Le due facce economiche dell’India: la crescita continua o rallenta?

Federico Giuliani

27 Dicembre 2024 - 07:55

L’economia dell’India potrebbe presto diventare la seconda più grande dell’Asia e la quarta del mondo. C’è però chi ha fatto notare un inaspettato rallentamento dell’Elefante.

Le due facce economiche dell’India: la crescita continua o rallenta?

L’India continua a correre e si candida a diventare la prossima potenza economica globale della quale, forse, non potremo fare a meno. C’è però discordanza sul ritmo tenuto da Delhi.

Da un lato troviamo fonti, come l’Economist, che sottolineano la cavalcata trionfale del Paese più popoloso al mondo guidato da Narendra Modi, e che spiegano come, da qui ai prossimi anni, il gigante asiatico potrebbe potrebbe presto superare il Giappone e diventare la seconda forza del continente (in attesa, chissà, di un ulteriore slancio globale). Sul fronte opposto, invece, ci sono fonti – per esempio la Bbc – che definiscono sì quella indiana come l’economia più in rapida crescita del pianeta, ma fanno notare anche che starebbe perdendo slancio.

Gli ultimi dati sul pil, del resto, dipingono un quadro un po’ sconfortante se lo confrontiamo con le previsioni della Reserve Bank of India (RBI). Già, perché pare che tra luglio e settembre l’economia indiana sia crollata al minimo da sette trimestri a questa parte, registrando una crescita del 5,4%: una cifra teoricamente eccellente ma lontana dal 7% auspicato dalla RBI.

Per gli ottimisti, invece, vale la pena concentrarsi su un’altra tendenza: non quella relativa alla frenata dell’Elefante, bensì il sorpasso in corso che Delhi starebbe per completare ai danni di Tokyo nel ring asiatico. Insomma, come sta l’India di Modi?

L’economia indiana ai raggi X

Partiamo da quest’ultimo aspetto. La Cina ha superato il Giappone nel 2010 diventando la seconda economia più grande del pianeta, rubando lo scettro ad un attore che aveva detenuto il titolo per 40 anni abbondanti. Pechino ha continuato a crescere diventando, nell’ordine, il più grande produttore di beni commerciali al mondo, l’acquirente dominante delle materie prime e il detentore di 3 trilioni di dollari di riserve valutarie.

Lo shock cinese ha penetrato i mercati manifatturieri globali e spinto tra le mani del Dragone asset internazionali. Adesso gli esperti si chiedono se l’India, che da tempo sembrerebbe aver imboccato una strada in discesa, fatta di crescita economica e contingenze geopolitiche favorevoli, riuscirà ad originare uno shock indiano. Il prossimo passo di Delhi, ha scritto il richiamato settimanale anglosassone, consiste nel superare Tokyo diventando la seconda economia più grande dell’Asia e la quarta a livello globale, dietro a Stati Uniti, Cina e Germania.

Il governo indiano vuole che il suo pil raggiunga i 5 trilioni di dollari entro il 2028 e che le esportazioni di beni e servizi raggiungano 1 trilione di dollari ciascuna entro il 2030. Non solo: l’India mira anche a trarre vantaggio dalla tensione geopolitica provocata dall’ascesa della Cina. I produttori occidentali, spaventati dalla tensione sino-americana, potrebbero puntare sull’Elefante indiano considerandolo una valida alternativa al Dragone. Canalys, una società di ricerche di mercato, ritiene per esempio che Apple produrrà oltre un quinto dei suoi iPhone in India entro la fine del 2025...

Rallentamenti o frenata controllata?

Tutto fantastico, ma intanto c’è chi fa notare come l’economia indiana abbia già iniziato a rallentare. Gli economisti attribuiscono questo fenomeno a diversi fattori. La domanda dei consumatori si è indebolita, gli investimenti privati sono stati lenti per anni e la spesa pubblica, un fattore essenziale negli ultimi anni, si è ritirata.

Le esportazioni di beni dell’India hanno inoltre lottato a lungo con la loro quota globale che si è attestata su un misero 2% nel 2023. Le aziende di beni di largo consumo (FMCG) segnalano vendite tiepide, mentre le fatture degli stipendi delle aziende quotate in borsa, un indicatore dei salari urbani, si sono ridotte nell’ultimo trimestre. Anche la RBI, precedentemente ottimista, ha rivisto le sue previsioni di crescita al 6,6% per l’anno finanziario 2024-2025. “Sembra che si sia scatenato l’inferno dopo gli ultimi dati sul pil. C’è un chiaro rallentamento e un serio problema di domanda”, ha dichiarato l’economista Rajeshwari Sengupta.

Le due facce dell’India

Il ministro delle Finanze indiano Nirmala Sitharaman ha invece dipinto un quadro più roseo. La scorsa settimana ha dichiarato che il declino economico “non era sistemico”, ma il risultato della riduzione della spesa pubblica durante un trimestre incentrato sulle elezioni.

L’inflazione indiana è intanto salita al 6,2% a ottobre, superando il tetto massimo della banca centrale (4%) e raggiungendo il massimo degli ultimi 14 mesi. È stata trainata principalmente dai prezzi dei prodotti alimentari, che costituiscono metà del paniere dei prezzi al consumo: i prezzi delle verdure, ad esempio, sono saliti a oltre il 40% a ottobre.

Emerge così un’India a due velocità. L’India che si affida ancora alla vecchia economia, che comprende il vasto settore informale, comprendente le industrie di medie e piccole dimensioni, l’agricoltura e il settore aziendale tradizionale, è ancora in attesa di riforme attese da tempo. Al contrario, la nuova India, la cui economia è caratterizzata dal boom delle esportazioni di servizi post Covid, ha registrato una crescita robusta nel 2022-23.

L’outsourcing 2.0 è stato un fattore chiave, visto che il Paese è emerso come il più grande hub al mondo per i Global Capability Center (GCC), che svolgono lavori di servizi offshore di fascia alta. Secondo Deloitte, non a caso, oltre il 50% dei GCC mondiali ha sede in India. Questi centri si concentrano su R&S, progettazione ingegneristica e servizi di consulenza, generando 46 miliardi di dollari di fatturato e impiegando fino a 2 milioni di lavoratori altamente qualificati. Resta da capire soltanto quale delle «due Indie» avrà la meglio sull’altra...

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