Può Biden innescare una nuova crisi energetica in Europa? L’ultima decisione della Casa Bianca sulle esportazioni Usa di Gnl - così preziose per il vecchio continente - ha generato lecitamente il dubbio.
Pur paventando uno scenario estremo, quello di uno shock nella fornitura di gas naturale liquefatto in Ue causato da Washington, la svolta green dei democratici al potere è un campanello di allarme.
In sostanza, il focus è sulla decisione dell’amministrazione Biden di sospendere l’approvazione di nuove licenze per l’export di Gnl statunitense con lo scopo di esaminare attentamente come le spedizioni influiscono sul cambiamento climatico, sull’economia e sulla sicurezza nazionale. Di fatto, la moratoria interromperà progetti nel settore per miliardi di dollari.
In un contesto in cui la strategia di approvvigionamento delle materie prime energetiche è in continuo divenire dopo l’esclusione della Russia come fornitore di gas, lo stop a nuovi piani di esportazioni di Gnl negli Usa è una notizia degna di nota. Cosa può significare per l’Europa a caccia di gas?
Biden ferma l’export di Gnl: cosa significa per l’Europa?
Pur confortata da prezzi del gas in evidente calo nel benchmark olandese di riferimento - al di sotto dei 30 euro per megawattora - l’Europa teme nuovi colpi alle forniture energetiche nel medio-lungo periodo. E il motivo di questi timori è negli Usa.
L’amministrazione Biden sospenderà infatti a tempo indeterminato le approvazioni per nuovi terminali di esportazione di gas naturale liquefatto lungo la costa degli Stati Uniti. La decisione rappresenta una vittoria significativa per i gruppi ambientalisti. Insieme ad alcuni legislatori democratici, hanno esercitato per mesi pressioni sul presidente Usa affinché interrompesse i piani per costruire nuovi impianti di Gnl sulla costa del Golfo, sostenendo che l’espansione avrebbe un effetto dannoso sul clima, sull’economia statunitense e sulle comunità locali.
Nello specifico, lo stop deciso dal Dipartimento dell’Energia fermerà temporaneamente le domande pendenti di 17 progetti in attesa di approvazione per procedere.
La novità ha subito assunto una rilevanza globale. Gli Stati Uniti sono il più grande esportatore mondiale di gas naturale liquefatto, con un numero di carichi spediti in rapida crescita da quando il primo è salpato dalla Louisiana nel 2016. La crisi energetica europea innescata dall’invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin ha rafforzato la domanda mentre i Paesi cercavano di sostituire il gas convogliato dalla Russia.
L’anno scorso gli Stati Uniti hanno superato il Qatar e l’Australia e si sono imposti come il principale fornitore mondiale di Gnl, che è gas naturale raffreddato e condensato in modo che possa essere trasportato economicamente sulle navi. I suoi sette terminali operativi possono produrre fino a 87 milioni di tonnellate all’anno, sufficienti a soddisfare il fabbisogno combinato di gas di Germania e Francia.
Proprio l’Europa ha beneficiato del combustibile Usa nella sua disperata ricerca di sostituire il fornitore russo. Nel 2023 il ruolo del gas naturale liquefatto è stato sempre più rilevante nel mix energetico europeo e questo grafico del database di Bruegel lo dimostra. La figura rileva la provenienza delle importazioni di Gnl mensili in Ue dal 2021 al 2023 e mostra come la quota dagli Usa (colore celeste) sia più che raddoppiata in 2 anni:
Importazioni di Gnl in Ue
paesi di provenienza del gas naturale liquefatto dal 2021 al 2023
Il ministro dell’Energia Usa Jennifer Granholm ha affermato che la sospensione non influenzerà le esportazioni già autorizzate o l’export di gas verso gli alleati degli Stati Uniti, compresa l’Europa. Tuttavia, l’allarme è scattato.
I sostenitori del Gnl hanno criticato duramente la decisione dell’amministrazione, affermando che rallenterebbe lo sviluppo e minerebbe le promesse degli Stati Uniti di aiutare l’Europa a sostituire il gas russo dopo l’invasione dell’Ucraina.
“La decisione dell’amministrazione di congelare la revisione dei nuovi terminali Gnl è profondamente inquietante e solleva rischi significativi in tutto il mondo”, ha affermato Marty Durbin, presidente del Global Energy Institute della Camera di commercio degli Stati Uniti. “Tradisce i nostri alleati in un momento di instabilità geopolitica e potrebbe rallentare la transizione energetica”.
Se da una parte crescono le critiche interne negli Usa, soprattutto da parte delle grandi aziende coinvolte nei progetti ora sospesi, una certa preoccupazione sta salendo anche in Europa. In una prospettiva a medio-lungo termine, infatti, una minore quantità di Gnl disponibile per il vecchio continente potrebbe essere un problema.
I Paesi europei stanno faticosamente trovando un nuovo equilibrio nel mix energetico sconvolto dalla guerra in Ucraina. Gli Usa sono diventati partner strategici ormai, senza i quali sarebbe difficile non scivolare in una carenza energetica. Il tema, però, è complesso e chiama in causa non solo la sicurezza energetica, ma anche quella ambientale.
Probabilmente, la soluzione più lungimirante anche per l’Europa è di investire maggiormente nelle energie rinnovabili e arricchire il mix di fonti energetiche per non essere travolti da crisi geopolitiche e scelte strategiche di nazioni partner.
La sfida di Biden tra ambiente e dominio nel Gnl
“Daremo uno sguardo approfondito agli impatti delle esportazioni di Gnl sui costi energetici, sulla sicurezza energetica dell’America e sul nostro ambiente. Questa pausa sulle nuove approvazioni del GNL vede la crisi climatica per quello che è: la minaccia esistenziale del nostro tempo”: così Biden ha spiegato la scelta di sospendere alcune approvazioni di progetti legati all’export di gas.
Come sottolineato dal ministro dell’Energia, l’entità delle esportazioni di gas statunitensi è diventata così imponente che non si può più ignorare e ha sollevato preoccupazioni circa il loro impatto sull’emissione di carbonio del Paese, sui prezzi interni del gas e sulle comunità che vivono vicino agli impianti.
Quando il dipartimento ha condotto la sua ultima analisi sull’impatto delle esportazioni di gas nel 2018, la capacità di esportazione di Gnl degli Stati Uniti era inferiore a 4 miliardi di piedi cubi al giorno, ha ricordato il ministro. Oggi è più che triplicato ed è destinato a quasi raddoppiare entro il 2030, ha affermato.
L’annuncio è arrivato in un contesto delicato, con Biden che si prepara a un’accesa competizione presidenziale contro l’ex presidente Donald Trump, che ha promesso che avrebbe espanso i combustibili fossili nel suo primo giorno se avesse vinto.
Biden deve invece bilanciare due imperativi apparentemente contrastanti: persuadere gli elettori giovani e preoccupati per il clima e rassicurare gli alleati stranieri che gli Stati Uniti continueranno a produrre i combustibili da cui dipendono. L’Europa attende sviluppi.