Legge contro l’omofobia: cosa prevede il testo in discussione in Parlamento

Approda alla Camera una proposta di legge che introduce il reato di discriminazione verso gay e transessuali. Autore principale il deputato Alessandro Zan, esponente della comunità LGBT.

Legge contro l'omofobia: cosa prevede il testo in discussione in Parlamento

Introdurre il reato di omotransfobia per chi discrimina, minaccia e aggredisce gay e trans: questo l’oggetto della proposta di legge appena approdata alla Camera e che potrebbe entrare in vigore entro la fine dell’estate.

Promotore della legge contro l’omofobia e la misoginia il deputato Alessandro Zan (PD), noto per le battaglie politiche a tutela delle coppie di fatto, che ha avuto il merito di uniformare i diversi ddl sul tema già presentati in passato e sospesi per varie ragioni, ultima fra queste l’emergenza coronavirus.

Se il testo entrasse in vigore, verrebbero modificati gli articoli 604-bis bis e 604-ter del Codice penale sui reati di violenza e discriminazione, introducendo una specifica fattispecie per i comportamenti discriminatori motivati dall’orientamento sessuale.

Così il deputato Zan:

“Chi è oggetto di stigma nella società ha bisogno di una tutela rafforzata, come ha chiarito anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio nella giornata mondiale contro l’omotransfobia, quando ha detto che le discriminazioni sessuali violano il principio di uguaglianza.”

Legge contro omofobia e transfobia: cosa prevede

Quello in discussione alla Commissione Giustizia della Camera è un bozza - che deve essere perfezionata - e costituisce il nucleo base di una legge organica contro l’omotransfobia e la misoginia, in accoglimento di diverse direttive europee a tutela dei soggetti “deboli” e più a rischio di discriminazioni sul lavoro, bullismo, persecuzioni e gesti violenti.

Una legge che ha lo scopo di “Contrastare i crimini d’odio”, come afferma il deputato Alessandro Zan, lui stesso vittima di minacce e insulti in ragione delle sue scelte sessuali.

La legge è attualmente al vaglio dei deputati e - salvo deroghe e colpi di scena - dovrebbe entrare in vigore entro la fine dell’estate. Il testo riunisce diversi precedenti progetti contro l’omofobia, in particolare i ddl Boldrini, Scalfarotto e Bartolozzi, e prevede una circostanza specifica per le discriminazioni rivolte contro persone omosessuali e trans, rafforzando quanto già stabilito nella legge Mancino (legge 25 giugno 1993): al divieto di discriminazione per motivi “razziali, etnici o religiosi” si aggiungono quelli fondati “sul genere e sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

Una proposta di legge che non solo tutela i diritti della comunità LGBT ma punisce anche il sessismo e la misoginia; difatti le donne sono i soggetti più colpiti da violenza, emarginazione, demansionamento e discriminazione sul lavoro.

La proposta - come era prevedibile - non piace alla CEI (Conferenza episcopale italiana), secondo la quale in Italia non ci sarebbe bisogno di una legge ad hoc per i diritti di gay e trans, in quanto la Costituzione e la stessa legge Mancino assicurano la parità di trattamento. I fatti però hanno dimostrato e continuano a dimostrare il contrario.

Così riporta una nota pubblicata agli inizi di giugno dalla Conferenza episcopale:

“un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui, più che sanzionare la discriminazione, si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione”.

Nessun reato di opinione precisa Laura Boldrini, che da anni fa del reato di omofobia una battaglia politica; il testo presentato, infatti, mira a punire chi commette o istiga a commettere reati contro gay e trans e non tocca la libertà di espressione del pensiero e la propaganda di idee.

Argomenti:

Laura Boldrini Legge

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