Controlli sui capitali ovunque ormai nel mondo. Ray Dalio torna a lanciare l’alert su una possibile guerra dei capitali. Come proteggersi?
Ray Dalio, fondatore dell’hedge fund Bridgewater Associates e tra le voci del mondo della finanza più ascoltate al mondo, è appena tornato a rilanciare l’avvertimento sul rischio che il mondo cada vittima di una guerra dei capitali.
Dopo il campanello di allarme suonato da Davos, in occasione del World Economic Forum, Dalio ha rincarato la dose, in un’intervista rilasciata alla CNBC:
“Il capitale, i soldi, contano. E noi stiamo assistendo a controlli sui capitali… che stanno avvenendo oggi ovunque, in un contesto in cui non è chiaro chi sarà colpito. Quindi, siamo sull’orlo di una guerra dei capitali. Ciò significa che non siamo ancora a questo punto, ma che è logico preoccuparsene”.
Ray Dalio rilancia alert su guerra dei capitali con controlli sui capitali attivati ormai in tutto il mondo
Ray Dalio ha tenuto a precisare, dunque, che la guerra dei capitali non è ancora scoppiata. Ma il pericolo che esploda è concreto, visto che i controlli sui capitali, praticamente sugli stessi soldi dei cittadini, dunque sui nostri soldi, sono stati attivati ormai in tutto il mondo.
A tal proposito, vale la pena rispolverare che cosa si intende per controlli sui capitali.
Secondo quanto spiega Investopedia, i controlli sui capitali sono “misure adottate dai governi o dalle banche centrali concepite per regolare il flusso dei capitali stranieri che arrivano o che escono dall’economia di un Paese. Questi controlli, che possono includere tasse, dazi, leggi e limiti alle transazioni, hanno lo scopo (secondo chi li mette in atto), di stabilizzare i mercati finanziari e di proteggere le economie domestiche dalla volatilità ”.
In sostanza, si tratta di una rete di controlli che, a priori, sancisce dove i soldi possono (o non possono) andare.
I dazi imposti dal Presidente americano Donald Trump contro i partner commerciali degli Stati Uniti rappresentano un esempio indicativo di controlli sui capitali.
E proprio la presenza di tali controlli rappresenta il terreno più fertile in cui possono germogliare i semi di una guerra dei capitali.
Controlli capitali in Grecia e prima della Seconda Guerra Mondiale in USA contro il Giappone
Lo rivela la stessa storia, dal momento che tutte le guerre dei capitali del passato sono scoppiate quando i governi e le banche centrali hanno attivato i controlli sui capitali, prefissando con dazi, leggi e altri strumenti dove dovessero essere diretti, in sostanza, i soldi dei propri cittadini.
Il Buy America di Trump è sicuramente un esempio calzante, così come controlli sui capitali ben noti all’Europa sono quelli che vennero applicati durante la crisi dei debiti sovrani in Grecia, negli anni del collasso finanziario del Paese, sull’orlo di uscire dall’euro.
La corsa disperata agli sportelli dei cittadini greci portò la Grecia a rispondere chiudendo le banche e introducendo controlli sui capitali dal 29 giugno al 20 luglio 2015, per il timore che i cittadini greci potessero continuare a ritirare i loro depositi scatenando il fenomeno di una fuga dai depositi. Quei controlli sui capitali attivati da Atene andarono avanti, imponendo limiti ai prelievi giornalieri di contante presso le banche e introducendo restrizioni sui trasferimenti di denaro e sui pagamenti con carte di credito all’estero.
Un esempio, quello della Grecia, perfetto per spiegare in che modo i controlli sui capitali si traducano in veri e propri controlli sui soldi dei cittadini.
Un altro caso illustre è quello che avvenne, ha spiegato Dalio, nel periodo precedente l’entrata degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale, quando gli USA imposero sanzioni al Giappone, esacerbando la “relazione conflittuale” tra i due Paesi.
Dalio, guerra capitali tra USA ed Europa con assedio Trump alla Groenlandia?
“Si potrebbe immaginare una situazione analoga oggi, in questo mondo, tra Cina e Stati Uniti, o addirittura (tra USA ed Europa), come è stato ipotizzato e discusso dai leader di diversi Paesi nel commentare la dipendenza tra gli Stati Uniti e l’Europa, in quanto il rovescio della medaglia di un deficit commerciale… è il capitale: esiste uno squilibrio di capitali, e il capitale può essere usato come arma di guerra ”.
Non siamo molto lontani da uno scenario di questo tipo: le guerre dei capitali, ha ricordato Dalio, nascono spesso da “paure reciproche”: proprio quelle che, di recente, sono state alimentate dal continuo assedio di Trump all’indipendenza della Groenlandia, tanto che sono stati alcuni stessi esperti e analisti a temere una ritorsione - o vera e propria vendetta -delle economie europee contro l’amministrazione Trump, potenzialmente attraverso vendite massicce di dollari e/o di Treasury, i titoli del debito pubblico statunitense.
Dalio è tornato a riflettere su tale scenario, parlando di come la “paura” potrebbe indurre gli investitori europei a temere che gli asset detenuti nei portafogli denominati in dollari USA finiscano per essere sanzionati.
Dall’altro lato, “potrebbe esserci la paura reciproca degli Stati Uniti di non riuscire a ricevere capitali, o acquisti da parte dell’Europa ”. Ha fatto notizia a tal proposito la mossa recente di un fondo pensione della Groenlandia, nel pieno delle tensioni tra Trump e gli Stati Uniti riguardo al futuro dell’isola.
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Dalio, in questo contesto l’asset in cui rifugiarsi è l’oro
In questa situazione, Ray Dalio ha rimarcato che l’asset più sicuro in cui investire rimane l’oro, il cui recente collasso - seguito tra l’altro da una forte rimonta - non deve spaventare in quanto il quadro, per l’investitore, non è certo cambiato da un giorno altro.
“L’oro è in rialzo di circa il 65% rispetto a un anno fa ed è in calo di circa il 16% rispetto ai suoi massimi”, ha ricordato l’esperto, aggiungendo che alcuni investitori a suo avviso stanno commettendo “ l’errore di chiedersi se salirà o scenderà e se dovrebbero comprarlo ” quando invece la domanda più appropriata da farsi è un’altra.
“Forse le banche centrali o i governi o i fondi sovrani dovrebbero chiedersi quale percentuale dei loro portafogli dovrebbero destinare all’oro per poi mantenerne una certa quota, visto che (questo asset) è un elemento di diversificazione molto efficace rispetto alle altre parti più deboli del portafoglio”.
In questo momento di forte volatilità, insomma, è il bene rifugio per eccellenza, secondo Ray Dalio, l’asset su cui puntare.
Di fatto l’oro, “ quando arrivano i periodi difficili, si comporta in modo eccezionale , mentre quando i tempi sono prosperi lo fa meno, rimanendo comunque un diversificatore efficace”.
Il post su X, cosa disse dell’oro J.P. Morgan più di 100 anni fa
E sempre l’oro ] continua a essere sponsorizzato un po’ ovunque, come emerge da questo post pubblicato su X, che ricorda quanto disse, più di 100 anni fa, un ’certo’ J.P. Morgan.
“Gold is money. Everything else is credit.” JP Morgan said this 114 years ago. pic.twitter.com/ED5OmXJgOm
— Stocks World (@anandchokshi19) February 3, 2026
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