Gli aeroporti guadagnano ogni anno miliardi dai duty free. Così un’idea del 1947 ha rivoluzionato la storia dell’aviazione civile
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Ogni aeroporto del mondo ha un’architettura unica e una concezione che lo rende diverso dagli altri. Ma c’è una cosa che li accomuna tutti: i negozi duty free. Tutti noi diamo ormai per scontata la presenza degli shop con prezzi vantaggiosi grazie all’assenza di tasse e dazi. In pochi, però, sanno che i duty free sono nati circa 80 anni fa in un poco noto aeroporto dell’Irlanda Occidentale e che oggi sono una delle maggiori fonti di introito per le strutture aeroportuali.
Come e quando sono nati i duty free
L’aeroporto irlandese di Shannon alla fine degli anni ‘40 era uno snodo fondamentale per i rifornimenti dei voli transatlantici.
A quell’epoca i velivoli non erano ancora attrezzati per i viaggi diretti ed erano costretti a fare scalo, lasciando i passeggeri liberi di visitare le strutture. Una situazione particolare in cui l’uomo d’affari irlandese Brendan O’Regan vide un potenziale business.
Fu così che nel 1947 decise di aprire a Shannon quello che viene considerato il primo duty-free al mondo. Il boom fu immediato. I viaggiatori entusiasti presero subito d’assalto il negozio, attirati dai prezzi molto più bassi rispetto a quelli che avrebbero trovato una volta sbarcati.
La vera esplosione planetaria arrivò però nel 1960, anno in cui gli statunitensi Charles Feeney e Robert Miller decisero di fondare Duty Free Shoppers, ora noto come DFS. Furono loro a trasformare un semplice negozio in un’ecosistema costruito intorno ai viaggiatori e a favorirne la diffusione in tutto il mondo.
L’arrivo dei duty-free rivoluzionò anche il modello di business degli aeroporti. Fino a quel momento gli introiti principali delle strutture provenivano dalle tasse aeroportuali e dai contratti con le compagnie aeree. Entrambe le voci, però, avevano limiti di crescita oggettivi.
Il traffico passeggeri, invece, poteva essere aumentato a dismisura, e con esso i potenziali acquirenti dei negozi. È questo il motivo per cui gli aeroporti moderni sono progettati in modo tale da portare i viaggiatori a visitare le zone commerciali e per cui in scali internazionali come Dubai, Singapore e Londra – Heathrow una notevole parte delle entrate proviene proprio dalle attività commerciali.
I numeri globali del comparto sono incredibili. In questo momento il mercato dei duty-free genera circa 80 miliardi di dollari l’anno (poco meno di 70 miliardi di euro) e gli addetti ai lavori prevedono che possa superare i 150 miliardi entro il prossimo decennio.
I duty-free sono davvero così convenienti?
Un dato molto interessante è che i duty-free non garantiscono sconti enormi rispetto ai negozi “tradizionali”. Molti credono di risparmiare il 30-40% ma la realtà è che il risparmio effettivo è legato alla legislazione vigente nel Paese dell’aeroporto, al tipo di prodotto e alle tasse locali.
La differenza per profumi e cosmetici, ad esempio si aggira intorno al 10-20%. E se i vantaggi per altri prodotti come gli alcolici e il tabacco sono più elevati, è importante sottolineare che in alcuni Paesi i prezzi dei duty-free sono identici a quelli dei negozi tradizionali.
Uno dei segreti del loro successo è la sensazione psicologica di trovarsi di fronte a un affare. Il mix tra tempo libero per l’attesa della partenza del volo, negozi sfavillanti, prezzi leggermente più bassi e prodotti realizzati esclusivamente per i duty-free è una leva a cui è molto difficile resistere.
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