Nel prezzo della benzina non c’è solo il petrolio: una parte enorme del pieno è fatta di accise e tasse accumulate negli anni, che pesano ancora oggi su ogni rifornimento.
Ogni volta che si fa rifornimento, il prezzo esposto sul distributore sembra raccontare una storia semplice: la benzina costa troppo. In realtà, dentro quel numero convivono componenti molto diverse tra loro. Una parte dipende dal petrolio, una parte dalla raffinazione e dalla distribuzione, e una parte molto consistente deriva dalla tassazione.
È proprio questo aspetto a rendere il prezzo finale così pesante e spesso così difficile da leggere. Quando il petrolio sale, la benzina tende a salire. Ma quando si guarda il conto finale, ci si accorge che il consumatore non paga soltanto il carburante che entra nel serbatoio. Paga anche una struttura fiscale accumulata nel tempo, stratificata attraverso decenni di aumenti.
Ed è qui che il tema delle accise diventa centrale. Perché osservando la loro storia emerge un dato che colpisce subito: una parte del prezzo della benzina incorpora ancora oggi gli effetti di aumenti introdotti in passato per motivi eccezionali, spesso legati a emergenze, calamità o crisi internazionali. Il risultato è che ogni pieno porta con sé non solo il costo dell’energia, ma anche una lunga memoria fiscale. [...]
Accedi ai contenuti riservati
Navighi con pubblicità ridotta
Ottieni sconti su prodotti e servizi
Disdici quando vuoi
Sei già iscritto? Clicca qui
© RIPRODUZIONE RISERVATA