Un’azienda e due fondazioni: il “trilemma” di Leonardo si gioca tra Piazzale Montegrappa e le due emanazioni della monocompany della Difesa a partecipazione pubblica. La Fondazione Leonardo-Civiltà delle Macchine da un lato e quella Med-Or dall’altra.
Mondi in convergenza parallela su cui cala l’attenzione dell’ad Roberto Cingolani, intento a prendere gradualmente dimestichezza in un mondo ove è tornato su volontà di Giorgia Meloni, contro lo stesso parere dell’uomo della Difesa, Guido Crosetto.
La prima fondazione mira a recuperare la cultura industriale propria dell’antica storia di Finmeccanica, la seconda opera per consulenze geopolitiche e strategiche all’azienda sull’asse Mediterraneo-Medio Oriente, fornendo inoltre una serie di report su temi che vanno dal terrorismo alla sicurezza internazionale. Il loro futuro si salda con i nuovi assetti di Leonardo.
Come Meloni plasma la “sua” Leonardo
Dentro Leonardo Cingolani sta mettendo mano alla struttura e ora la partita è su più livelli. In primo luogo, l’ex direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia e Ministro della Transizione Energetica deve farsi spazio politicamente; in secondo luogo, tramite la sua azione si disegnano le trame politiche dell’esecutivo nella principale partecipata attenzionata da attori come gli Stati Uniti, ponte cruciale per la definizione delle strategie dell’interesse nazionale.
Terzo punto, Meloni deve riuscire a inserire i suoi fedelissimi nei gangli di Piazzale Montegrappa e delle Fondazioni senza turbare i buoni rapporti col mondo del centrosinistra istituzionale, atlantista e di sistema con il quale annoda i fili il sottosegretario Alfredo Mantovano e il cui sostegno è fondamentale per portare a compimento molti progetti, a partire dalla riforma istituzionale. Per la quale, Meloni sonda da tempo vaste fette di potere ramificato romano per costruire il consenso: a big come Sabino Cassese, “lisciati” da tempo, si aggiunge il presidente di Civiltà delle Macchine, che risponde al nome di Luciano Violante. Anche Med-Or è guidata da un ex esponente del Partito Democratico, Marco Minniti. La cui sintonia con Meloni è continua e attiva, soprattutto per via dell’esperienza dell’ex titolare degli Interni in ambienti cari alla premier come il comparto dell’intelligence.
Leonardo, la camera di compensazione Fdi-Fd
La presenza di Minniti ad Atreju, la festa annuale di Fratelli d’Italia, fa pendent con quella di Violante come padre nobile di una kermesse sul futuro di destra e sinistra organizzata a settembre da Nazione Futura, il think tank dell’editore di centrodestra Francesco Giubilei, vicino a Fratelli d’Italia, in collaborazione con la fondazione Ottimisti e Razionali. Prove tecniche di dialogo che in Leonardo trovano la loro camera di compensazione e che Meloni vuole blindare con il consolidamento nel consiglio d’amministrazione di uno degli intellettuali conservatori di punta, Pietrangelo Buttafuoco. Il neo-eletto presidente della Biennale di Venezia è l’unica figura che siede sia nel cda di Med-Or che in quello di Civiltà delle Macchine.
In quest’ottica Crosetto, messo in secondo piano nel momento delle nomine, torna centrale: da presidente dell’Aiad, la “Confindustria” della Difesa, ha collaborato con governi di centrosinistra da cui ha ottenuto nomine e opportunità professionali e ha avuto come direttore generale l’ex senatore dem Nicola Latorre. Assieme a lui “ufficiale di collegamento” di questo rapporto è il già citato Mantovano, forte in particolare di un’antica e consolidata amicizia con Violante, di cui ha propiziato l’ascesa a presidente del Comitato per gli anniversari nazionali.
L’agenda di Cingolani
A fianco dei giochi politici, c’è però la serie di mosse di Cingolani per consolidarsi e legittimarsi dentro Leonardo. Le quali non necessariamente andranno di pari passo con le volontà politiche del governo di creare una pax meloniana interna a Leonardo per far coesistere le cordate di centrosinistra coi nuovi padroni di centrodestra.
Per accentrare il controllo sul management, infatti, Cingolani starebbe intervenendo proprio per ricondurre all’ovile di Piazzale Montegrappa le fondazioni, centralizzandone la gestione. Partendo proprio dalla più vecchia delle due, Civiltà delle Macchine, quella che mettendo al centro l’umanesimo digitale maggiormente strizza l’occhio a un uomo di scienza e ricerca come l’ex manager Iit. Violante scade il prossimo anno e Cingolani ha già dato segnali di voler mettere le mani sulla prima delle due fondazioni di Leonardo: Il Fatto Quotidiano ha dato nelle scorse settimane notizia dell’arrivo da Sky di due giornalisti, Jordan Foresi e Helga Cossu, con cui Cingolani vuole blindare la comunicazione di Civiltà delle Macchine.
Tra politica e management
La Cossu, in particolare, è stata scelta con l’incarico di dirigente di Leonardo e inquadrata come direttore generale della Fondazione Leonardo - Civiltà delle Macchine. Un avviso di commissariamento per Violante? Secondo il quotidiano di Marco Travaglio sì, anche per il fatto che il budget della fondazione, pari a 3 milioni di euro, sarà dal 2024, ultimo anno di Violante presidente, decurtato. Ma è da capire quanto queste mosse di Cingolani rispondano a un coordinamento politico e quanto, invece, siano frutto di sortite personali.
L’idea del governo è quella di non turbare i rapporti di forza interni a Leonardo per fare del mondo che ruota attorno all’ex Finmeccanica la “camera di compensazione” di interessi tra componenti della destra e della sinistra romana in cerca di prospettive di sviluppo dei loro interessi. Piano politico e piano manageriale oggigiorno appaiono decisamente distanti: e che un uomo come Cingolani trascuri il primo è comprensibile, anche se in prospettiva questo può condizionare la sua affermazione interna all’azienda.