Le 3 azioni di Piazza Affari che gli analisti considerano sottovalutate del 30% circa

Gerardo Marciano

30 Luglio 2026 - 15:37

Moncler, Stellantis e Fincantieri valgono fino al 30% in più secondo gli analisti. Ma tecnica e stagionalità di agosto raccontano rischi molto diversi.

Le 3 azioni di Piazza Affari che gli analisti considerano sottovalutate del 30% circa

Non sempre la distanza tra un prezzo e il valore che gli viene attribuito racconta una storia semplice. A volte segnala un eccesso di prudenza, altre volte anticipa difficoltà che i numeri ufficiali non hanno ancora reso del tutto visibili.

L’estate tende a comprimere l’attenzione, ma non necessariamente il rischio. Con meno scambi e aspettative già consolidate, bastano pochi segnali per cambiare rapidamente la percezione di un titolo e rimettere in discussione scenari che fino a poche settimane prima sembravano solidi.

È su questo terreno che si giocherà una partita importante a Piazza Affari. Tre società arrivano ad agosto con valutazioni degli analisti ancora generose, grafici molto diversi e una storia stagionale che non offre indicazioni univoche. Il mese potrebbe non dare una risposta definitiva, ma difficilmente passerà inosservato.

Tre potenziali simili, tre valutazioni molto diverse

Alla fine di luglio, Moncler quotava 48,25 euro, contro un target medio degli analisti* a dodici mesi di 61,98 euro. Il potenziale teorico risultava quindi pari al 28,45%.
Stellantis valeva 4,966 euro, mentre il target medio era collocato a 6,415 euro, con una distanza del 29,18%.
Fincantieri, infine, quotava 12,885 euro, rispetto a un obiettivo medio degli analisti di 17,235 euro. In questo caso il margine teorico raggiungeva il 33,75%.

Guardando esclusivamente questi numeri, Fincantieri sembrerebbe la società più sottovalutata, seguita da Stellantis e Moncler. La differenza di pochi punti percentuali è tuttavia molto meno importante della struttura sottostante al consenso.

Per Moncler, le previsioni di 23 analisti oscillano tra 53 e 70 euro. Il target più prudente si trova quindi circa il 9,8% sopra la quotazione di riferimento, mentre quello più ottimistico implica un recupero vicino al 45,1%.

Nel caso di Stellantis, la forbice è decisamente più ampia: le stime dei 27 analisti vanno da 3,515 a 9,50 euro. Lo scenario meno favorevole comporta un ribasso potenziale di circa il 29,2%, mentre quello più ottimistico indica un rialzo superiore al 91%. La media del 29,18% nasce dunque da valutazioni profondamente divergenti.

Per Fincantieri, i nove target disponibili sono compresi tra 13,50 e 20,50 euro. Anche la stima minima rimane sopra il prezzo di riferimento, con un margine di circa il 4,8%, mentre il valore massimo corrisponde a un potenziale vicino al 59,1%.

Il target medio, da solo, non basta quindi a stabilire quale titolo presenti la valutazione più interessante. Occorre verificare quanti analisti condividano effettivamente la tesi positiva e quanto siano distanti gli scenari utilizzati per costruire la media.

Moncler: nessun giudizio negativo, ma quasi metà degli analisti resta prudente

Il consenso su Moncler è favorevole, anche se non unanime. Su 25 analisti, 10 indicano “compra adesso”, 3 “compra” e 12 consigliano di mantenere il titolo. Le valutazioni positive rappresentano dunque il 52% del campione, mentre il restante 48% assume una posizione neutrale. Non risultano raccomandazioni di vendita.

Questa distribuzione suggerisce che gli analisti non vedono un deterioramento strutturale tale da giustificare indicazioni negative, ma una parte consistente del mercato attende segnali più convincenti prima di attribuire alla società una valutazione superiore.

Le stime sugli utili mostrano una crescita moderata. Dopo un utile per azione di 2,31 euro nel 2025, le previsioni indicano circa 2,40 euro per il 2026 e un ulteriore incremento nel 2027. Anche il fatturato dovrebbe passare da 3,13 miliardi nel 2025 a circa 3,27 miliardi nel 2026 e 3,51 miliardi nel 2027.

Non si tratta quindi di una storia fondata su una rapida accelerazione dei risultati. Il recupero verso il target medio dipende anche dalla possibilità che il mercato torni ad assegnare multipli più elevati a una società considerata di qualità, ma penalizzata dall’incertezza sulla domanda dei beni di lusso.

Il problema è che il quadro tecnico settimanale resta debole. Il riepilogo degli indicatori grafici (RSI, medie mobili, ecc.) presenta 15 indicatori grafici in tendenza ribassista , 9 neutrali e soltanto 2 in tendenza rialzista. Ancora più netta la lettura delle medie mobili: 13 indicano tendenza ribassista, una è neutrale e una segnala tendenza rialzista.

Il prezzo si trova sotto numerosi riferimenti tecnici. Le prime resistenze sono concentrate tra 50,6 e 52,6 euro, dove passano diverse medie mobili di breve e medio periodo. Più in alto, l’area compresa approssimativamente tra 53 e 55,6 euro rappresenta un ostacolo ancora più significativo.

Il semplice ritorno verso 53 euro consentirebbe al titolo di avvicinarsi al target minimo degli analisti, ma richiederebbe già un rialzo vicino al 10%. Per rendere credibile il target medio di 61,98 euro sarebbe invece necessario un cambiamento più profondo della tendenza.

La stagionalità di agosto non offre un sostegno particolarmente solido. Nei dodici anni compresi tra il 2014 e il 2025, Moncler ha registrato un rendimento medio del -2,17% e una mediana del -2,58%. Soltanto cinque agosto su dodici, pari al 41,7%, si sono chiusi in positivo.

La volatilità mensile è stata del 6,31%. Il miglior risultato è il +5,82% del 2025, mentre il peggiore è il -12,81% del 2015. Ancora più significativa è la distribuzione degli esiti: negli agosto positivi il rialzo medio è stato del 4,05%, mentre nei mesi negativi la perdita media ha raggiunto il 6,61%.

La probabilità empirica di una flessione di almeno il 5% è stata del 41,7%, contro una frequenza del 25% per i rialzi superiori al 5%. In nessuno dei dodici anni Moncler ha guadagnato più del 10% in agosto.

Le ultime due osservazioni, +0,62% nel 2024 e +5,82% nel 2025, mostrano un miglioramento, ma non sono ancora sufficienti per modificare il quadro complessivo. Negli ultimi cinque anni il rendimento medio di agosto rimane negativo per il 2,62%, con una mediana del -4,69%.

Per Moncler, agosto sarà dunque una verifica soprattutto tecnica. Il titolo dovrebbe prima recuperare stabilmente la fascia 50,6-52,6 euro e successivamente affrontare l’area 53-55,6 euro. Senza questo passaggio, il potenziale indicato dagli analisti resterà una valutazione teorica non ancora riconosciuta dal mercato.

Stellantis: il 29% di potenziale nasconde il rischio più elevato

Stellantis presenta il divario più evidente tra target medio e convinzione degli analisti. Su 32 valutazioni, 7 indicano “compra adesso”, 2 “compra”, 17 “mantieni”, 2 “vendi” e 4 “vendi adesso”.

Le raccomandazioni positive rappresentano quindi soltanto il 28,1% del campione. Quelle neutrali raggiungono il 53,1%, mentre il 18,8% degli analisti esprime un giudizio negativo.

Il target medio di 6,415 euro non deve quindi essere interpretato come una previsione condivisa. È piuttosto il punto centrale di una distribuzione estremamente ampia, nella quale convivono scenari di ulteriore ribasso e ipotesi di quasi raddoppio della quotazione.

Le stime fondamentali descrivono una società chiamata a ricostruire la redditività. Dopo un utile per azione negativo nel 2025, le previsioni indicano un ritorno a circa 0,66 euro nel 2026 e un possibile incremento verso 1,2 euro nel 2027. Il fatturato è atteso in recupero da circa 153,5 miliardi nel 2025 a 161,1 miliardi nel 2026 e 165,9 miliardi nel 2027.

La tesi positiva dipende quindi dalla capacità del gruppo di dimostrare che la fase più difficile sia stata superata. Il mercato non deve soltanto osservare una crescita dei ricavi, ma anche verificare che questa si traduca in una ripresa degli utili e della generazione di cassa.

Dal punto di vista tecnico, Stellantis sembrerebbe presentare la configurazione grafica più compromessa. Il riepilogo settimanale degli indicatori conta 15 in tendenza ribassista, 7 neutrali e 4 in tendenza rialzista. Le medie mobili producono 13 indicazioni di tendenza ribassista, una neutrale e una di tendenza rialzista.

Il titolo quota sotto tutte le principali medie di breve, medio e lungo periodo. Un primo miglioramento richiederebbe il recupero dell’area compresa tra 5,37 e 5,44 euro. Il passaggio successivo si trova tra 5,92 e 5,97 euro, mentre la fascia intorno a 6,38-6,39 euro rappresenta un livello ancora più rilevante.

È interessante osservare che il target medio degli analisti, pari a 6,415 euro, si colloca molto vicino a quest’ultima area tecnica. In altre parole, il raggiungimento dell’obiettivo non richiederebbe soltanto un rimbalzo, ma il superamento di numerose resistenze accumulate durante la fase ribassista.

Anche la stagionalità di agosto è sfavorevole. Il campione è più ampio rispetto agli altri due titoli e comprende 35 osservazioni, dal 1991 al 2025. Il rendimento medio è stato del -2,14%, mentre la mediana si è attestata al -1,88%. Gli agosto positivi sono stati 14, pari al 40% del totale, contro 21 chiusure negative.

La volatilità mensile raggiunge il 10,55%, un valore nettamente superiore a quello di Moncler e Fincantieri. Il miglior agosto è stato il 2017, con un rialzo del 24,02%, mentre il peggiore è stato il 2011, con una perdita del 37,26%.

Anche eliminando queste due osservazioni estreme, il rendimento medio resta negativo per circa l’1,87%. La debolezza non dipende quindi soltanto da pochi episodi eccezionali.

Negli agosto positivi il guadagno medio è stato del 6,84%, mentre nei mesi negativi la perdita media ha raggiunto l’8,12%. La probabilità storica di perdere almeno il 5% è stata del 34,3%, quella di subire un ribasso superiore al 10% del 14,3%. I rialzi di almeno il 5% si sono verificati nel 25,7% dei casi e quelli superiori al 10% soltanto nel 5,7%.

Agosto risulta undicesimo su dodici mesi per rendimento medio, ultimo per rendimento mediano e ancora undicesimo per frequenza di chiusure positive. Pur essendo migliorata rispetto agli anni Novanta, la stagionalità rimane debole anche negli anni più recenti: tra il 2021 e il 2025 il rendimento medio è stato del -0,74%, con due rialzi e tre ribassi.

Stellantis è dunque il titolo per il quale agosto potrebbe trasformarsi nella verifica più severa. Il potenziale teorico è elevato, ma il consenso è poco compatto, la volatilità storica è la maggiore del gruppo e il quadro tecnico richiede il superamento di più livelli grafici prima di poter parlare di inversione.

Fincantieri: il consenso più forte, ma la statistica di agosto può ingannare

Fincantieri presenta il target più elevato rispetto al prezzo corrente e, contemporaneamente, il consenso più omogeneo.

Su dieci analisti, sette esprimono un giudizio “compra adesso”, due “compra” e uno “mantieni”. Le valutazioni positive rappresentano quindi il 90% del campione. Non risultano raccomandazioni di vendita.

Anche la distribuzione dei target è più favorevole. L’obiettivo minimo di 13,50 euro rimane sopra la quotazione di 12,885 euro, mentre il target massimo di 20,50 euro implica un potenziale di circa il 59%.

Le aspettative sugli utili indicano una prosecuzione del miglioramento. Dopo un utile per azione di 0,44 euro nel 2025, le stime si collocano intorno a 0,47 euro nel 2026 e circa 0,70 euro nel 2027. Il fatturato dovrebbe aumentare da 9,19 miliardi nel 2025 a 9,39 miliardi nel 2026 e 10,43 miliardi nel 2027.

Il quadro tecnico è inoltre il migliore dei tre titoli. Il riepilogo settimanale è sostanzialmente equilibrato, con 10 indicatori grafici in tendenza rialzista, 9 neutrali e 7 in tendenza ribassista. Le medie mobili risultano più chiaramente favorevoli: 9 segnali in tendenza rialzista, 5 in tendenza ribassista e uno neutrale.

Il prezzo si trova sopra diversi pivot point di breve e lungo periodo, compresi quelli collocati intorno a 11,6-12,6 euro e le medie a 200 periodi. Restano però da superare alcune resistenze importanti tra 13,2 e 13,7 euro.

Il livello di 13,50 euro è particolarmente interessante perché coincide sostanzialmente con il target più prudente degli analisti e con la fascia delle principali resistenze tecniche. Una stabilizzazione sopra quest’area rafforzerebbe la tesi secondo cui il mercato sta iniziando ad avvicinarsi alle valutazioni del consenso.

L’analisi statistica di agosto richiede però cautela. Tra il 2014 e il 2025 Fincantieri ha ottenuto un rendimento medio del +1,52%, apparentemente superiore a quello degli altri due titoli. La mediana è tuttavia negativa per l’1,34%.

Soltanto quattro agosto su dodici si sono chiusi in rialzo, sette in ribasso e uno invariato. La frequenza positiva è quindi appena del 33,3%, la più bassa tra i tre titoli.

La contraddizione tra media positiva e maggioranza di mesi negativi è spiegata dal +19,69% dell’agosto 2025. Eliminando questa singola osservazione, la media scende dal +1,52% al -0,13%. Il dato positivo è dunque fortemente condizionato da un risultato eccezionale e recente.

Negli agosto favorevoli il rialzo medio è stato dell’8,44%, mentre nei mesi negativi la perdita media si è limitata al 2,22%. La distribuzione è quindi caratterizzata da numerosi piccoli ribassi e pochi rialzi molto più consistenti.

La volatilità è stata del 6,65%. La probabilità empirica di un guadagno di almeno il 5% è stata del 16,7%, mentre quella di un rialzo superiore al 10% si è fermata all’8,3%. Nel campione disponibile non si sono invece verificati ribassi mensili superiori al 5%.

Questa configurazione rende Fincantieri diversa da Moncler e Stellantis. Non emerge un’elevata probabilità di chiudere agosto in rialzo, ma le osservazioni negative sono state generalmente contenute, mentre alcuni episodi positivi hanno prodotto movimenti molto più ampi.

Negli ultimi cinque anni il rendimento medio è salito al 3,31%, ma la mediana è rimasta negativa per l’1,52%. Anche questo dato dipende quasi interamente dal 2025. Considerando il periodo 2020-2024, prima del grande rialzo dello scorso anno, la media è stata sostanzialmente nulla, pari al -0,04%.

Per Fincantieri agosto sarà quindi una verifica della capacità di superare la fascia 13,2-13,7 euro e trasformare il consenso positivo in una continuazione della tendenza. La stagionalità non giustifica però l’aspettativa che il +19,69% del 2025 possa ripetersi automaticamente.

Che cosa dice davvero il confronto statistico

La comparazione dei tre titoli restituisce un quadro meno favorevole di quello suggerito dai target degli analisti.

Fincantieri presenta il rendimento medio migliore, +1,52%, ma una mediana negativa e la minore frequenza di mesi positivi. Moncler registra una media del -2,17% e Stellantis del -2,14%. Le mediane sono rispettivamente pari a -2,58% e -1,88%.

La probabilità storica di chiudere agosto in rialzo non raggiunge il 50% per nessuno dei tre titoli:

Fincantieri: 33,3%.

Stellantis: 40%.

Moncler: 41,7%.

Anche gli intervalli di confidenza al 95% comprendono lo zero in tutti i casi. Per Fincantieri la media plausibile è compresa approssimativamente tra -2,71% e +5,75%; per Moncler tra -6,17% e +1,84%; per Stellantis tra -5,76% e +1,48%.

Non è quindi possibile sostenere, con un livello statistico elevato, che agosto produca necessariamente un rendimento positivo o negativo.

Il confronto con gli altri mesi resta comunque significativo sul piano descrittivo. Per Fincantieri, agosto rende in media appena 0,24 punti percentuali in più rispetto agli altri mesi: una differenza trascurabile.

Per Moncler, invece, agosto rende 3,54 punti percentuali in meno rispetto alla media degli altri mesi. Per Stellantis la penalizzazione è di 3,20 punti. I test statistici indicano un’evidenza interessante ma non definitiva: la probabilità associata alla differenza si avvicina all’8%, sopra la soglia convenzionale del 5%.

La stagionalità negativa di Moncler e Stellantis merita quindi attenzione, ma non può essere trasformata in una previsione certa.

Anche l’escursione interna al mese conferma le differenze di rischio. In agosto, il divario medio tra massimo e minimo è stato del 12,66% per Moncler, del 13,75% per Fincantieri e del 18,59% per Stellantis.

Rispetto all’apertura mensile, il minimo medio è stato circa il 6,78% più basso per Moncler, il 7,42% per Fincantieri e il 9,01% per Stellantis. Quest’ultima presenta quindi non soltanto una stagionalità negativa, ma anche oscillazioni potenzialmente molto più violente.

Come leggere il mese senza farsi ingannare dal 30%

Il potenziale indicato dagli analisti non rappresenta un rendimento atteso per agosto. I target sono formulati su un orizzonte di dodici mesi e possono essere modificati in seguito ai risultati societari, alle nuove informazioni e all’andamento dei mercati.

Per Moncler il segnale più importante sarà il recupero dell’area 50,6-52,6 euro. Un ritorno sopra 53-55,6 euro renderebbe più credibile un progressivo riavvicinamento al target medio, mentre la permanenza sotto queste soglie confermerebbe la debolezza tecnica e la stagionalità sfavorevole.

Per Stellantis occorrerà distinguere un semplice rimbalzo da una vera inversione. Il superamento di 5,37-5,44 euro sarebbe soltanto il primo passaggio. Le aree intorno a 5,9-6 euro e 6,38-6,42 euro rappresentano verifiche più significative. È inoltre il titolo per il quale la dispersione dei target e la volatilità richiedono maggiore prudenza nell’interpretazione dei movimenti.

Per Fincantieri la fascia 13,2-13,7 euro costituisce il livello decisivo. Il superamento stabile di questa zona rafforzerebbe il quadro tecnico e consentirebbe di oltrepassare il target minimo degli analisti. La statistica invita però a non considerare il forte rialzo dell’agosto 2025 come un comportamento normalmente ripetibile.

Tra i tre titoli, Fincantieri presenta il consenso più favorevole e la configurazione tecnica più costruttiva. Moncler offre valutazioni positive senza raccomandazioni di vendita, ma deve ancora superare numerose resistenze. Stellantis propone il maggiore divario tra prezzo e scenario ottimistico, ma anche la più elevata incertezza.

Agosto potrà dunque essere il mese della verifica, ma non necessariamente quello della rivalutazione. Il dato da osservare non sarà soltanto il rendimento finale, bensì la capacità dei titoli di superare i rispettivi livelli tecnici, mantenere i recuperi e ridurre la distanza tra le aspettative degli analisti e il giudizio espresso quotidianamente dal mercato.

* Il consenso degli analisti è stato riportato sulla base delle valutazioni pubblicate da riviste e piattaforme finanziarie specializzate. Target price e livelli grafici rappresentano stime e strumenti di analisi che non costituiscono previsioni certe e possono essere smentiti dall’evoluzione dei mercati.