassametro omologato;
- L’insegna luminosa regolamentare;
- L’integrazione con i sistemi radio e le piattaforme digitali di prenotazione;
- I terminali POS per i pagamenti elettronici;
- Le pratiche di collaudo tecnico.
Questo insieme di dotazioni comporta una spesa aggiuntiva che oscilla facilmente tra i 3.000 e i 5.000 euro. Vanno poi aggiunti i costi gestionali correnti, come l’assicurazione e la manutenzione (ordinaria e straordinaria) del mezzo. Ne consegue che l’orizzonte temporale per ammortizzare l’investimento iniziale sia estremamente lungo, superando frequentemente i dieci anni di attività continuativa.