Leggi e proposte contro la violenza sulle donne

Isabella Policarpio

25 Novembre 2020 - 11:09

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Violenza sulle donne, maltrattamenti, molestie e discriminazioni di genere: cosa prevede la legge in Italia e a chi rivolgersi per denunciare e chiedere aiuto.

Leggi e proposte contro la violenza sulle donne

I casi di violenza sulle donne, femminicidi e discriminazioni sul lavoro sono ancora molti - troppi - nonostante le leggi, le proposte e le Convenzioni internazionali contro i maltrattamenti causati dalla differenza di genere.

In occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, spieghiamo qual è la normativa in Italia, come difendersi da violenza e molestie e a chi chiedere aiuto.

Il primo passo è riconoscere il problema, il secondo trovare la forza di reagire, il terzo avere fiducia nella Legge e nelle Istituzioni.

Violenza sulle donne: cosa dice la legge in Italia

Ripercorriamo leggi e decreti contro la violenza sulle donne, sessuale e domestica. Il primo provvedimento significativo risale a 24 anni fa - legge 15/1996 - con il quale, per la prima volta, i reati contro le donne vengono riconosciuti come lesivi della libertà personale e non più come delitti contro “la moralità pubblica e il buon costume.”

Nel 2001, con la legge 4 aprile n. 154, viene introdotto l’allontanamento forzoso del colpevole di violenza domestica e maltrattamenti in famiglia. Nello stesso anno un’altra legge introdusse il gratuito il patrocinio a spese dello Stato per le donne, senza mezzi economici, vittime di abusi, molestie e violenze fisiche e psicologiche.

Nel 2009 si ha una svolta: viene introdotto il reato di Stalking ovvero l’articolo 612 bis del Codice penale. Ma la vera “rivoluzione” si ha con la legge n. 77/2013, redatta dopo la Convenzione di Istanbul (che approfondiremo nel paragrafo successivo): qui vengono tracciate le linee guida per contrastare le discriminazioni di genere, gli atti di violenza e i soprusi subiti dalle donne, non soltanto per la repressione del fenomeno, ma anche per la sua prevenzione.

La Convenzione di Istanbul

La prima fonte internazionale che ha affondato in maniera diretta il problema mondiale della violenza sulle donne è la Convezione di Istanbul del 7 aprile 2011. Il Trattato è stato ratificato da 32 Paesi (Italia compresa) i quali si impiegano a combattere le discriminazioni di genere sia penalmente che con progetti di educazione e sensibilizzazione.

I punti fondamentali della Convenzione furono:

  • la lotta contro ogni sfaccettatura della violenza sulle donne, in casa e al lavoro;
  • la condanna dei matrimoni combinati e delle “spose bambine”;
  • il diritto delle vittime al risarcimento e alla protezione dello Stato;
  • l’istituzione di servizi di supporto per incentivare le donne a denunciare.

“Codice rosso” contro la violenza sulle donne

Dal 9 agosto 2019 è in vigore in Italia una legge che rafforza la tutela in caso di violenza sulle donne: si tratta della legge 173/2019, più conosciuta come “Codice rosso antiviolenza”. Un progetto - poi diventato realtà - partito dall’iniziativa dell’ex Ministro Giulia Bongiorno insieme al Ministro della Giustizia Bonafede e Michelle Hunziker, da anni promotrice di campagne di sensibilizzazione contro la violenza domestica e la differenza di genere.

La normativa “Codice rosso” ha introdotto diverse novità:

  • la riduzione dei tempi della Giustizia per punire e allontanare la persona violenta dopo la denuncia/segnalazione dalla vittima;
  • l’introduzione del reato di Revenge porn (la diffusione di materiale pornografico per rovinare la reputazione della donna);
  • i nuovi reati di “sfregio con l’acido” e di “matrimoni forzati.”


Il “Codice rosso”, inoltre, ha inasprito la pena per gli uomini che commento violenze sessuali: da 5 a 10 anni si passa a minimo 6 fino a 12 anni. Mentre la pena in caso di Stalking passa da 6 mesi a 5 anni a 1 anno (nella misura minima) fino a 6 di reclusione.

Maltrattamenti in famiglia

Spesso il luogo in cui le donne sono vittime di violenza fisica o psicologica è la propria casa. Il reato di Maltrattamenti contro familiari o conviventi è previsto all’articolo 572 del Codice penale, anch’esso inasprito dalla normativa del 2019: la pena è passata da 2-6 anni di reclusione a 3-7 anni.
La pena aumenta se la vittima è una donna in gravidanza, se l’aggressore è armato e se i maltrattamenti avvengono in presenza di minori.

A chi rivolgersi in caso di violenza

Per tutti gli episodi di violenza privata, domestica, maltrattamenti in famiglia, molestie, stupri e atti persecutori, è possibile chiedere aiuto (gratuitamente) a diversi enti/strutture:

  • consultori
  • centri antiviolenza territoriali
  • telefono rosa antiviolenza e antistalking al numero 1522

Chi volesse, può risolversi direttamente alle Forze dell’ordine e denunciare il fatto, con la possibilità di attivare servizi di aiuto e supporto psicologico.

Argomenti

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