La Svezia compra ogni anno quasi 4 milioni di tonnellate di rifiuti dagli altri Paesi. E sta risparmiando tantissimo

Andrea Fabbri

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Il Paese scandinavo produce dai rifiuti 19,5 terawattora all’anno. Servono a riscaldare oltre 1,47 milioni di case e fornire elettricità ad altre 940 mila

La Svezia compra ogni anno quasi 4 milioni di tonnellate di rifiuti dagli altri Paesi. E sta risparmiando tantissimo

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La Svezia è da sempre un Paese esemplare a livello di gestione dei rifiuti. Secondo le ultime statistiche disponibili, relative al 2025, soltanto l’1% dei rifiuti urbani finisce in discarica.

3 le chiavi di questo successo: l’educazione civica dei cittadini a livello di raccolta differenziata, l’enorme capacità sistemica nel riciclo del rifiuto e nella sua trasformazione in materie prime e la presenza di moderni termovalorizzatori in grado di produrre energia e calore che finiscono nelle reti di teleriscaldamento.

Energia dai rifiuti

Il sistema svedese è talmente efficiente e gli impianti così potenti che la Svezia non produce abbastanza rifiuti per alimentarli al massimo delle loro potenzialità.

Per questo motivo da qualche anno a questa parte il Paese ha iniziato ad acquistare rifiuti all’estero per trasformarli in energia e per arricchire le casse statali.

Un modello di business reso possibile da centrali di cogenerazione che bruciano i rifiuti per alimentare una turbina e creare elettricità. Il calore prodotto sotto forma di acqua e vapore viene “catturato” e utilizzato per riscaldare le abitazioni e gli altri edifici pubblici.

I numeri sono impressionanti. Secondo Energiföretagen Sverige, l’associazione che rappresenta le aziende energetiche svedesi, il recupero totale dell’energia dai rifiuti è di 19,5 terawattora all’anno, sufficiente per riscaldare oltre 1,47 milioni di abitazioni e fornire elettricità ad altre 94.000.

In un Paese di appena 10 milioni di abitanti significa che circa il 30-35% del riscaldamento proviene dall’incenerimento dei rifiuti.

Un affare a molti zeri

Nel 2010 la Svezia importava circa 1,34 milioni di tonnellate di rifiuti dall’estero. In poco più di 15 anni la cifra è triplicata, complice anche la nuova regolamentazione europea che spinge per la chiusura delle discariche e costringe molti Paesi a cercare alternative per liberarsi degli scarti non riciclabili.

Per la Svezia è soprattutto un affare dal punto di vista economico. Secondo i dati dell’Agenzia per la Protezione Ambientale nel 2024 sono stati importati circa 3,86 milioni di tonnellate di rifiuti, provenienti principalmente dalla vicina Norvegia, dal Regno Unito e dall’Italia.

Il prezzo medio che questi Paesi pagano alla Svezia per smaltire i propri rifiuti è di circa 35-40 euro a tonnellata e il guadagno medio per lo stato scandinavo è pari a 90-100 milioni di euro l’anno. Senza contare il risparmio nella produzione di calore ed eletticità.

Una soluzione tutt’altro che green

Il sistema svedese è estremamente virtuoso dal punto di vista economico ma, purtroppo, è tutt’altro che sostenibile a livello ambientale. Il processo di combustione dei rifiuti già di per sé produce enormi quantità di anidride carbonica e la maggior parte dei materiali bruciati proviene da scarti di lavorazione del petrolio.

Un rapporto del 2021 è molto chiaro in tal senso: i processi di incenerimento rappresentano circa il 73% del totale di emissioni del settore energetico del Paese. Un sistema difficile da mantenere in un’ottica di lungo periodo, per quanto vantaggioso per le finanze statali.

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# Svezia

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