Le banche sottovalutano hacker e crisi climatiche?

Alberto De Pasquale

10/04/2024

Secondo un’indagine della Banca d’Italia, nella concessione del credito prestano meno attenzione del previsto a eventi naturali e minacce informatiche.

Le banche sottovalutano hacker e crisi climatiche?

È più alto il rischio di un furto o di un terremoto? Di un incendio o di un’alluvione?

O magari di un attacco hacker? Fare impresa significa sostenere condizioni avverse legate all’attività aziendale, i cosiddetti rischi operativi, che possono incidere negativamente su redditività e condizioni finanziarie. Sono eventi che devono mettere in conto sia l’imprenditore, sia le banche che concedono credito.

Una recente indagine della Banca d’Italia, a cui hanno partecipato 244 intermediari che rappresentano l’89% dei prestiti bancari, ha voluto scoprire se e in che modo le banche italiane tengono conto dei principali rischi legati al fare impresa, inclusi quelli “emergenti”, come gli eventi climatici e gli attacchi informatici.

Secondo la maggior parte delle banche italiane, l’ipotesi avversa più importante è il rischio di insolvenza di un debitore dell’impresa. L’81% delle banche ritiene infatti che il rischio di insolvenza di un debitore dell’impresa sia rilevante ai fini della concessione del credito. La percentuale di “preoccupazione” scende di molto, al 58%, per tutti gli altri principali rischi operativi, come furto, incendio, trasporto merci, e responsabilità verso terzi. In questo caso, bisogna considerare anche l’ampia diffusione di coperture assicurative contro questi rischi.

A sorprendere, tuttavia, potrebbe essere il fatto che meno della metà delle banche italiane, il 44%, ritiene importanti ai fini della concessione del credito i rischi naturali e climatici, mentre appena il 17% prende in considerazione i rischi cyber, ossia quelli legati alla sicurezza informatica.

Nonostante l’aumento dei dibattiti sul clima e un’opinione pubblica sempre più abituata a sentir parlare di cambiamenti climatici e a confrontarsi con calamità naturali e una digitalizzazione sempre più spinta che porta con sé minacce informatiche, le banche italiane sembrano sottovalutare questi rischi emergenti quando si tratta di concedere credito.

Tra quell’81% di banche italiane preoccupate dall’insolvenza dei debitori dell’impresa c’è un 45% che considera tale rischio “molto rilevante”. Tra il 44% delle banche che teme i rischi climatici, invece, solo il 7% li considera minacce gravi, mentre tra il 17% di quelle preoccupate dai rischi informatici appena il 2% li ritiene davvero importanti. I rischi emergenti, insomma, sono ancora percepiti come meno rilevanti rispetto a quelli più tradizionali. E tra la minoranza di chi li prende in considerazione, solo in pochissimi li considerano davvero seri.

Per contrastare le avversità, le imprese possono affidarsi a polizze a copertura dei danni. La presenza di assicurazioni contribuisce ad alleggerire il rischio assunto dalle banche nella concessione del credito e a migliorare le condizioni di accesso ai finanziamenti per le imprese.

È quindi spontaneo chiedersi: quanto sono influenzate le banche italiane dal fatto che l’impresa è assicurata? Anche in questo caso i rischi emergenti sembrano piuttosto sottovalutati, ai fini della concessione del credito e soprattutto per il “pricing”, ossia la determinazione dei tassi. Tra le banche che ritengono rilevante il rischio di insolvenza di un debitore dell’impresa, il 74% tiene conto dell’esistenza di una polizza assicurativa per questo rischio, ai fini del processo di concessione del credito. Mentre per i rischi naturali e climatici e gli attacchi cyber le percentuali si abbassano, rispettivamente, al 68% e al 55%. Ciò significa che molte banche italiane, nonostante siano tra quelle consapevoli delle minacce naturali e informatiche, alla fine non sono pienamente influenzate dalla presenza di una polizza a copertura dei relativi danni.