C’è stato un salto di qualità nelle truffe informatiche. In Europa quasi un cittadino su quattro dichiara di essere stato vittima di frodi online; in Italia le cose vanno leggermente meglio, ma non è necessariamente una buona notizia per due motivi principali. Il primo è che il quadro reale nel nostro paese potrebbe in realtà essere molto più ampio e sottovalutato per una scarsa consapevolezza sulle truffe digitali. Il secondo deriva dal fatto che, anche se il numero dei crimini risulta in calo, le perdite - ossia, i soldi rubati - sono in crescita. In altri termini, meno colpi messi a segno, ma più remunerativi per i cyber criminali e più dolorosi per chi li subisce.
Per capire il contesto bisogna incrociare le informazioni derivanti da una recente indagine dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (Fra) basata su Eurobarometro e un nuovo studio della Fabi (la Federazione autonoma bancari italiani) sulle frodi digitali.
Secondo la prima fonte, quest’anno il 24% degli adulti europei ha dichiarato di essere stato indotto, tramite messaggi o email, a trasferire denaro, a pagare per beni o servizi inesistenti oppure a fornire dati personali. In Italia la percentuale si ferma al 18%, sei punti sotto la media europea, collocandoci nella fascia medio-bassa della classifica continentale.
In Francia la quota sale al 37%, nei Paesi Bassi si attesta al 30% e la Germania si ferma al 28%, mentre fa peggio di noi anche la Spagna al 22%. Bisogna comunque ricordare che si tratta sostanzialmente di «autovalutazioni» e che, inoltre, i paesi con tassi più alti tendono a coincidere con quelli a maggiore digitalizzazione e uso intensivo dei servizi online, mentre quelli con valori più bassi possono riflettere non soltanto una minore esposizione al rischio, ma anche una minore consapevolezza del fenomeno o una minore propensione a riconoscerlo e dichiararlo.
Le frodi online in Europa
Incidenza in Stati Ue selezionati - Fonte: Agenzia Ue per i diritti fondamentali (2026)
Veniamo quindi allo studio della Fabi. Nel 2025 le somme ottenute attraverso truffe online e frodi informatiche in Italia hanno raggiunto quota 269 milioni di euro, quasi 40 milioni in più rispetto al 2024, in crescita del 17,4%i. Si tratta di un’accelerazione che conferma una tendenza già in atto da tempo. Nel 2022 il valore economico delle frodi digitali era di 152,9 milioni, salito a 177,3 milioni nel 2023 e a 229,1 milioni nel 2024. Complessivamente, nell’arco di quattro anni, attraverso truffe online e frodi informatiche sono stati sottratti oltre 828 milioni di euro. C’è però un aspetto particolare: crescono le somme ottenute da frodi e truffe, ma calano i crimini.
Mentre, infatti, gli episodi di frodi e truffe online accertati erano stati 24.623 nel 2022, 26.931 nel 2023 e 27.182 nel 2024, nel 2025 i casi sono scesi a quota 27.085. In un anno, quindi, gli episodi sono diminuiti dello 0,4%, ma come detto le somme sottratte sono aumentate di quasi 40 milioni di euro (in crescita del 17,4%). Un segnale che dimostra come il cybercrime non possa più essere misurato soltanto sul numero dei casi: a fronte di una stabilizzazione degli episodi, il danno economico continua a crescere in modo marcato, segno che le frodi digitali stanno diventando sempre più redditizie per chi le mette in atto.
Tornando all’indagine dell’Agenzia Ue per i diritti fondamentali, sebbene le frodi online colpiscano persone di ogni età, i giovani adulti tra i 25 e i 39 anni, probabilmente anche a causa di una maggiore presenza online, risultano i più esposti: quasi uno su tre (30%) dichiara di averne subito almeno una, contro una media del 19% tra gli over 55. Quest’ultimo dato, tuttavia, va letto con cautela: il 13% degli over 55 non utilizza email o messaggistica istantanea, e tra coloro che invece usano questi strumenti l’incidenza si avvicina a quella delle fasce più giovani. Nessuna differenza significativa emerge, invece, per quanto riguarda la tipologia di frode subita.
Tra chi dichiara di aver subito almeno una frode online, la forma più diffusa resta quella legata agli acquisti: il 35% delle vittime europee è stato truffato da qualcuno che si è finto venditore di beni o servizi. Seguono le truffe nelle quali qualcuno si spaccia per un familiare o di persone che chiedono aiuto a nome loro (25%), di contatti di lavoro o di business (24%) e di rappresentanti di banche (22%).
Meno frequenti, ma comunque rilevanti, le truffe sugli investimenti (20%), mentre quelle basate su relazioni sentimentali false e quelle in cui il truffatore si finge poliziotto si attestano rispettivamente all’11% e al 10%. Il fatto che più di un terzo delle vittime cada proprio sul versante dello shopping online conferma come il commercio digitale resti uno dei canali più sfruttati, mentre fingersi persone vicine alla vittima o un rappresentante di istituzioni di fiducia mostrano quanto la manipolazione psicologica continui a giocare un ruolo centrale.
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